La fontana di Trevi “1200 km di bellezza”: salvata da Totò Truffa e non solo

Il film di Camillo Mastrocinque, “Totò truffa” è del 1962, la Fontana l’hanno restaurata bene, ho scoperto una vecchia scena sulla stessa Fontana, le molte facce della bellezza

Sono belle le immagini della Fontana di Trevi, restaurata e comunque durante i lavori frequentata da migliaia e migliaia di persone, nonostante i tubi innocenti. Finalmente. Ho girato per il mio film 1200 km di bellezza, che sta uscendo, alcune scene proprio quando i tubi c’erano ancora, semplicemente per ricordare i lavori in corso, e sottolineare la necessità di coordinare gli interventi per sveltire restauri, ripristini, cure precise e rigorose, amore per le cose d’arte. Le ho inserite in una sequenza di cui dirò.

Prima voglio ricordare la posizione rilevante che la Fontana ha sempre avuto nella storia del cinema, inizi del Novecento. Scene vere e proprie, e scorci che ho ritrovati tra i documenti di Cinecittà Luce, guidata da Roberto Cicutto. Ma anche sequenze diventate famose. Ne voglio ricordare quattro.

La prima non può che essere la Fontana durante le riprese della Dolce vita, tra i documenti ho trovato una scena mai montata nel film felliniano in cui Anita Ekberg è tutta sola e si esibisce per un pubblico di curiosi, attratti dalla sua prepotente e maliziosa seduzione. Applausi calorosi a quel balenare del seno e delle gambe, bianche e preziose, mentre zampilla l’acqua. Poi arriverà Marcello e Fellini ordina ad Anita di “benedirlo” e lui risponde con sognante voglia d’amore, chierichetto del peccato.

La seconda non può che essere quella di Toto in Totò truffa, ricorderete: sono diversi i momenti in cui compare, come complice della vendita-truffa della Fontana, Nino Taranto; nel ruolo della vittima, Nino D’Alessio, napoletano, qui italo-americano che vuole acquistare al volo, tirando fuori di tasca un pacco di soldi, per tornare, stabilirsi in Italia.

La terza è tratta da Tre soldi nella Fontana (si noti 1954), in technicolor, in cui Frank Sinatra canta una canzone strappamore, con lancio di monetine di ragazze in cerca di avventure italiane. Il film ebbe due Oscar. Un cast americano, regista Jean Negulesco, in cui è inserito Rossano Brazzi.

La quarta è inevitabile: Vacanze romane (1953) di William Wyler, tornato a Roma per girare altre scene rispetto a quelle di “Combat Film”, riprese nel 1944, Liberazione di Roma. Grandi divi: Gregory Peck e Audrey Hepburn (che vinse l’Oscar). Monetine evocate, seguite da una cascata che ancora continua.

Nel mio film “1200 km di bellezza” questo è lo scenario della memoria in cui ho inserito una bellissima, inevitabile l’uso della parola, sequenza del Luce in cui un gruppo di ragazzi giocano nella Fontana, non nell’acqua, ma tra le statue, una cosa che oggi sarebbe proibita e quindi impossibile. Ma lo spettacolo della meravigliosa Fontana- siamo anche qui negli anni Cinquanta- ricorda il periodo fortunato in cui la Capitale tornava a vivere dopo la seconda guerra mondiale e il fascismo, scopriva la pace e la voglia di vivere; e lo scoprivano anche i turisti americani e stranieri che arriveranno e aumenteranno negli anni della Dolce Vita e di Fellini. La Fontana divenne un simbolo ancora più forte. La Bellezza del passato che va incontro al tempo, conoscendo nuove emozioni, promuovendone. Ecco: “1200 Km di Bellezza” fa storia, raccontando storie, tra pietre e corpi, tra sentimenti e desideri. I ragazzini che giocano, sembrano danzatori. Leggeri e puri.

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