Muccino vs. Pasolini: le opinioni di Paolo Virzì, Guido Chiesa e Ninetto Davoli

Gabriele Muccino nega di aver chiuso la propria pagina Facebook dopo le infinite polemiche legate al cinema pasoliniano. Tutta colpa delle 'condizioni' del social network, che l'ha di fatto 'disabilitato'

Pier Paolo Pasolini al cinema

Alla fine ha chiuso tutto, Gabriele Muccino, ora come ora negli States ma diventato virale tra i social d'Italia grazie alla sua clamorosa sfuriata contro il Pier Paolo Pasolini regista. Un'invettiva difesa con le unghie e con i denti e replicata almeno 3 volte in 24 ore, dal regista romano, prima di mollare gli ormeggi e cancellare la propria pagina Facebook. Perché da qui erano partite le sue sciabolate e qui, neanche a dirlo, si era consumato uno scontro tra cinefili incalliti, tutti pronti a criticare, per non dire massacrare, Muccino senior. Che no, non l'ha presa tanto bene. Nell'ultimo post notturno prima di eclissarsi, Gabriele aveva così 'messo un punto' la vicenda:

"Tutti in fila... uno due, uno due... e chi non la pensa come voi, olio di ricino. Ma per favorepopolo di Facebook che insulta prima ancora di leggere e cercare di comprendere quello che io ho veramente scritto e non ha mai voluto l'ambizione di trovare consenso o condivisione ma solo di essere raccontato. E' ancora un nostro diritto dire cosa pensiamo? A quanto pare no. Meglio dare del mediocre, dell'arrogante, della nullità, insulti a destra a manca, una sassaiola da vandalismo intellettuale contro colui che ha osato dire che forse la Terra non era al centro dell'Universo. Non mi scalfisce ciò che leggo ma il giudizio che esce fuori con tanta rabbia e violenza. Il giudizio che inconsapevolmente date di voi stessi e della violenza che esternate e che non era affatto presente in quanto da me scritto".

Poi, come detto, il buio, perché al mattino la pagina social del regista è scomparsa. Di nuovo. Una polemica 'cinefila' che ha ovviamente suscitato reazioni anche tra i colleghi di Muccino, come quella di Paolo Virzì, regista de Il Capitale Umano, che ha così ricordato l'immenso PPP:

“Pasolini è gigantesco. Accattone è un capolavoro che non mi stanco mai di vedere, quasi esilarante nelle parole del protagonista ad inizio film. Oppure come si fa a non adorare la gioia nell’osservare la natività nel Vangelo secondo Matteo? Pasolini ha avuto una felicità d’ispirazione, poi ha fatto film più angosciosi unendo diversi tragitti di stile in una carriera cristallina. E’ stato sicuramente discontinuo ma vivo. Di certo mai amatoriale”.

Una presa di posizione netta che è diventata ancor più inequivocabile con Ninetto Davoli, attore feticcio del Pasolini cinematografico, che ha così replicato a Muccino via FQMagazine:

“Muccino dice un sacco di stupidaggini. Pier Paolo usava volutamente la macchina da presa in quel modo per essere il più veritiero e realistico possibile. C’era immensa consapevolezza in quello che faceva da regista sul set”. “Scrivetelo pure. Quelle che dice Muccino sono tutte immense sciocchezze. E’ l’unico al mondo che dice queste stupidaggini. Perché dividere Pasolini in regista, scrittore, poeta? Pier Paolo era un unicum. Sapeva fare tutto, dal poco faceva uscire tantissimo. Se Muccino che fa il regista non lo capisce allora siamo messi bene. Avevo una piccola stima per lui, ora si è ‘ammosciata’ completamente”.

Chi ha provato ad indossare gli abiti di Muccino, invece, è stato Guido Chiesa, attualmente in sala con Belli di Papà:

“Anche l’aspetto sottolineato da Muccino della perdita del racconto dopo l’affermarsi del cinema d’autore, della Nouvelle Vague e della semiologia, ha un senso”. “La ricostruzione di questo rapporto compromesso dal cinema d’autore avviene negli anni novanta con i film, ad esempio, di Francesca Archibugi o Carlo Mazzacurati, ma il depauperamento del racconto avviene anche nel cinema comico con le gag di Fantozzi che spezzettano la narrazioen e creano uno stile poi diventato matrice per i cinepanettoni”. “L’importante però è che non ci sia sempre l’idea dell’attentato di lesa maestà. In amicizia a Gabriele avrei detto che rischiava di finire in uno scontro Muccino vs. Pasolini quando il problema sollevato era più complesso. Il valore dell’intellettuale viene riconosciuto, ma fu lo stesso Pasolini a rivendicare di sapere poco di cinema tecnicamente, di ottiche e zoom. Questa sua vera e voluta ingenuità nello sguardo, tra l’altro richiamata a gran voce dal padre dei Cahiers du Cinema, André Bazin, la esprimeva oltretutto stando sempre dietro all’obiettivo della macchina da presa. Salò è sicuramente uno dei film più importanti della storia del cinema, ma la “trilogia della vita” è insopportabile”.

Chi scende in campo per difendere Muccino, infine, è Giulio Base, che su Twitter cita Vittorio Gassman per dire la sua:

"Grande scrittore, ottimo poeta, mediocre regista". Vittorio Gassman su #Pasolini. E sto.

Insomma, il dibattito prosegue tra pro (pochi) e contro (la maggioranza) Muccino. Che su Twitter, ore 16:00, NEGA di aver chiuso la propria pagina social. Sarebbe infatti tutta colpa delle condizioni di Facebook, se i suoi tanto chiacchierati stati sono spariti dal giorno alla notte.




Fonte: IlFatto

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