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Magic Mike: il “manzo” è servito

L’omaggio grafico di Cineblog al nuovo film di Steven Soderbergh.

Strano a dirsi ma lo strip-tease femminile al cinema non ha mai raccolto fortuna. Nonostante alcune sequenze di “spogliarelli” cinematografici siano diventate ormai proverbiali (Kim Basinger di 9 settimane e ½) o siano passate alla storia per sensualità e ironia (la Jamie Lee Curtis in True Lies o la Natalie Portman di Closer), al cinema i film ambientati interamente nel mondo dello strip si sono sempre rivelati dei flop artistici o commerciali (vedi alla voce Striptease o Showgirls).

Quando però è l’uomo a denudarsi le cose vanno diversamente come già accaduto con Full Monty, fortunata ma anche strepitosa commedia sociale, e, per l’appunto, con quest’ultimo Magic Mike, nuovo successo di Steven Soderbergh dopo il “tonfo” di Knockout.

In America questa commistione fra commedia, dance e dramma sociale ha dato frutti inaspettati (113 milioni incassati a fronte di 7 di spesa) aprendo un piccolo dibattito su moralismo, culto dell’immagine e incertezza economica di inizio millennio e consacrando ancora di più il “manzo” protagonista, quel Channing Tatum che sulla sua pelle (in tutti i sensi) di stripper ci ha costruito un fortunato inizio di carriera.

Conoscendo il regista e il suo rischioso eclettismo di sicuro non si tratterà di un successo “calcolato” né, sicuramente, di un prodotto banale al di là della patina luccicante e vagamente spensierata che domina il trailer.

Senza contare che, cinematograficamente parlando, il Soderbergh più “leggero” e commerciale ha dimostrato spesso di essere meno epidermico di quanto si credesse e interessante quasi quanto quello impegnato del “Che” o di “Bubble”.

Ecco perché, almeno sulla carta, Magic Mike (leggete la nostra recensione da Los Angeles) sembra avere il potenziale per soddisfare più palati e, soprattutto, per non tradire le aspettative di divertimento di un pubblico variegato, dalle donne ai macho palestrati, dagli amanti della commedia musicale agli amanti del corpo e basta.
Qui ce n’è per tutti i gusti (e a prescindere dai gusti visto l’alto potenziale “queer” della pellicola) anche se, alla fine, ad esultare maggiormente saranno soprattutto le donne. Ai maschi invece l’ingrato compito di rosicarsi dinanzi a questa “sagra della tartaruga e del perizoma” che lascia i più, inevitabilmente, fuori gara…