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Un film di ritorno al futuro: 1200 km di bellezza

Il 23 novembre, alle 15.30, Scuola Superiore della Università di Catania, comincia il Giro d’Italia con un lungo pomeriggio: proiezione di “1200 km di bellezza” che racconto qui, è stato un viaggio con e nel cinema, scoperte una dopo l’altra; e incontro col produttore Roberto Cicutto.

Un uomo dalle coste della Tripolitania, Libia, colonia italiana dal 1911, prima della guerra mondiale, prima del fascismo, alza la mano per ripararsi gli occhi, non bruciarsi gli occhi. Guarda verso il mare,verso una terra vicina, verso la Sicilia. Accanto a lui, una ragazza che guarda fiduciosa nella stessa direzione. (Un secolo dopo navigheranno i barconi, rovinosi guadi).

Al di là del mare, negli stessi anni, vicino al Teatro Greco di Taormina, un viaggiatore del gran tour, un grande esperto d’arte, si affaccia ad una finestra, è l’alba. Bernard Berenson, così si chiama, è arrivato nel buio della stessa notte e non crede ai propri occhi, scrive: “L’Etna respira, libero, a pieni polmoni, il fumo e i lapilli, nelle nube in un’aria tersa. Le immagini intorno mi comunicano una pura felicità visiva, una sublime armonia e in solenne silenzio. Mi commossi”.

Ecco, ho raccontato l’apertura del mio film “1200 km di bellezza”, realizzato da Istituto Luce- Cinecittà di cui è presidente, amministratore delegato nonché produttore Roberto Cicutto. Saremo insieme alla Scuola Superiore dell’ Università di Catania, per il secondo incontro sul cinema promosso dalla Scuola Superiore, a cui ne seguiranno altri. E’ un inizio consentito dai documenti che il Luce custodisce dal 1924, a cui se ne sono aggiunti altri, acquisiti da prima della fondazione, e tanti altri, tantissimi in novanta anni di storia, una ricorrenza ricordata da una mostra che dal Vittoriano di Roma si va spostando in Italia e nel mondo. (Un inizio costruito nel montaggio, dopo cinque fotografie di cronaca contemporanea che raccontano le distruzioni dei monumenti a Palmira e in altri preziosi luoghi. Evocazione di bellezza offesa.)

Avevo visto, in precedenza per altri miei film, dei materiali straordinari; ed ero stato colpito dalle immagini che per tutto il Novecento, fino agli anni Settanta, erano in quella cassaforte che si spalanca e subito abbaglia. Nella cronologia dei fatti- dalla guerra 1915-18, dai vent’anni mussoliniani alla guerra, al dopoguerra, e così via- si affaccia un’Italia che sorprende. Ci sono i fatti e i personaggi delle epoche che tramontano ma nel viale tenace del passato, nelle immagini, gli operatori hanno fatto di più e hanno fissato mari, campagne, paesaggi, montagne, natura; ma anche persone, dai contadini agli operai, dalla gente delle città, ai ceti più ricchi; bambini, ragazze, ragazzi, donne, uomini. Belli, anzi bellissimi. Scelsi di raccontare tutto questo.

Gli sfondi si specchiano reciprocamente con queste immagini che contengono una dopo l’altra rivelazioni inaspettate. Queste rivelazioni, ordinate nel racconto, s’intrecciano con altre immagini girate dalla nostra troupe del Luce, seguendo un itinerario tra le venti regioni italiane, dalla Sicilia alle Alpi. Le immagini nuove in alta definizione, con riprese a colori fatte anche con i droni, a colori, in mezzo al bianco e nero del Luce, creano un avvicendamento. Sottolineano contrasti appunto “rivelazioni” tra la bellezza com’era, e com’è. La bellezza incerottata com’era ad esempio quella a Roma della Fontana di Trevi, oggi senza più cerotti; o quella del centro storico dell’ Aquila del terremoto, che si sta liberando faticosamente dei tubi innocenti che ancora reggono gli edifici e i monumenti.

Il viaggio lungo le venti regioni, tutte rappresentate, è un gran tour reinventato, portato ai giorni nostri. Le parole sono spesso di grandi viaggiatori come Goethe, Stendhal, Nietzsche, Mary Shelley, Montale, Comisso, Buzzati e altri. Brevi parole, giudizii, critiche, ricordi. Estasi: l’Italia del Sud o del Nord vista coma Paradiso, Eden; voglia di venirci ad abitare, come accadde proprio a Bereson, che si trasferì sedotto dalla Sicilia, e decise di abitare in Italia.

Sono appunti, spunti, questi che si sviluppano in 75’ minuti di racconto, con musiche scelte da me nel melodramma e nelle canzoni italiane per una realtà che sa a volte di favola, considerati i problemi che ha la bellezza per sopravvivere, ma che richiama a tutto quel che c’è da fare e che può suscitare persino rimorsi e quindi sollecitazioni ad agire. La presenta di Roberto Cicutto servirà a conoscere il Luce in questa sua nuova fase e far comprendere il lavoro di un produttore di diversi film importanti, tra i quali spicca “La leggenda del santo bevitore” di Ermanno Olmi che vinse alla Mostra di Venezia il Leone d’oro nel 1988.