CineBlog sconsiglia: Il diario di Bridget Jones

Il film è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo della giornalista inglese Helen Fielding del 1996 , best-seller con più di 4 milioni di copie vendute in oltre 30 paesi. La pellicola narra le vicende di una trentenne londinese, Bridget (Renée Zellweger), che affida alle pagine di un diario le proprie disavventure di single nevrotica e

Il film è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo della giornalista inglese Helen Fielding del 1996 , best-seller con più di 4 milioni di copie vendute in oltre 30 paesi.
La pellicola narra le vicende di una trentenne londinese, Bridget (Renée Zellweger), che affida alle pagine di un diario le proprie disavventure di single nevrotica e frustrata, compresi i suoi nuovi obiettivi e propositi per il futuro: dimagrire e trovare un “ragazzo carino e sensibile”.
Single per scelta (degli uomini), Bridget si propone pertanto di smettere di fumare, di perdere peso e soprattutto di non innamorarsi del proprio capo, finendo invece per fare tutto il contrario, anche se i suoi genitori vorrebbero vederla sistemata con Mark Darcy, un avvocato amico di famiglia che lei inizialmente sembra non apprezzare…

Il tema principale della pellicola è una proposizione un po’ scontata della donna sola in caccia del matrimonio o del fidanzato ufficiale, anche se in alcune scene si intravede un accenno di critica sull’ ipocrisia, a volte nascosta, presente nel sistema matrimonio inteso come raggiungimento del più alto scopo esistenziale (ad esempio la figura delle coppie sposate che Bridget incontra ad una cena o l’abbandono del tetto coniugale da parte della madre di Bridget dopo trent’anni di matrimonio apparentemente riuscito).
Al di là di questo però il film rimane per certi versi superficiale ed eccessivamente orientato alla banalizzazione, non riuscendo nell’intento di mostrare con sorriso leggero e disimpegnato le nevrosi tipiche dei single, focalizzandosi invece esageratamente sugli aspetti del triangolo amoroso fra i vari personaggi.

La sceneggiatura, scritta dalla stessa Fielding insieme ad Andrew Davies e Richard Curtis, mette in scena situazioni molto esagerate, che proprio in virtù di questa loro caricatura fanno ridere lo spettatore senza creare un eccessivo effetto di identificazione.
Renée Zellweger (“Jerry Maguire” prima di “Io, me e Irene”) è visivamente azzeccata nel ruolo della protagonista e al suo fianco Hugh Grant si dimostra adatto al ruolo del capo fascinoso e sciupafemmine. Colin Firth, infine, è assolutamente credibile nel ruolo dell’avvocato di successo ma vittima di una famiglia decisamente opprimente.

Curiosità: Renée Zellweger è ingrassata di ben dodici chili per interpretare la parte di Bridget.

Stasera, 21.20, RaiUno

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