Revenant - Redivivo: Le recensioni Straniere e Italiane

Il parere dei critici sul film di Alejandro González Iñárritu con Leonardo DiCaprio

Ho visto Revenant - Redivivo proprio l'altro ieri e devo dire che ne sono rimasta davvero colpita. Pur non amando molto Iñárritu come regista questa pellicola è un vero spettacolo da guardare, anche grazie alla splendida fotografia al naturale di Emmanuel Lubezki (che probabilmente vincerà l'Oscar) e all'interpretazione di Leonardo DiCaprio che dà tutto se stesso, proprio dal punto di vista fisico. Riuscirà a prendersi la statuetta? Qui su Cineblog tifiamo per lui. Oggi vi facciamo leggere le recensioni dei critici Stranieri e Italiani. Su RottenTomatoes, mentre scrivo, il film ha raccolto l'81% di voti positivi.

Revenant - Redivivo (The Revenant) è diretto da Alejandro González Iñárritu e interpretato da Tom Hardy, Leonardo DiCaprio, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Paul Anderson, Lukas Haas, Brendan Fletcher, Javier Botet, Brad Carter.

Richard Roeper - Chicago Sun-Times: uno dei film più brutalmente bello che abbia mai visto.

JR Jones - Chicago Reader: la vera conquista di Iñárritu è ​​come cattura la forza monumentale della terra selvaggia.

Peter Howell - Toronto Star: The Revenant penetra nell'anima, come il freddo più freddo mai sperimentato. Voto: 3.5 / 4

Colin Covert - Minneapolis Star Tribune: sicuramente sarà classificato come uno dei più grandi film di questo decennio. Voto: 4/4

Ann Hornaday - Washington Post: "The Revenant" non può sfuggire alle grinfie di paralizzante autostima. Voto: 2/4

Joe Morgenstern - Wall Street Journal: sono uscito fisicamente esausto e psichicamente sbranato.

Stephanie Zacharek - TIME Magazine: DiCaprio regala al film un cuore che batte, offrendolo, in senso figurato, vivo e sanguinante su un piatto.

Kyle Smith - New York Post: inebriante. Voto: 3/4

Peter Travers - Rolling Stone: brutale, epico, cazzuto. Voto: 3.5 / 4

Soren Anderson - Seattle Times: l'interpretazione di DiCaprio è una testimonianza sorprendente del suo impegno per un ruolo. Voto: 4/4

David Edelstein - New York Magazine / Vulture: The Revenant è certamente un tour de force: letteralmente, una prova di forza.


Chris Nashawaty - Entertainment Weekly: il film ha una bellezza singolare strana e inquietante. Voto: B

Todd McCarthy - Hollywood Reporter: Alejandro G. Inarritu, il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki e un vasto gruppo di maghi degli effetti visivi hanno creato un ritratto vivido e viscerale di resistenza umana in condizioni quasi intollerabili.

Justin Chang - Variety: C'è un sacco di sorpresa qui ma troppo poco in termini di grazia.

Michael Phillips - Chicago Tribune: il marchio di Inarritu permette zero complessità emotiva. Voto: 2.5 / 4

Dave Calhoun - Time Out: No, non è un racconto felice. Ma ci attanaglia attraverso tratti di silenzio e di miseria. Voto: 4/5

Maurizio Porro - Il corriere della sera: (…) Sceneggiato con pochissime parole dal regista e Mark L: Smith è un capitolo sulla varietà delle sofferenze, raccontato con un’audace enfasi esistenziale che ben s’accoppia con la prova senza se e senza ma di Di Caprio, eroe di un film un po’ lungo ma che vive un eccesso complementare alla claustrofobia di Birdman: respirate l’aria del Missouri contro lo smog.

Massimo Bertarelli - il Giornale: (…) Certo due ore e mezzo non sono una passeggiata per chi soffre il mal di poltrona, però quando lo spettacolo c’è e il ritmo non concede tregua passano in un lampo. (…) E dopo tanta fatica, diamoglielo allora una buona volta questo benedetto Oscar.

Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa: La fotografia di Lubezki svaria su ammalianti effetti di luce vera, la musica firmata da Ryuichi Sakamoto con Alva Noto è di rarefatta suggestione; e uno straordinario Di Caprio - straziato nel corpo e nello spirito e per oltre metà del film solo con se stesso - si produce nella sua interpretazione più intensa e matura. Lo stesso dicasi di un Iñárritu di rara essenzialità, che con questo sesto lungometraggio si conferma cineasta degno dei grandi.

Roberto Nepoti - la Repubblica: Leonardo DiCaprio. La sua performance quasi muta, tutta barba e occhi dilatati dalla sofferenza, è un saggio di tecnica dell’“immedesimazione” perfettamente assimilata dall’Actors Studio. Però non sarebbe giusto dimenticare, nella parte speculare del cattivo Fitzgerald, l’ottimo Tom Hardy.

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