Sleuth e 12: due remake in concorso a Venezia

Se a chiudere il Festival di Venezia quest’anno ci sarà Blood Brothers, film di Alexi Tan ispirato a Bullet in the Head di John Woo, in concorso troviamo due remake di due film bellissimi. Si tratta di Sleuth di Kenneth Branagh, per la seconda volta in concorso dopo Nel bel mezzo di un gelido inverno



Se a chiudere il Festival di Venezia quest’anno ci sarà Blood Brothers, film di Alexi Tan ispirato a Bullet in the Head di John Woo, in concorso troviamo due remake di due film bellissimi. Si tratta di Sleuth di Kenneth Branagh, per la seconda volta in concorso dopo Nel bel mezzo di un gelido inverno del ’95, e 12 di Nikita Mikhalkov, anche lui per la seconda volta in concorso, dopo aver vinto il Leone d’Oro per Urga nel ’91. Andiamo con ordine.

Kenneth Branagh torna dietro la macchina da presa dopo un 2006 in cui ci ha regalato due film, il buffo As you like it e l'”invisibile” Il flauto magico, quest’ultimo presentato Fuori Concorso l’altr’anno alla Mostra con un’anteprima speciale alla Fenice. In quell’occasione il regista appassionato di Shakespeare annuncio di voler portare sullo schermo una nuova versione de Gli insospettabili, cult (a dir la verità oggi poco conosciuto) di Joseph L. Mankiewicz. La trama è all’apparenza semplice, ma nasconde tanti tranelli, e vede in scena due straordinari attori: all’epoca Michael Caine e Laurence Olivier si sfidavano in pericolosi “giochi” in un continuo ribaltamento di identità, e tutto partiva dal fatto che Andrew Wyke (Olivier) voleva che il giovane nuovo compagno della moglie Milo Tindle (Caine) gli rubasse dei costosissimi gioielli. Così facendo, l’uomo avrebbe incassato i soldi dell’assicurazione, mentre il giovane avrebbe potuto mantenere in modo dignitoso la moglie, che viene descritta come una spendacciona. Ma il piano si rivela essere un gioco, appunto, ad opera di Wyke: questo farà scattare la vendetta di Tindle… Nel remake di Branagh, Michael Caine questa volta recita nella parte che fu ovviamente di Laurence Olivier, mentre Jude Law farà la parte del giovane Milo Tindle.

Il bellissimo film di Mankiewicz era un mix di suggestioni hitchcockiane e di spunti alla Edgar Allan Poe (anche citato con una simpatica statuetta che Wyke tiene in casa, ma c’erano anche un senso di macabro e persino un pendolo): chissà cosa potrà tirarne fuori Branagh, che non è la prima volta che si confronta col giallo/thriller, vedere L’altro delitto, e anche se in quel caso c’era una forte componente paranormale la tensione era in crescendo.

Nikita Mikhalkov invece torna dietro la macchina da presa dopo otto anni dall’estenuante e mediocre Il barbiere di Siberia, che aprì (abbastanza scandalosamente) quell’anno il Festival di Cannes. E lo fa con un progetto rischiosissimo: un nuovo remake de La parola ai giurati, la straordinaria pellicola di Sidney Lumet. Tornano quindi i dodici uomini arrabbiati per decidere la sorte di un ragazzo colpevole di aver ucciso il padre: undici sono convinti della sua colpevolezza, perchè le prove sembrano schiaccianti, mentre un solo uomo ritiene innocente il ragazzo e tenterà di far cambiare idea agli altri. Ci sono stati altri tre remake del film, tutti per la tv (Die Zwölf Geschworenen di Günter Gräwert, Ek Ruka Hua Faisla di Basu Chatterjee e il noto 12 Angry Men di William Friedkin), ma 12 razgnevannyh muzhchin dovrà confrontarsi subito, giustamente, con un film all’epoca avanti di decenni, per idee e innovazioni. Chissà cosa saprà fare il russo Mikhalkov, un tempo sulla cresta dell’onda e, con gli ultimi lavori, decisamente poco convinente?

Alcune curiosità: Gli insospettabili fu per Mankiewicz l’ultimo film, mentre La parola ai giurati per Sidney Lumet il primo. Sleuth originale dura 138 minuti, il remake solo 86; 12 angry men dura 96 minuti, il suo remake ne dura 153…

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