L’angelo di Alfredo: distribuzione popolare a 35 anni dalla tragedia di Vermicino

Campagna crowdfunding per la distribuzione popolare del documentario che ricorda la tragedia di Alfredino e del volontario che ha tentato di salvarlo

Anche chi non era ancora nato nel giugno del 1981, conosce la tragedia di Vermicino che ha inghiottito Alfredo Rampi a 6 anni. Il piccolo Alfredino, scivolato in un pozzo artesiano appena aperto in via S.Ireneo, nella campagna di Vermicino subito fuori Roma, diventato la sua tomba dopo le 7:20 di sabato 13 giugno, dopo 60 ore di inutili tentativi di salvataggio e per ben 28 giorni serviti a tre squadre di minatori per estrarre il corpo.

Una tragedia che ha tenuto milioni di persone con il fiato sospeso, grazie alla massiccia risonanza mediatica di quelle terribili ore e della morte in diretta, gestita dalla RAI come l'avvento della cosiddetta "tv del dolore", destinata a trasformarsi nella spettacolarizzazione di ogni genere di atrocità.

Alfredino con la sua maglietta a righe che agonizza nel pozzo, tra il frastuono delle trivelle che cercano di aprire un secondo tunnel e quello delle 10.000 persone accorse sul luogo non transennato, con tanto di venditori ambulanti di cibo e bevande, contribuendo a rallentare una macchina dei soccorsi già carente di organizzazione e coordinamento.

Una buona dose di errori e colpe che non hanno permesso di salvare il piccolo Alfredino, nonostante l'intervento delle squadre di polizia e vigili urbani, vigili del fuoco e speleologi del Soccorso Alpino, prefetti e politici del calibro del presidente Pertini, parroci e volontari, piccoli, agili ed esili come Angelo Licheri.

Il fattorino di 37 anni minuto e coraggioso che, a 54 ore dall’incidente, dopo che le vibrazioni delle trivelle avevano fatto scivolare il bambino a 26, poi 38, fino a 6o metri (forse 61) di profondità, si offre volontario per calarsi nel pozzo troppo stretto per la maggior parte degli uomini, ma pur riuscendo a raggiungerlo e sfiorarlo mentre è ancora vivo, dopo più di 30 minuti a testa in giù è costretto a risalire senza Alfredino.

Uno dei personaggi chiave dei giorni della tragedia, delle vicende giudiziarie che nel corso degli anni hanno cercando di far luce su fatti e ipotesi di reato, della bagarre mediatica nutrita dai talk show e a distanza di più di un trentennio, anche del documentario L’angelo di Alfredo diretto da Fabio Marra.

Il racconto del volontario, tornato a quelle tragiche ore con dettagli inediti e agli effetti che hanno avuto sul trentennio successivo della sua vita non convenzionale, mai uscita dall'oscurità di quel pozzo.

Un viaggio nei ricordi, prodotto da Quadra Film che, dopo l’ampio consenso ricevuto nei principali festival cinematografici italiani, lancia una campagna crowdfunding per la distribuzione popolare del film a ridosso del 35° anniversario della Tragedia di Vermicino, che ricorre il prossimo giugno.

Una campagna di raccolta fondi per finanziare la distribuzione popolare del film, offrire un supporto alle difficoltà fisiche ed economiche che gravano su un piccolo grande eroe come Angelo Licheri, soprattutto per non dimenticare. Anche per questo, nell'operazione la Quadra Film e affiancata dal Centro Alfredo Rampi Onlus, la prima associazione di protezione civile fondata in Italia, dalla madre di Alfredino all’indomani della tragedia, divenuto punto di riferimento a livello nazionale nell’ambito della prevenzione e dell’educazione al rischio ambientale, per evitare altre tragedie.

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L’angelo di Alfredo: Note di regia

La trivella faceva un gran frastuono. Ad Alfedino raccontavano che a scavare erano i robot dei cartoni animati, che presto lo avrebbero raggiunto e tratto in salvo. Poco prima della fine, un eroe d’acciaio lo raggiunse davvero. Ci vuole infatti un cuore d’acciaio per fare ciò che ha fatto Angelo Licheri. E una resistenza d’acciaio per sopravvivere alla sconfitta in cui si è imbattuto. La vita di Angelo non è stata mai facile, anche al di là della vicenda di Vermicino e chi gli è vicino sa che la sua forza è l’ottimismo, lo stesso con cui oggi combatte i gravi problemi di salute.

Intorno alla sua storia non è difficile cogliere i paradossi del nostro paese, dove si incensano furbi, corrotti e faccendieri mentre i veri grandi uomini vengono sminuiti o, peggio, dimenticati: se dai più è considerato un eroe, c’è addirittura chi dubita che sia riuscito a raggiungere il bimbo.

“L’angelo di Alfredo” nasce dalla necessità di restituire ad Angelo Licheri un po’ di verità e di giustizia. Sono in pochi a conoscere la vera grandezza del suo tentativo di salvataggio, per il quale mise a serio rischio la propria vita. Forse solo i soccorritori che lo aiutarono a calarsi in quel tunnel buio e strettissimo e che, a distanza di trent’anni, hanno preso parte a questo documentario per ricostruire, con Angelo, la dimensione di quella impresa grandissima e tragica.

Per rendere la reale misura del gesto di Angelo, le testimonianze sembravano non bastare. Abbiamo deciso di mostrare ciò che le telecamere RAI non avevano mai inquadrato.
Per conservare la delicatezza e il pudore necessari in una vicenda così estrema, ci siamo avvalsi di alcune tavole della graphic novelVermicino. L’incubo del pozzo”, disegnate da Maurizio Monteleone, uno degli speleologi protagonisti di quel soccorso. Immagini sobrie, ma dure e “vere”, frutto della memoria di un testimone diretto.

La chiave di questo documentario ritengo sia nel delicato equilibrio fra la insostenibile gravità dei fatti di Vermicino e la levità di immagini e volti che sembrano ancora sussurrare al piccolo Alfredo.
Fabio Marra

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