Palmira ferita: dove comincia "1200 km di bellezza", non dove finisce

Le foto di Palmira, il bellissimo panorama archeologico, indicano ferite, molto gravemente; ecco perchè un film comincia così con immagini fisse di violenze inaudite

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E’ cominciato il giro del mio film “1200 Km di bellezza”. Dopo le proiezioni in Sicilia (Catania), Lazio (Roma Vittoriano, Roma Accademia S. Luca), Marche (Festival del doc L.Bizzarri, S. Benedetto del Tronto), altre stanno seguendo, a cominciare dal Cinema Arsenale di Pisa, uno dei punti importanti della carta geografica delle sale che scelgono la qualità e nuove forme di rapporto con un pubblico di giovani che sono stanchi dei vecchi e onorati cineclub, aspirando a luoghi e appuntamenti più stimolanti, aggiornati, azzardati.

Sono stato nei giorni scorsi all’Arsenale e ho visto lì il bel film dedicato alla famosa intervista di Francois Truffaut a Alfred Hitchcock, molto interessante perchè trova un grande equilibrio tra un rigore non noioso e un approfondimento emotivo, coinvolgente, di autori e le loro opere che hanno sempre cercato di lavorare di stile e di sensibilità, pensiero, passione del racconto. Mi avevano invitato come autore del libro “Hitchcock il laboratorio dei brividi”, l’occasione mi è risultata un dono e subito ho approfittato nel parlarne col folto pubblico. Hitch amore in comune.

Ho scoperto lì che il 19 e il 20 aprile verrà presentato proprio all’Arsenale “1200 Km di bellezza”. Un’altra tappa di un giro che andrà avanti e avrà, fra i punti culminanti, la proiezione al prestigioso Cinema Massimo di Torino, serata in cui sarò chiamato anche a parlare del mio libro “Pier Paolo Pasolini vivere e sopravvivere” che viaggia nella penisola, da Bari a Pavia, in incontri sorprendenti: scopro sempre occasioni di confronti tra idee, linguaggi, storia, cronaca nera (una domanda per ora senza risposta: chi ha veramente ucciso, cosa accade nella terribile notte tra il 1 e il 2 novembre 1975?).

Il mio libro sulla bellezza parte proprio da una immagine di Palmira scattata quando in quel luogo, antico e straordinariamente bello, arrivarono quelli dell’ Is e lo danneggiarono, lasciandolo agonizzante con le sue vitali pietre di memoria e fascinazione.

L’inizio dei “1200...” non è casuale come non lo sono le prime immagini in bianco e nero della prima parte del Novecento: scene dalla Tripolitania (Libia) con contadini e ragazzi che guardano il mare davanti a loro, verso la Sicilia che è a non molti chilometri, come ci ricordano gli sbarchi dei barconi di disperati in cerca di terra buona, accogliente; una tragedia che non s’interrompe e anzi si aggrava.

Non voglio descrivere il film, non voglio sprecare le carte da scoprire, una proposta che consiste nell’“immaginare” i viaggi compiuti in Italia dai visitatori del grand tour, aristocratici, poeti, scrittori: Maupassant, Goethe, Stendhal, Nietzsche, sono i primi nomi che mi vengono in mente. Ma posso anche aggiungere ad essi altri nomi, più vicini a noi, divi, attori famosi italiani e stranieri, musicisti, surrealisti, registi... La scommessa, che il pubblico accetta con partecipazione regalandoci un vero, concreto successo, è quella di aggiornare l’idea di bellezza, imparando che tra i monumenti archeologi e la contemporaneità dei problemi di conservazione e uso di piacere estetico non esistono frontiere; e che il racconto può entrare e uscire, in una composizione fra documenti inseriti in un fluente insieme di nuove riprese, cercando uno spettacolo, forme di suadente e godibile rapporto in cui siamo tutti coinvolti.

La lezione, anche pasoliniana, che il passato, la tradizione si illuminano in relazione alle nostre capacità di conoscere e preservare la bellezza, dove tutto torna, è l’obiettivo. Le prove finora compiuto lo confermano. Vorrei che il cinema oggi fosse un “arsenale” di novità in nome di questo, cercando ritmi incalzanti e non fidandosi dei ritmi precipitosi, svuotati, inerti di troppi film o fiction schiavi di ripetitività, noia, conformismo.

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