Trieste Science+Fiction Festival 2016: vince Embers, la stampa web premia Under the Shadow

Sette giorni di Fantastico prima ancora che di cinema fantastico: questo negli è andato promettendo il Science+Fiction Festival 2016 di Trieste e questo ha consegnato. I film, quelli ricoprono comunque un ruolo di primo piano, ma andiamo con ordine, mettendo giusto un attimo da parte l’area in questione.

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Talmente trasversale la Fantascienza, che nessun Festival che possa dirsi tale può concedersi di anche solo trascurare altre arti e/o mezzi espressivi. Li abbiamo osservati volti di coloro che hanno testato i due dispositivi VR messi a disposizione dall’organizzazione, ossia Vive di HTC e PlayStation VR di Sony: tutti, grandi e piccini, stravolti ma col sorriso sulla bocca. Sempre. Che vuol dire? Vuol dire che servirebbe un altro articolo per trattare l’argomento, ma a quanto pare Trieste si mostra attenta agli sviluppi di un discorso quintessenzialmente fantascientifico da decenni, che solo in quest’ultimi anni si va sempre più materializzando come realtà.

Lato fumetti, parte attiva hanno avuto due firme del calibro di Roberto Recchioni e Lorenzo Ceccotti (in arte Lrnz), che si aggiungono ai parecchi nomi, provenienti da vari ambiti, che hanno impreziosito le giornate del Festival. Giusto per tornare ad un terreno a noi più congeniale, basti citare la presenza di Dario Argento (che è un habitué di svariati Festival a tema in Italia), così come quella di Rutger Hauer. Riguardo al primo, avete letto sabato nelle nostre pagine: «il remake di Suspiria è inutile, essenzialmente un’operazione commerciale», ma il regista romano non è che le abbia mai mandate a dire. Hauer è stato quasi più paterno, generoso verso coloro che gli hanno girato domande anche delicate. Per esempio: «qual è il film di cui va meno fiero?», aggirata laconicamente con un «E ti pare che lo vengo a dire a te?! Dai, prova a indovinare». Dopo aver ricevuto Ladyhawke come risposta, Hauer ha smentito ed è finito col parlare di Blade Runner. Bravo oratore.

Dei film, invece, che ne diciamo? Che se non fosse stato per le condizioni precarie del sottoscritto ne avrei visto senz’altro qualcuno in più; quantomeno però ho visto i premiati. Premio Asteroide ad Embers, di cui abbiamo anche la recensione. Tra quelli in Concorso effettivamente lo sci-fi più centrato, che non stira troppo nel fornire la sua prospettiva di mondo post-apocalittico, dove tutti o quasi sono condannati ad un’assurda memoria a breve termine.

Molto soddisfatto, manco a dirlo, il sottoscritto lo è per il Premio Star Wars, ossia quello assegnato dalla critica web (oltre a noi, in giuria vi erano BadTaste CineClandestino, CineLapsus, Long Take, Quinlan e Sentieri Selvaggi). Ha vinto Under the Shadow, film iraniano, produzione britannica, tanto che è il film che il Regno Unito ha spedito dritto agli Oscar quale proprio rappresentante. Ambientato durante la guerra del ’79, il regista Babak Anvari fa fondo ad un suo ricordo d’infanzia per costruirci sopra un horror psicologico che si svolge praticamente in un palazzo, anzi, in un appartamento. Attingendo alla mitologia islamica, il film parla di questi spiriti del vento che, una volta sottratto un oggetto caro a una persona, lo assoggetta completamente. Il modo in cui Anvari riesce a immettere l’elemento soprannaturale nel reale rappresenta senz’altro uno dei punti di forza. A tutto ciò aggiungeteci alcuni jump scares ben dosati.

Il Nocturno Nuove Visioni Award va invece all’opera che ho più apprezzato nel corso del Festival, ossia I Am Not a Serial Killer dell’irlandese Billy O’Brien, una leggera variazione a tema divertente e puntuale. Bravo l’intramontabile ed inquietante Christopher Lloyd; bravissimo il giovane Max Records. Premio del Pubblico, Moonwalkers del regista francese Antoine Bardau-Jacquet. Si aggiudica il Méliès d'Argento al miglior lungometraggio fantastico europeo Sum of Histories di Lukas Bossuyt, mentre quello al cortometraggio va a Getting Fat in a Healthy Way di Kevork Aslanyan. Per concludere, nota di Merito al lungometraggio Monolith, di Ivan Silvestrini «per la grande capacità di dimostrare l’alto livello che può raggiungere una produzione italiana». C’è abbastanza, insomma, per continuare a seguire gli sviluppi di questo piccolo ma caloroso Festival, che, come tutti i Festival piccolini, si trovano ad affrontare un periodo non proprio agevole. Vedremo come, per queste ed altre realtà simili nel nostro Paese, il nuovo Fondo per il Cinema introdotto di recente riuscirà ad incidere.

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