Neruda: le recensioni straniere

Recensioni entusiaste per il Neruda di Pablo Larraín: sarà Oscar?

di carla,

E’ nelle nostre sale dal 13 ottobre il film drammatico Neruda diretto da Pablo Larraín e interpretato da Gael García Bernal, Luis Gnecco, Mercedes Morán, Pablo Derqui. Dopo la nostra recensione, ecco i pareri dei critici stranieri, raccolti da RottenTomatoes. Mentre scrivo il film è a quota 100% di voti positivi.

Diego Lerer – Otroscines.com: Un film che gioca con i confini tra realtà e finzione, non solo nella vita dello scrittore ma anche nella costruzione della narrazione stessa. Voto: 3.5 / 5

Oleg Ivanov – Slant Magazine: Pablo Larraín ha catturato Pablo Neruda in tutta la sua prosopopea, finzione, coraggio e genio innegabile. Voto: 3.5 / 4

Alberto Lechuga – Sensacine: Un film che naviga attraverso il genere con i fatti storici, in cui il regista trasforma Neruda in qualcosa di simile ad un personaggio di un romanzo poliziesco. Voto: 3/5

Javier Ocaña – El Pais (Spagna): Un film politico di un poeta. E un film poetico su un politico. E lontano dall’essere un biopic convenzionale.

Lauren Humphries-Brooks – We Got This Covered: Un poema visivo esuberante che riflette la vita e la politica del poeta cileno; Neruda è molto più di un semplice film biografico. Voto: 9/10

Stephen Mayne – PopMatters: intelligente ed elegante, e anche se non del tutto riuscito, Larraín gestisce bene il suo ambizioso materiale.

Louis Proyect – rec.arts.movies.reviews: Un affascinante esame del ruolo dell’artista nella società borghese che privilegia il dramma di un individuo piuttosto che il dramma sociale del giro di vite che ha anticipato Pinochet. Nonostante ciò, è grande cinema.

Alberto Sáez Villarino – El antepenúltimo mohicano: un meraviglioso film biografico su uno dei capitoli più interessanti della vita di un uomo straordinario. Voto: 80/100

John Bleasdale – CineVue: Uno studio complesso e affascinante. Voto: 5/5

Allan Hunter – Screen International: molto divertente, inquietante e illuminante.

David Rooney – Hollywood Reporter: Il film è una contemplazione profumatamente artigianale e coraggiosamente idiosincratica di un grande artista per il quale il compromesso politico era un anatema.