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Chi li ha visti? Cinema off-limits

La lista che oggi mi sembrava interessante proporre era quella di film che escono nettamente (volutamente ed esageratamente) dai canoni della narrazione classica, per addentrarsi invece in territori che paiono simili a campi minati e che rendono anche la visione un esercizio diverso da quello che siamo abituati a fare nelle sale. Ma la forza

La lista che oggi mi sembrava interessante proporre era quella di film che escono nettamente (volutamente ed esageratamente) dai canoni della narrazione classica, per addentrarsi invece in territori che paiono simili a campi minati e che rendono anche la visione un esercizio diverso da quello che siamo abituati a fare nelle sale.

Ma la forza che accomuna questi cinque film così diversi è quella di sottrarci dalla serialità che accomuna l’atto del nostro guardare, perché la prima vera massificazione non sta nelle cose che ci stanno di fronte, ma nel non considerarle in modo diverso. La grandezza di questi film è quella di farci chiedere costantemente: 1) perché sono stati girati? 2) è stato un uomo a girare questi film?
Sono oggetti non identificati anche difficili da reperire. Voi li avete visti?


Come assaggio: un frammento da L’ignoto spazio profondo di Werner Herzog

The act of seeing with one’s own eye, Stan Brakhage, USA – 1971 – 32min – Col. – Mu.
Il film, girato in una morgue, ribadisce in modo inequivocabile la portata rivoluzionaria che ha avuto in campo scientifico (e di conseguenza in campo filosofico), la possibilità di vedere (studiare, analizzare) con i propri occhi… Un film che ha lasciato di stucco persino Shinya Tsukamoto…



La region centrale, Michael Snow, Canada – 1971 – Col.
Il vero ed unico film alieno mai realizzato. E soprattutto l’unica pellicola girata da un essere diverso dall’uomo. In modo teoretico e meccanico Michael Snow si prende il lusso di sfatare quel paradosso filosofico che recitava: “se in una foresta deserta cade un albero, farà rumore?”.

Il grande silenzio, Philip Groning, Germania – 2005 – 162 min. – Col.
Ciò che colpisce del film di Groning è l’estrema pudicizia con cui guarda le cose. Si sofferma, medita, ritorna su di esse, le rianalizza, le osserva a lungo, fino a farcele percepire in modo sempre dissimile. E’ come se volesse metterci di fronte alla inesorabilità del fluire del tempo e alla portata cosmica che ciò comporta. Un film che non è solo una meditazione: è un farci sorprendere a meditare, un film che ci spiazza nel suo essere implicitamente un obbligo… E’ per questo che il film o lo si prende o lo si rifiuta: l’atto più nobile e spirituale dell’uomo (il contatto con l’universo attraverso la meditazione) maschera l’impossibilità di non fare altrimenti, pena la caduta nel nulla.



L’age d’or, Luis Bunuel, Francia – 1930 – 60 min. – B/n
Luis Bunuel non si limita solamente ad abbandonare le convenzioni narrative, ma le ridicolizza, ci gioca e le fa diventare un pretesto comico. E’ come se il grande regista spagnolo celebrasse il funerale del cinema, ma lo fa in modo creativo, e limitandosi a fare una crociata contro tutto ciò che fa assomigliare la parola cinema alla parola borghese.

Blue, Derek Jarman, Gran Bretagna, 1993 – 76 min. – Col.
Derek Jarman malato terminale di AIDS ci regala come ultimo film della carriera uno dei suoi capolavori. Un film da guardare ad occhi chiusi, che riesce a metterci di fronte alla complessità di ciò che è ai minimi termini e farci percepire la profondità dell’abisso che ci sta sempre accanto: il cinema, il ricordo, l’amore e la morte.

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