A casa nostra: trailer italiano, foto e locandina del film di Lucas Belvaux

A casa nostra: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul film drammatico di Lucas Belvaux nei cinema italiani dal 27 aprile 2017

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Il 27 aprile debutta nei cinema italiani A casa nostra (Chez nous), il dramma a sfondo politico di Lucas Belvaux che porta per la prima volta sul grande schermo l’estrema destra francese e che in patria ha scatenato reazioni indignate del “Front National”.

 

Pauline, un’infermiera autonoma in un distretto minerario nel nord della Francia, cresce da sola i suoi due figli e si occupa di suo padre, un ex metalmeccanico. Devota e generosa, è amata dai suoi pazienti, che contano su di lei. Eppure nessuno vede che Pauline, che si trova ad affrontare una realtà sociale sempre più dura, sta lentamente intraprendendo un percorso che nessuno nella sua famiglia ha mai preso prima. Un partito nazionalista in crescita, in cerca di rispettabilità, utilizzerà a proprio vantaggio la sua popolarità facendone la propria candidata alle elezioni locali…

 

Il film è interpretato da Émilie Dequenne, André Dussollier, Guillaume Gouix, Catherine Jacob, Anne Marivin, Patrick Descamps, Charlotte Talpaert e Mateo Debaets.

 

 

NOTA DI REGIA

Sta accadendo in Francia, ogni giorno. È un discorso che sta diventando banale. Parole che vengono scatenate, come una marea che si alza. È un discorso che cambia a seconda del pubblico, che si adatta ai tempi, che segue il flusso. Un discorso che mette le persone l’una contro l’altra. E la gente passa, dapprima impercettibilmente, poi più chiaramente, dalla solitudine al rancore; dal rancore alla paura; dalla paura all’odio; e da lì alla rivoluzione, con la sua inevitabile eco di Révolution nationale. Se ne parla ed è visibile, ma tuttavia nulla viene fatto, lasciando una sensazione di déjà-vu, di impotenza, e anche di stupore. La sensazione che si sia provato di tutto, che ogni parola, ogni tentativo di controbattere si rivolti contro la persona che lo compie.

Che ogni affermazione – politica, morale o culturale – sia definitivamente scontata e illegittima. Forse la finzione è l’unica risposta udibile, in quanto, come il discorso populista, si rivolge ai sentimenti, al subconscio, alla pancia. Proprio come i demagoghi, racconta delle storie. Ma al contrario di loro, che provano a far passare delle fantasie per realtà e che semplificano all’estremo, la finzione cerca di capire, di fornire un racconto della complessità del mondo, dell’umanità, e dell’epoca. Senza dubbio, soltanto la finzione può sollecitare nelle persone la più profonda commozione.

In A Casa Nostra racconto la storia di persone che vivono nel mondo di oggi in un luogo specifico. In una regione che è stata spaccata in due dagli sconvolgimenti della storia europea per secoli – in particolare due guerre mondiali e due rivoluzioni industriali in 150 anni. Questo ha lasciato tracce profonde, impronte e cicatrici, fratture nel terreno e nelle anime, oltre che nella società. Tutti i personaggi di A Casa Nostra, ognuno a modo loro, a seconda della loro età e delle loro esperienze, portano con sé una parte di questa storia. Alcuni la accettano, altri vogliono fingere che non esista; alcuni vogliono riscriverla per adattarla a loro stessi, ma tutti sono parte di quanto viene scritto e di quanto ha iniziato ad essere scritto molto tempo fa. Perché la storia non si ferma mai, è infinita. E duplice per natura.

C’è la storia più grande, che viene scritta; e la storia privata degli individui che procede casualmente, di giorno in giorno, senza che nessuno si renda conto di essere parte di un movimento molto più antico e profondo. Queste sono le storie più piccole, che durano soltanto il tempo di una vita, la storia di quelli che le hanno vissute. Pauline l’infermiera, Stanko l’operaio, Jacques l’ex metalmeccanico, Berthier il dottore, e Nathalie la maestra; tutti hanno lo stesso status. Esseri umani pieni di contraddizioni, aspettative, speranze, qualche volta delusioni, bisogni, amore, sicurezza, e fiducia nel futuro. Tutti vengono a contatto gli uni con gli altri, si conoscono, recitano per se stessi e per gli altri, reagendo anche l’uno all’altro, formando una comunità paradossale, una società. Dove vivono, compongono il mondo. Sono il mondo. Un mondo fittizio nutrito della realtà di oggi.
Storie individuali per narrare la storia più grande. Una società di personaggi per raccontare qualcosa sull’umanità. [Lucas Belvaux]

 

 

 

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