Total Recall: “Rifacciamo” per voi”

Arriva nei cinema il remake del film Atto di Forza di Paul Verhoeven con Arnold Schwarzenegger.

Prima o poi anche la critica ufficiale dovrà ammetterlo: Paul Verhoeven è un gran regista. Anche quando si “macchia” di quello che in tanti considerano un crimine come Showgirls (che resta un mio personale “piacere proibito”), chi potrebbe mai negare che il regista olandese lo diriga con consapevole senso dello spettacolo e soprattutto con quella robustezza e intransigenza che sono connotati tipici del suo stile?

Il suo è un cinema che non ha paura di mostrare gli attributi anche quando questo può costargli accuse di violenza (Robocop), fascismo (Starship Troopers) o perfino omofobia (Basic Instinct). Ecco perché Atto di forza, compromesso fantascientifico fra Verhoeven, l’icona muscolare per eccellenza degli anni ’80 (Schwarzy) e il Philip K.Dick distopico del racconto breve (Ricordiamo per voi), resta, pur a distanza di vent’anni, uno dei migliori esempi di fantascienza d’azione.

Len Wiseman è, più modestamente, un onesto impaginatore di fantasy ed action (suoi Underworld e Die Hard 4), efficace giusto quando si tratta di intrattenere per un paio d’ore ma sicuramente incapace di evocare, anche solo per metà, la potente immaginazione dell’impetuoso regista olandese. Meglio così. Perché quello che ci auguriamo da un remake come “Total Recall” è proprio che non provi a rifare il cultissimo film degli anni ’90, a partire dall’impostazione e dagli attori, perché il confronto potrebbe rivelarsi ingeneroso.

Total Recall: “Rifacciamo” per voi”

Certo Colin Farrell è senza dubbio attore fascinoso e migliore di Arnold ma è pur sempre privo di quella rozzezza un po’ coatta che nel vecchio film costituiva un valore aggiunto; a Jessica Biel, nonostante sia una presenza che col tempo acquista più punti (basti guardare al recente I bambini di Cold Rock), tocca poi il ruolo più marginale; infine c’è la sempre splendida Kate Beckinsale che si becca l’ennesima dichiarazione d’amore cinematografica del marito-regista (Wiseman) surclassando -solo per estensione del la parte, non per presenza- una memorabile e incandescente Sharon Stone.

Tutto pulito e meno “fasullo” insomma (manca il mitico pianeta rosso, teatro di un incubo iniziale ad alto contenuto atomico), con un 3D e un algido immaginario hi-tech chiamati a rimpiazzare le trovate felicemente artigianali del primo film e la sua barocca, intelligente visionarietà (una domanda su tutte: ci sarà ancora la prostituta con tre seni?).

Noi fan della fantascienza e amanti incondizionati del classico anni ’90 siamo pronti a sostenerlo ma solo a patto che sul grande schermo non venga tradito lo spirito della breve e folgorante allegoria firmata Dick.

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