Il kolossal moribondo, l’allarme del cinema

Quando arriva l’estate Roma soffre più degli altri mesi, c’era la Dolce Vita ora c’è il funerale di Nerone e la “Tenerezza” è una carezza nel crollo dei film

Tre situazioni rimescolano le rabbie dei romani per quanto riguarda lo spettacolo e in particolare il cinema. Sono tre notizie che scottano e non abbandonano le pagine dei giornali. Roma, nonostante tutto, stringe i denti ma va avanti. A fatica. Molta fatica. Il cinema è al centro di tutto.
Il cinema che ispira un kolossal ispirato alla grande stagione anni cinquanta come, uno per tutti, “Ben Hur” di William Wyler e Sergio Leone (regista della famosa scena della corsa delle bighe): “Il Divo Nerone”, opera rock con effetti di scena in gara con le pellicola dei film storico mitologico. Un palcoscenico infinito al colle Palatino, 36 metri,una compagnia numerosa, attori, ballerini, comparse, come un musical che gareggiavano con gli schermi. Platee vuote dopo la prima gasata di aspettative e inviti gratis. Sospensioni per guai amministrativi, e non solo, risorse pubbliche mal usate, polemiche a non finire. Un bagno o un flop, se si preferisce.

Seconda situazione. Un articolo del “Sole 24 ore” che racconta il bilancio negativo della stagione d’incassi appena conclusa, prima dell’estate. Un dato su tutti: la quota di mercato dei film italiani è scesa al 18%, la più bassa dal 2008, a fronte di un 2011 da record (30%) grazie all’ “effetto Zalone” che è passato velocemente. Ci si domanda: “Ci sarà ancora un effetto simile, e può bastare attenderlo?”. Il dato attuale del calo è formato da troppi incassi bassi o bassissimi, con numeri che non superano i 500mila euro. Ci si domandai, si domandano non soltanto gli addetti ai lavori: si può andare avanti così?

Basta così, per ora. Ma le situazioni, le domande bruciano. A parte il caso del “Divo Nerone”, che forse si poteva prevedere (i musical sono mostri di massa difficili da creare qui per noi), questi giorni d’estate tirano avanti, senza colpi scena, con le produzioni americane e straniere che sono stabilmente in testa.
Si distingue un film italiano, quello di Gianni Amelio, La tenerezza che appare gradito al pubblico e che conquista il Nastro d’Argento.
L’allarme si è alzato. I dirigenti del cinema convocano convegni, come fanno le istituzioni politiche, le associazioni di categorie. Molte parole e poche idee. Il cinema trema e serve qualcosa di nuovo. La carezza di “La tenerezza” serve ma rischia di perdersi se non salta fuori qualche idea, anzi se non affiorano soluzioni a lunga prospettiva. Nerone bruciò Roma, assisterà a un altro falò?