Il cinema incendia l’estate e attende Venezia

Giro il Paese in lungo e in largo,scopro il desiderio circolante di vedere veri cambiamenti nelle scelte, nelle selezioni per Mostre, Festival, Rassegne. Specie nei mesi estivi. La tendenza, in mille e una manifestazione di cinema, di sostituirsi alle sale tradizionali, anche con aria condizionato, è forte, aumenta; insieme al desiderio di un cinema più interessante. Riguarda “tutti” gli spettatori.

Abito in questi giorni a pochi passi della’ingresso della Biennale d’arte veneziana quest’anno intitolata Arte Viva (da leggersi anche al contrario) che ho visitato con cura, come faccio sempre. Trovo, come sempre, cose interessanti. E so di ripetermi.La sensazione di vivere un momento di arte non morta, ma un po’ pigra si rafforza; dico questo non per gelare qualcuno ma per sperare, come sempre nel futuro, siamo obbligati a farlo. L’arte vive ma spesso il kolossal espositivo incontra periodi di vuoto, sussurra: sono un po’ stanca, posso riposarmi? Ma non si può. Ripetere è obbligatorio, comunque.

Magari potesse riposarsi. L’impalcatura dell’arte, con quasi tutta la produzione artistica e culturale, si è arrugginita come i vecchi tubi innocenti, e raccomanda con sussiego, ed eleganza, di avere pazienza L’abbiamo. Sappiamo bene che è una delle qualità forti dell’uomo, quindi non si sottrarremo a questo esercizio, confidando che non duri troppo, è già durato abbastanza. Gli obblighi della modernità incalzante è tuttavia quello di inventare anche quel non c’è, e magari va maturando.
Naturalmente, stando a Venezia non posso non pensare all’amico Alberto Barbera e ai suoi collaboratori che hanno già presentato il programma, e ogni giorno trovano il modo di dare annunci interessanti.

Se l’arte attende nuovi baci di risveglio, il cinema ha lo stesso problema dell’arte in generale che forse si sta complicando sempre di più.
Resiste la volontà antica di fare della Mostra del cinema una rampa di lancio per le novità, le sorprese, i colpi di scena (magari), la vivacità, la voglia di fare il meglio senza spocchia, senza complessi di superiorità.

Non c’è Festival che non sia condizionato dallo stato dalle cose e dalla volontà di smuovere le acque, per evitare la morta gora delle ripetitività, o delle velleità.
Conosco Barbera e i suoi collaboratori, li stimo. Sono sicuro che si stanno impegnando, ben sapendo , sapendo anzi molto meglio di me, di noi, che il piatto piange, anche se si produce molto.
Si “celebra” ormai da anni la morte del cinema d’autore, alla francese o all’italiana che lo hanno inventato, e le performances in questo senso sono isolate, autonome, individuali, casuali. Il cinema europeo, in particolare, è frammentato. Ma lo anche lo è il cinema, ovunque.

Siamo nella realtà di una fucina piena di giovani e di loro proposte. Dev’essere un compito arduo, quasi impossibile, scegliere con calma e giudizio.
Intanto, facciamo in modo di non usare i nomi delle periodizzazioni, come si fa spesso. ripetendo le etichette ad esempio “nouvelle vague”, ormai bei ricordi di tempi andati, smunte rievocazioni, impossibili resurrezioni.

Andrò alla Mostra e vedrò il possibile, cercando- come spero che ci sarà- uno spirito di ricerca diverso, una sensibilità da rinnovare coraggiosamente rischiando con giudizio (velleità no, la Mostra nel passato, e il cinema italiano, vi si è dedicato anche troppo). Venezia sia autonoma e cerchi spazi con i suoi sguardi competenti.