Venezia 2017, primi passi alla mostra con Clint Eastwood

I ciak di un film diretto da Clint Eastewood (“italiano”per via di “Un pugno di dollari” e altri fatti col nostro Sergio Leone), intitolato “The 16:17 to Paris” scoccano come le campane delle chiese di Venezia a pochi giorni dall’inizio della Mostra.

Le campane dei set sono meglio, molto meglio di tanti inizi, molto meglio di qualsiasi altra cosa per rivitalizzare l’ambiente del cinema, oggi un po’ giù di corda ma armato di buona volontà. Lo dico per paradosso. Ma temo che ci sia del vero, in quel che dico. Il cinema non è stato amato a lungo solo per quel che proiettava ma anche per come produceva, come faceva circolare idee soluzioni tecniche, come affascinava gli spettatori facendo balenare emozioni, suggestioni, coinvolgimenti. Favole o drammi, o visioni di favole o di drammi.

Clint, non so chi ha pensato a invitarlo, è la persona giusta. E’ un divo, lo è diventato grazie ai western italiani che lo hanno lanciato togliendolo ai film per la tv; ha imparato talmente bene il mestiere da decidere fortunatamente d fare anche il regista, o quel che gli pare (è stato anche sindaco di Carmel).

Un regista che sfonda nel mondo perché non ha pregiudizi. Può passare da Nelson Mandela all’auto Gran Torino, da una storia d’amore negli anni del viale del tramonto a una pugiles campione. Eccetera. La sua dote è uscire dalla dimensione dell’autore che ripete se stesso. E’ pronto a tutto. Al contrario di molti registi italiani, e non, che non hanno saputo lavorare all’estero, e capirlo, forse per modestia, paura di sbagliare. Una tremenda palla al piede.

Questa volta è a Venezia per fare un film che riguarda anche l’Europa. La storia vera di come tre giovani americani saltarono addosso e bloccarono un terrorista il 21 agosto del 2015 (ecco l’appuntamento col giorno, in questo periodo) pronto a sparare ai passeggeri del treno del treno da Amsterdam a Parigi, quando il kalashinkov si inceppò.

La Laguna per tre giorni, solo tre giorni, strategici, sarà il set del film.

Quanti film sono stati girati a Venezia? Una caterva. Moltissimi. Belli o brutti (spesso bruttissimi come il non lontano “Tourist”, in cui era coinvolta purtroppo Angiolina Jolie; molte altre volte indimenticabili come “Morte a Venezia” di Luchino Visconti con Dirk Bogarde, favoloso, nel Lido ancora seduttore con suo Hotel des Bains.

Naturalmente, l’arrivo di Clint è un caso, e non sto qui a chiedermi come e perché sia accaduto. Ma vorrei, strumentalizzando, semplicemente dire che la Mostra negli anni che porta sulle spalle ha spesso badato più a selezionare (come?) la qualità e a copiare Cannes con la sfilata da pia via Francigena che ad inventare.

Ha messo davanti a tutti la vecchia e cara “pizza” del film, non sempre di qualità, spinta da sterili critici , con artificiose manovre ripetendo tristi tempi :bolli e bollini di autorizzazioni , carte e marchi di giurie.

Niente, o poco, ho da dire, si vada avanti se si è convinti. Ma, assicuro, che nessun elogio scritto o materializzato in oggetti o targhe avrà mai il fascino, la seduzione, la potenza di un set spiato mentre si offre agli occhi, come premessa per un piacere che si annuncia e che cattura più di sequenze o metri di pellicola d’ordinanza. Spiamo e poi guardiamo.

Ogni volta a Venezia bisogna trovare lo spirito dello spettacolo anche segreto del cinema. Come? Io so come. Ma non lo dico. Lo si può immaginare. Chiedete a Clint che è più grande di me.