Speciale Roma: al Festival la grande Fiction Tv con Joel Surnow, autore di “24”



Il grande cinema delle serie televisive.

Quando la fiction televisiva usa il linguaggio cinematografico e si fa più sperimentale del cinema, merita la sua collocazione in un Festival di Cinema.
E così eccomi pronta ad ascoltare ed ammirare Joel Surnow, il produttore e sceneggiatore di 24, la serie televisiva che ha conquistato 11 Emmy Awards e 2 Globi d'Oro.

24 è una fiction americana che ha inventato un linguaggio nuovo, e che ha fatto scuola anche nel mondo del cinema.

24 è concepita come una serie che procede in tempo reale, Jack Bauer, capo dell’Unità Anti-Terrorismo del CTU, ingaggia una lotta contro il tempo per affrontare un pericolo imminente.

Tutto si svolge nel giro di 24 ore e l’orologio digitale scandisce inesorabilmente i minuti, anzi i secondi che passano.
Oramai storica la prima serie in cui Jack lotta per impedire un attentato al senatore Palmer, primo afro-americano candidato alle primarie del partito democratico; nello stesso tempo però sua moglie e sua figlia vengono rapite.

Il protagonista Jack Bauer è interpretato da Kiefer Sutherland, mentre il Senatore Palmer è interpretato invece da Dennis Haysbert (bravissimo interprete di molti film visti al cinema come Lontano dal Paradiso, Il colore della Libertà, Jarhead, in Potere Assoluto faceva la guardia del corpo del Presidente…nel frattempo è salito di grado!).

Ogni episodio dura 45 minuti che corrispondono ad 1 ora della giornata di Jack.
Naturalmente al cinema ci sono esperimenti in tal senso, Hitchcock ha usato spesso il tempo come strumento di tensione, e probabilmente possiamo trovare nel maestro inglese l’ispiratore di 24.

Ma sicuramente l’innovazione sta nella tecnica dello scorrere delle puntate in tempo reale applicate alla serialità televisiva e all’uso della telecamera a mano.

Anche Fabrizio Salini di Fox Channel, ha sottolineato l’importanza di 24 nel panorama della tecnica di regia non solo televisiva ma anche cinematografica.
E ha evidenziato che loro sono stati i primi in Italia a scommettere sulle fiction dedicando un intero canale alla serialità.
24 testimonia una capacità di sperimentare della fiction che nel cinema a volte manca, almeno quello mainstream. Com’è nato questo piccolo miracolo?

Ho innanzitutto pensato all’idea di realizzare una fiction che si svolgesse in tempo reale.
L’idea iniziale è stata subito quella di seguire 24 ore della vita di una persona e che a ogni episodio corrispondesse 1 ora della sua vita.
Quindi abbiamo prima pensato alla forma e poi il contenuto.
Questo è venuto di conseguenza.
Ci siamo chiesti: cosa spinge una persona a non dormire per 24 ore? Sicuramente un pericolo imminente, la posta in gioco molto alta e quindi una questione di vita o di morte.

Come vengono costruite le stagioni? C’è una storia di base?
Noi pensiamo ai primi 3 o 4 episodi, scriviamo trame e sottotrame; per gli episodi successivi improvvisiamo, per poi concludere in maniera eclatante con un finale aperto.
Per esempio nella prima serie sapevamo sin dall’inizio che c’era una spia tra i colleghi di Jack, ma non avevamo ancora deciso chi sarebbe stato.


Il tempo è il vero protagonista della serie.
Il tempo è l’antagonista di Jack. Ogni scena è girata in modo che sembri l’ultima, e per enfatizzare questa sensazione abbiamo avuto l’idea dell’orologio digitale che scandisce il tempo che rimane a Jack.
(negli USA l’orologio segna anche l’inizio della pubblicità, infatti ci sono quattro stacchi pubblicitari al termine dei quali il conteggio dell’orologio riparte dopo 4 minuti).

Con la narrazione in tempo reale c’è il rischio che lo spettatore si possa annoiare. Come siete riusciti ad evitarlo?
Inserendo delle sottotrame. Lo abbiamo ritenuto necessario per far sì che il pubblico si staccasse da Jack.
Non si può creare una storia basata solo sull’inseguimento del cattivo.
Abbiamo introdotto anche elementi melodrammatici anche per umanizzare i personaggi: staranno anche lottando per salvare il mondo ma il loro primo pensiero è sempre rivolto alla famiglia.
Così abbiamo inserito il rapimento della moglie e della figlia nella prima serie, nella seconda il rapporto di Jack con la figlia, nella terza le vicende personali del Presidente Palmer e così via…
Altro elemento fondamentale della serie è la paura e molto forte sembra l’influenza dell’11 settembre. E’ così?
In realtà la prima serie di 24 è anteriore all’11 settembre.
Ci siamo ispirati a film come “I giorni del condor” o “Marathon man” più che all’attentato alle torri.
E’ ovvio che dopo l’attentato ci siamo confrontati con uno scenario completamente cambiato.

Molti film per il cinema hanno seguito la lezione di 24. Cosa può dirci a riguardo?
Il segreto di 24 sta nel movimento di macchina.
(Infatti viene usata la macchina a mano, spesso viene usato lo zoom per inquadrare sempre più da vicino i personaggi).
I tecnici di Martin Scorsese e Steven Spielberg sono venuti sul set per vedere all’opera il nostro cameraman.
La telecamera è sempre in movimento. E’ una tecnica difficile, quasi un’arte, solo un ottimo professionista riesce a realizzare delle buone riprese, ed i nostri tecnici sono naturalmente dei professionisti di alto livello.

Spero che questa incursione nel mondo della fiction vi abbia interessato…io da appassionata ho avuto conferma dell’altissimo livello della qualità del lavoro che c’è dietro ad ogni puntata.

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