Roma 2017, Xavier Dolan show alla Festa del Cinema: 'voglio tornare a recitare, Chiamami col tuo Nome film dell'anno'

Accoglienza trionfale alla Festa del Cinema di Roma per Xavier Dolan, nella Capitale per incontrare il pubblico.

Xavier Dolan meets the audience during the 12th Rome Film Fest at Auditorium Parco Della Musica on October 27, 2017 in Rome, Italy.

Un’accoglienza da rockstar. Ci sono pochi autori, nel cinema contemporaneo, che possono permettersi fan esagitati come Xavier Dolan, sbarcato alla 12esima Festa del Cinema di Roma per incontrare un pubblico adorante. Gli oltre 1000 posti della Sala Sinopoli dell’Auditorium sono andati esauriti in pochi minuti, con centinaia di persone assiepate ai margini del tappeto rosso per un autografo, una foto, un sorriso rubato dal loro giovane, talentuoso e acclamato idolo.

A breve di nuovo in sala con il suo primo film americano, sfuggito tanto a Cannes quanto a Venezia e al momento ancora in post-produzione, il regista canadese, sulla Croisette premio della Giuria per Mommy e Grand Prix con È solo la fine del mondo, si è concesso una lunghissima chiacchierata con Antonio Monda, direttore artistico della Festa, presentando sei clip tratte dai suoi primi sei film.

Esordiente alla regia all’età di appena 19 anni, con J'ai tué ma mère, Xavier ha spiazzato confessando il suo vero amore. Quello per la recitazione.

‘Credo di preferire la recitazione ma è anche vero che quando io dirigo in qualche modo continuo a recitare, insieme ad attori che ammiro. Certo non è così gratificante come quando sono io a recitare, ma per un paio di mesi me la svango. Imparo tantissimo nel guardare gli attori che evolvono, diventano altri, ma devo ammetterlo. Mi manca recitare, nei prossimi anni voglio recitare di più, diretto da me o anche da altri’.

Un debutto da giovanissimo, nel 2010, nato essenzialmente per motivi estremamente pratici. La disoccupazione.

‘Sentivo il bisogno di girare, di fare film. Non avevo mai fatto corti, non ho studiato cinema, nulla di nulla, volevo imparare a recitare ma come attore ero disoccupato. Così mi son detto ‘mi ingaggio’, per un film che raccontava la mia vita. Non poteva esserci competizione con altri attori, ero io. Ho investito tutti i miei soldi nel film, nessuno lo credeva possibile tranne gli altri attori, leali fino in fondo. Si fanno film per risolvere problemi, di solito, volevo uccidere mia madre per iniziare la mia vita come artista. Gli altri non me lo permettevano e me lo son permesso da solo’. ‘Me ne stavo da solo nel mio appartamento, senza soldi e senza far niente. Avevo lasciato la scuola ma non stavo facendo niente, così mi sono messo a raccontare storie’.

Nel vedere una clip da Les Amours imaginaires, Xavier è sceso sul tecnico, motivando il perché di un piano-sequenza.

‘Dai film che ho visto i registi amano il piano-sequenza, senti la tensione del pubblico, ma certo è che per la troupe è sempre una grandissima sfida. E’ una coreografia che richiede una concentrazione massima da parte di tutti, e alla fine spesso neanche funziona, perché ti ritrovi a doverla tagliare. Non voglio che queste scene possano prendere il sopravvento e schiacciare il ritmo del film, non sono così importanti, nessuna idea o nessun concetto può prendere la priorità nei confronti della storia. La storia viene sempre prima'.

Dichiaratamente autodidatta, Dolan ha confermato di non aver attinto da troppi autori, perché privo di chissà quale cultura cinematografica.

‘Ho visto qualche film ma non proprio tantissimi, tant’è che quando qualcuno mi parla di un film spesso mi vergogno nell’ammettere di non averlo visto. Ci sono delle mancanze nella mia cultura cinematografica che devo andare a coprire, ma il riferimento a In the Mood for Love di Kar-wai in Les Amours imaginaires è palese, lui potrebbe anche denunciarmi. ‘Inizi che sei fasullo e poi diventi reale’, è una citazione di un libro che amo molto. Tu ripeti delle idee fino a quando quelle idee non le fai tue e non diventano tue, come il rallenty. Con Tom à la Ferme ho iniziato a capire meglio me stesso, il processo di crescita è fatto di prestiti, cose rubate ad altri’.

Personaggi, quelli del regista, che si ritrovano spesso a lottare per essere quel che vogliono essere, come in Laurence Anyways, a lottare per un diritto, senza però raggiungere il più delle volte la felicità.

‘Ci sono tanti film su persone che non hanno speranza ne’ fortuna, sono film molto popolari, noi li chiamiamo ‘pornografia del povero’ perché in qualche modo amano parlare di reietti, di persone sfortunate, ma sono film che non cedono mai chance. Io amo i combattenti, le persone che hanno la speranza nel proprio cuore, la vita è lottare per cercare di essere quello che sei ma alla società questo non piace, perché quando si è autentici la falsità viene a galla. Ci sono i sognatori, i combattenti, i miei personaggi non hanno bisogno di nulla per combattere perché è un desiderio che si portano dentro. Riescono sempre a lottare per quel che vogliono, sia che siano transgender, omosessuali, figli in conflitto con le madri o quant’altro. Sarà sempre così, persone che cercano di trovare uno spazio. Questo saranno sempre i miei film, perché è sempre colpa della vita e non delle persone’.

Tra i suoi film più amati, come confessato senza alcun tipo di vergogna, Titanic di James Cameron, titolo idolatrato dal regista canadese.

‘Lo venero, credo sia stata una produzione perfetta, un capolavoro dell’intrattenimento moderno. Poi per carità, spesso quando se ne parla non tutti sono d’accordo. Due anni fa sono andato ad una cena e c’era una tavolata pazzesca, da Ron Howard a Charlize Theron, con tutti quanti che hanno iniziato raccontare i film che li avevano ispirati. Cominciarono a snocciolare ispirazioni pazzesche, e io mi son detto ‘e ora che diranno quando rispondo loro Titanic?’. Non è certamente un film che in un contesto intellettuale spicca, ma è quello che mi ha fatto venire voglia di fare cinema. Guardo i film con il cuore e non con i dizionari in mano. Avevo 8 anni quando l’ho visto ed è come se mi avesse detto ‘vola’, vedi che è immenso, grandioso, che puoi raggiungere i tuoi sogni. Mi ha ispirato, ormai non sono più insicuro nell’ammettere i film con cui sono cresciuto, vedi anche Jumanji. In quel momento ho capito di voler fare cinema, di voler diventare regista. Ma non è che uscito dal cinema dissi a mia madre ‘voglio diventare regista’, più che altro ‘voglio scrivere una letterina a Leonardo DiCaprio’.

A sorpresa, nel finale, Xavier ha rivelato il suo film preferito degli ultimi anni. Un film di un regista italiano.

‘Due settimane fa ho visto questo incredibile e bellissimo film, Chiamami col tuo Nome di Luca Guadagnino, e da allora non mi ha più lasciato. E’ così profondo, saggio, tenero, nel modo in cui guarda l’amore, anche se è un film che non parla solo d’amore quanto di dolore. Cerchiamo film, spesso, che ci portino lacrime felici, che facciano ridere, ma quando il rifiuto d’amore è stato in qualche modo sperimentato capisci la bellezza del dolore. Questo film ti permette di farlo, celebra la bellezza del dolore, ed è dal dolore che sono nati quasi tutti i miei film, dal cuore spezzato. Vedendo questo film mi sono sentito compreso e ringrazio Guadagnino per averlo realizzato’.

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