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Diavolo di un film!

Il nemico di Dio nel cinema: l’omaggio di Cineblog al protagonista per eccellenza dei film demoniaci.

Il male, nel cinema dell’orrore, può essere declinato in moltissime forme o rappresentato dalle più svariate e terribili creature, siano esse fantasmi rancorosi, zombie metaforici o boogeyman recidivi.

Ma se è vero che la serialità nuoce anche alla più raccapricciante delle incarnazioni cinematografiche, ce n’è una che, nonostante il passare del tempo e una sfilza di titoli ora memorabili ora ignobili, non smette mai di esercitare il suo perverso ascendente sul pubblico: il diavolo.

L’avversario di Dio, l’antitesi per eccellenza del bene è protagonista invisibile di alcuni capolavori della settima arte nonché responsabile, anche a distanza di generazioni e grazie a un capofila del genere (L’Esorcista), degli incubi di tanti cinefili.

Sia esso Satana, Pazuzu o legioni di demoni che dimorano, con preferenza, nei corpi di candide fanciulle, il diavolo resta una delle frequentazioni più assidue del cinema dell’orrore, quella che più di tutte suscita un’attrazione mista a rifiuto, forse perché intimamente connessa alla sensibilità ortodossa dello spettatore medio occidentale, sedotto costantemente da tutto ciò che il proprio credo, indipendentemente dall’essere praticato, condanna.

Diavolo di un film!

Ma l’angelo caduto e la sua folta progenie fanno paura anche perché legati indissolubilmente al tema della possessione, quello spodestamento lento (e violento) dell’anima che il maligno opera sull’individuo e che concretizza uno fra gli incubi più temuti: la perdita di sé.

Nei film le rappresentazioni del maligno, o degli effetti che esso sortisce sui deboli involucri umani, ormai non si contano più e quello diabolico resta uno dei sottogeneri horror di maggiore fortuna e suggestione sul pubblico di ogni latitudine. Impossibile elencarli tutti e, a rigore cinefilo, non si dovrebbero dimenticare di citare le prime fondamentali incursioni d’autore (dal Faust espressionista di Murnau fino a quello più terrigno di Sokurov, passando per il maligno de La notte del demonio di Jacques Torneur).

Ma se dovessi parlare a nome della mia generazione non potrei fare a meno di citare il “solito” capolavoro di Friedkin, pietra angolare di una personale “educazione” cinefila al tema. “L’esorcista” e il suo demone evocato subliminalmente tra le pieghe della quotidianità resta ancora oggi una della pagine di cinema che più suscita paura e disagio (mentre il parossismo della seconda parte rappresenta la naturale esplosione di un orrore ormai irrefrenabile): praticamente impossibile sottrarsi.

Rosemary’s Baby, polanskiano fino al midollo, declina invece il tema del satanismo in chiave psicologica e sociale e, al di là di qualsiasi processo di identificazione con la protagonista, rappresenta una macchina magistrale ed implacabile di claustrofobia, ugualmente foriera di terrore e pietà nello spettatore (ormai) smarrito.

L’importanza de Il Presagio di Donner sta invece nell’essere divenuto il più “seminale” tra i film sull’infanzia posseduta nonché quella di avere finalmente dato alla bestia la sua connotazione più subdola e in linea coi tempi: l’attualità politica.

Angel Heart – Ascensore per l’inferno è un personale piacere proibito del sottoscritto, non troppo amato dalla critica ma in realtà, a mio modesto avviso, decisamente sottovalutato: messa in scena sapientemente in bilico fra racconto hard-boiled, onirismo e squarci voo-doo, coreografie della tensione figlie dell’estetica anni ’80 e una narrazione soffocante quanto un nodo scorsoio. In più c’è uno dei twist finali più famosi della storia dell’orrore, in anticipo di molte lunghezze su tanti e più celebrati capolavori recenti.

Sono richiamati tutti e quattro in questa vignetta-omaggio al cinema del maligno, occasione ghiottamente offerta dall’uscita del presumibilmente innocuo The Possession, dedicato al dibbuk, il demone ebraico della possessione.

Certo mancano all’appello L’avvocato del diavolo, Il signore del male o il discusso Antichrist (e quanti altri ne potrebbero suggerire i lettori), ma questo è solo il post che apre la discussione e, magari, una vostra personale classifica di questo importante (sotto) genere.

Occhio al disegno anch’esso “posseduto” perché nascosti in mezzo ci sono anche i tre “6” simboli del maligno. A voi il compito (facile facile) di individuarli…