L'Affido - Una Storia di Violenza: trailer italiano, foto e poster del film di Xavier Legrand

L'Affido: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul film drammatico di Xavier Legrand nei cinema italiani dal 21 giugno 2018.

 

Il 21 giugno arriva nei cinema italiani, con Nomad Film, il dramma familiare L'affido - una storia di violenza, tesa ed essenziale cronaca di una separazione, che affronta in un crescendo di suspense la violenza domestica attraverso differenti generi cinematografici.

 

Dopo il divorzio da Antoine, Myriam cerca di ottenere l’affido esclusivo di Julien, il figlio undicenne. Il giudice assegnato al caso decide però per l’affido congiunto. Ostaggio di un padre geloso e irascibile, Julien vorrebbe proteggere la madre dalla violenza fisica e psicologia dell’ex coniuge. Ma l’ossessione di Antoine è pronta a trasformarsi in furia cieca.

 

Il film diretto da Xavier Legrand è stato premiato con il Leone d'argento per la migliore regia e il Leone del Futuro come migliore opera prima all’ultima Mostra di Venezia.

"L'Affido" è interpretato da Denis Ménochet, Léa Drucker, Thomas Gioria, Mathilde Auneveux, Mathieu Saïkaly, Florence Janas, Saadia Bentaïeb, Sophie Pincemaille ed Émilie Incerti-Formentini.

L'affido è un film che rivela la violenza sotterranea, le paure taciute, le minacce sommesse vissute ogni giorno da migliaia di donne, in tutto il mondo.

Xavier Legrand - Regista

 

 

Il regista Xavier Legrand torna ad occuparsi di violenza domestica dopo il suo cortometraggio candidato all’Oscar "Avant que de tout perdre".


"L’affido" è costruito sulla paura. La paura ispirata da un uomo pronto a tutto pur di tornare con la donna che è scappata da lui a causa del suo comportamento violento. Il personaggio di Antoine, interpretato da Denis Ménochet è una minaccia costante per chi gli sta intorno. Mette tutti in tensione, è in grado di percepire solo il proprio dolore ed è disposto a manipolare chiunque, persino i suoi figli. Le donne vittime di violenza domestica, come il personaggio interpretato da Léa Drucker nel film, sono sempre in allerta. Sanno che il pericolo può emergere ovunque, in qualsiasi momento, e nessuno è immune. In Francia ogni due giorni e mezzo una donna muore di violenza domestica, e nonostante i media ne parlino, l’argomento rimane un tabù. Le vittime hanno paura di denunciare, i vicini e i familiari non dicono nulla perché non vogliono interferire con la vita coniugale. C’è un’omertà pesante. Non ho voluto affrontare il tema come una vicenda di attualità. Come in "Avant que de tout perdre" ho voluto far crescere la consapevolezza del pubblico su questo tema usando il potere del cinema che mi ha sempre affascinato. In particolare quello di Hitchcock, Haneke o Chabrol, il tipo di cinema che coinvolge lo spettatore giocando con la sua intelligenza e i suoi nervi.

 

 

Il regista ha citato "La morte corre sul fiume" di Charles Laughton e "Shining" di Stanley Kubrick tra le fonti di ispirazione del film.

Tre film mi hanno guidato in fase di scrittura: Kramer contro Kramer, La morte corre sul fiume e Shining. Li ho poi dimenticati durante le riprese, ma mi hanno aiutato a riflettere sul tema che volevo affrontare e a trovare gli umori e le atmosfere in cui far muovere i personaggi. Kramer contro Kramer è un film sui diritti dei genitori che ha avuto un grande effetto su di me. Per la prima volta si vede una donna ottenere la custodia esclusiva del proprio bambino e dipinge il dolore di una separazione con terribile acutezza. La morte corre sul fiume illustra come una persona possa essere inflessibile con dei bambini pur di ottenere i propri scopi. Shining mi ha ispirato per l’ultima parte del film in termini di follia, isolamento, terrore. La violenza domestica può portare all’orrore puro ed è questo orrore che volevo mostrare.

 

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