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Stasera in tv: “Qualcosa di buono” su Rai 1

Rai 1 stasera propone Qualcosa di buono (You’re Not You), film drammatico del 2014 diretto da George C. Wolfe e interpretato da Hilary Swank, Emmy Rossum, Josh Duhamel, Jason Ritter, Julian McMahon e Ali Larter.

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Cast e personaggi

Hilary Swank: Kate
Emmy Rossum: Bec
Josh Duhamel: Evan
Jason Ritter: Will
Julian McMahon: Liam
Ali Larter: Keely
Marcia Gay Harden: Elizabeth
Ernie Hudson: John
Loretta Devine: Marilyn
Mike Doyle: Tom
Andrea Savage: Alyssa
Frances Fisher: Gwen
Ed Begley Jr.: zio Roger
Beau Knapp: Jackson
Stephanie Beatriz: Jill

Doppiatori italiani

Chiara Colizzi: Kate
Gea Riva: Bec
Simone D’Andrea: Evan
Davide Perino: Will
Roberto Pedicini: Liam
Michela Alborghetti: Keely
Monica Pariante: Elizabeth
Tiziana Avarista: Alyssa
Jolanda Granato: Jill

 

Trama e recensione

 

Kate (Hilary Swank) è una pianista di musica classica di successo, sposata e dai modi garbati, a cui è stata diagnostica la SLA (più nota con il nome di malattia di Lou Gehrig). Bec (Emmy Rossum) è un’estroversa studentessa universitaria e aspirante cantante rock che riesce a malapena a destreggiarsi in una vita estremamente caotica e confusionaria sia sul piano delle relazioni romantiche che in altri ambiti. Eppure quando Bec decide di accettare la disperata proposta di lavoro come assistente di Kate, proprio quando il matrimonio di Kate con Evan (Josh Duhamel) comincia a entrare in crisi, le due donne si affidano a ciò che diventerà un legame non convenzionale, a volte conflittuale e ferocemente onesto. Senza una meta chiara nella vita, Bec è decisa a diventare l’ombra di Kate accompagnandola e traducendo per lei le situazioni più sconcertanti e goffamente comiche. Il risultato è un cameratismo ridotto all’estremo essenziale, fatto di sostentamento quotidiano e confessioni a notte fonda. Ma quando la sensuale, meticolosa e ostinata Kate comincia a influire sulla confusa, spontanea e inafferrabile Bec e viceversa, entrambe le donne si trovano faccia a faccia con i rispettivi rimpianti, esplorando nuovi territori ed espandendo la propria idea su chi in realtà vogliono essere.

 

 

Note di produzione

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Qualcosa di buono (You’re Not You) è un ritratto sorprendentemente divertente, provocatoriamente amaro e assolutamente commovente di un’amicizia ad alto rischio tra due donne: una che ha letteralmente bisogno di trovare una voce e l’altra alla scoperta di tutto il suo potere. “Il titolo originale You’re Not You nasce da qualcosa che Kate dice a Bec ma per molti aspetti è una frase che riguarda entrambi i personaggi. Kate non è la vera Kate. Bec non è la vera Bec. Evan non è il vero Evan. Ogni personaggio è prigioniero dell’immagine che dà di sé, fino al momento in cui comincerà a prendere coscienza dell’esistenza di un’immagine più complessa, evoluta e profonda che può essere la propria interiorità. Lungo il percorso del film, ciascun personaggio si avvicinerà sempre più alla propria vera identità”.

Il romanzo di Michelle Wildgen del 2006, You’re Not You, (Qualcosa di Buono, edito in Italia da Vallardi), si è rivelato una sorpresa per la critica. La storia di una giovane donna dalla vita ribelle e frenetica che, seguendo l’impulso del momento, decide di accettare il gravoso compito di assistere una nota musicista affetta da SLA poteva facilmente virare verso i prevedibili toni del melodramma. Al contrario, il romanzo è stato invece lodato per la sua capacità di divertire in modo semplice e rivelare argomenti che vanno dal sesso alle lezioni di cucina fino alla commovente intimità di una amicizia nata da una combinazione di evidente necessità e progressiva fiducia. O Magazine ha definito il romanzo un “piatto complesso e soddisfacente: la storia di due intime estranee e dell’influenza sulle esistenze di ognuna”, mentre People Magazine ha affermato che “Wildgen scrive con un’onestà mai scontata e accattivante ed è riuscita con maestria a catturare quel momento in cui da giovani siamo come spugne pronte ad assorbire il carattere, il gusto e il fascino di qualcun altro, elementi presi in prestito dai quali speriamo di poter inventare un nostro io individuale e autentico”.