Hitman:dal 7 dicembre al cinema. Trama e dichiarazioni degli autori



Cineblog da tempo si sta occupando di Hitman, che uscirà nelle sale italiane il 7 dicembre. Abbiamo già pubblicato i trailer di Hitman e diverse immagini e locandine. Non resta che approfondire la trama leggendo quello che i creatori stessi dicono del film.

Basato sulla omonima serie di videogiochi, Hitman narra la storia di un assassino geneticamente modificato conosciuto come l’Agente 47. E’ un uomo misterioso e complesso, con delle profonde contraddizioni al suo interno.

Infatti, la sua nascita dipende da alcuni dei maggiori criminali del mondo, ma è cresciuto in una fratellanza esiliata della Chiesa. La sua semplice esistenza sembra essere un peccato, ma lui scatena una guerra nascosta per liberare il mondo dal male. E’ brillante, carismatico e affascinante, tuttavia rivela poco di se stesso.




Non ha un nome ed è conosciuto solo per le ultime due cifre di un codice a barre tatuato dietro la testa. I suoi marchi di fabbrica sono una grazia letale, una precisione infallibile ed un forte orgoglio per il lavoro che svolge.

Ma neanche 47 può prevedere una ‘componente casuale’ che irrompe nella sua precisissima vita: l’inaspettato risveglio della sua coscienza e le emozioni sconosciute che provoca in lui una misteriosa donna russa: Nika.

Nika è bella, dura ed affascinante e si prende cura di lui, che non è abituato a ricevere questo tipo di attenzioni. Nessuno gli ha mai detto che le persone potessero avere dei rapporti naturali e questo sconvolge decisamente la sua vita.

A complicare ulteriormente la missione di 47 c’è la caccia costante da parte dell’agente dell’Interpol Mike Whittier, che ha seguito l’assassino per anni.

Timothy Olyphant (Deadwood, Die Hard – Vivere o morire) ricopre il ruolo principale. Tra gli altri interpreti del film, figurano Dougray Scott (Mission Impossible II; Desperate housewives - I segreti di Wisteria Lane), Olga Kurylenko (Paris je t’aime), Robert Knepper (Prison Break), Ulrich Thomsen (Festen – festa in famiglia), Henry Ian Cusick (Lost) e Michael Offei (Casino Royale).

Hitman è la seconda pellicola di Xavier Gens, che ha esordito con Frontier(s) e che infonde nel film delle immagini degne di una graphic novel e ricche di iconografie religiose. L’approccio di Gens al materiale è in linea con il personaggio principale: stilizzato e cool.

Da appassionato di videogame, Gens voleva rimanere fedele allo stile e allo spirito particolarissimo del gioco. Come realizzatore, era determinato ad evitare le trappole presenti negli adattamenti dei videogiochi.

“Noi volevamo che il film Hitman raccontasse una storia originale ed eccitante”, rivela Gens, “e non solo trasformare il gioco in una pellicola. Il nostro obiettivo era di tirar fuori qualcosa di ‘reale’ da un universo immaginario, rispettando allo stesso tempo tutta l’iconografia del gioco, che ha un gran numero di appassionati devoti”.

A questo scopo, Gens e lo sceneggiatore Skip Woods hanno conservato buona parte della mitologia e dell’aspetto visivo, compresi l’elaborato armamentario, le scelte di vestiti e il giglio giallo marchio di fabbrica di 47.

“Skip ha scritto una sceneggiatura fantastica partendo dal materiale di base”, rivela Le Pogam, uno dei produttori. “Ha assunto un approccio completamente diverso, ma ha mantenuto tutta la bellezza e gli elementi fondamentali del videogioco e del suo personaggio principale: vestito nero, camicia bianca, cravatta rossa, testa pelata e codice a barre.

L’ambiguità psicologica e il mistero di Hitman rimangono: da dove proviene e che tipo di istruzione ha ricevuto per sviluppare le sue impressionanti qualità?

“L’agente 47 è un assassino che non prova nessun piacere quando uccide”, prosegue Le Pogam. “E’ un professionista che fa semplicemente il suo lavoro. Ed è per questo che è così enigmatico. Noi ci chiediamo sempre perché compie queste azioni”.

Nel dar vita al personaggio principale del film Gens e Woods hanno pensato agli affascinanti protagonisti solitari che vengono solitamente associati ai western o alle spie isolate dei thriller dell’epoca della Guerra fredda. “Volevo che 47 fosse una sorta di eroe solitario”, sostiene Gans. “E’ profondamente isolato e ha qualcosa di decisamente mitologico”.

Per quanto riguarda lo spirito generale del film il regista dice: “Io pensavo di poter realizzare qualcosa di molto dark, un misto di thriller e film d’azione”.

Dopo aver visto Timothy Olyphant in Die Hard – vivere o morire, i realizzatori sapevano di aver trovato l’uomo giusto. “Tim, è stato una rivelazione”, ricorda Gens. “C’è qualcosa di interessante in lui, è una persona gentile e affascinante, ma è anche dark. Ritenevo che potesse esprimere bene la ricerca di 47 per trovare la sua umanità”.

Prima di affrontare il ruolo, Olyphant ha trascorso sei settimane con un allenatore personale, che aveva un atteggiamento che Olyphant descrive come “portiamo Tim in palestra per un’ora e mezza per vedere se riusciamo a farlo vomitare”. Inoltre, ha sparato con delle armi automatiche in un poligono di tiro.

In conclusione Gens rivela le speranze per il suo film. “Voglio che gli appassionati siano soddisfatti, ma anche che il pubblico viva l’esperienza del film come se fosse un western moderno, qualcosa di gotico ma con un tocco di poesia. Ci sono molte emozioni e importanti scene d’azione.

L’Agente 47 è un uomo violento, ma è anche in cerca della sua coscienza. Per lui, è una storia di redenzione, la possibilità di trovare la propria umanità e incominciare una nuova vita. Ovviamente, il fatto che 47 ci riesca o meno è un elemento fondamentale della storia”.

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