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Skyfall: botte, birra e… Bond!

L’omaggio di Cineblog al nuovo capitolo di James Bond.

Una premessa è d’obbligo. Il disegno contiene un errore. Voluto naturalmente. Il mitico Martini – agitato non mescolato – che nella vignetta si cala ironicamente col paracadute insieme a 007, a partire da Skyfall non ci sarà più. Questioni produttive e priorità pubblicitarie hanno imposto all’agente Bond il cambio epocale di una delle sue abitudini più proverbiali (limitando non poco il suo fascino europeo), il tutto in favore di una assai più “prosaica” birra Heineken.

Certo la fisicità rude e “proletaria” di Daniel Craig, uno che sembra a suo agio tanto in un casinò quanto in una rissa al bar, sembrerebbe sposarsi meglio col malto piuttosto che con l’alcool. Tuttavia, e di questo saranno convinti tanti “bondiani” incalliti, sarà dura abituarsi a un agente Bond attaccato al collo di una bottiglia o a un boccale piuttosto che intento a trangugiare più elegantemente la solita coppetta di vodka-Martini nell’impeccabile smoking nero. La storia (del cinema) se ne farà una ragione incassando questo rimpiazzo non poco indolore per uno dei simboli british per eccellenza, agente segreto iconico quasi quanto Dracula.

Chiusa la questione alcolica veniamo a Skyfall che promette ancora una volta di gareggiare con Bourne e Mission Impossible quanto a sospensione dell’incredulità necessaria per godersi lo spettacolo con intrighi, botti e stuntmen sparati a 100 km orari. Personalmente all’agente impersonato da Daniel Craig ho sempre dato fiducia (Casinò Royale è uno dei miei Bond preferiti) e della presenza del britannico attore dall’occhio abbacchiato e il broncio perenne, la saga di sicuro ne ha tratto beneficio dopo l’ultimo opaco episodio di Pierce Brosnan.

Skyfall:  botte, birra e… Bond!

Meno giocattoli e più muscoli, sorrisi pochi e meno sornioni ma anche un velo di malinconia in quello sguardo azzurro-iceberg e, soprattutto, una maggiore promessa sul piano sessuale (e dunque oggetto di desiderio femminile proprio come ai bei tempi andati di Connery). Sul piatto c’è tutto ancora una volta ed ogni elemento è ben cotto a puntino in questa 23° avventura che propone il mito per le nuove generazioni e al contempo adatta una vecchia idea di classicità, senza disdegnare tuttavia qualche chiaroscuro dell’anima che rende il personaggio molto più “trasversale” in termini di gradimento mainstream.

Formula rispettata dunque e sfracello di incassi garantito ancora una volta sebbene l’idea che guida l’operazione parrebbe quella di operare un ammodernamento del genere a partire dai suoi topoi (i cattivi, gli obiettivi, la tecnologia, i sentimenti).
Moderno ma non troppo insomma.

Perché ogni elemento, pur innestato in una cornice cinematografica rinnovata, non cessi di essere riconoscibile ai più o sfumi, più rischiosamente, verso incognite zone grigie. Perché in ogni film di Bond, nonostante tutto, gli ingredienti debbono restare pur sempre come le parti del suo amato ( e obsoleto?) Martini: agitati non mescolati…