Cineblog Consiglia: Dietro Lo Specchio

Dietro lo specchio (Bigger than Life – USA 1956) di Nicholas Ray con James Mason, Barbara Rush. Domani pomeriggio, giovedì 24 gennaio ore 16.40 su Rete4. Nicholas Ray è uno dei registi più interessanti di Hollywood e, come spesso accade, raramente viene ricordato come merita. A suo discapito può aver giocato il fatto di aver

dietro lo specchio locandinaDietro lo specchio (Bigger than Life – USA 1956) di Nicholas Ray con James Mason, Barbara Rush.

Domani pomeriggio, giovedì 24 gennaio ore 16.40 su Rete4.

Nicholas Ray è uno dei registi più interessanti di Hollywood e, come spesso accade, raramente viene ricordato come merita. A suo discapito può aver giocato il fatto di aver diretto “Gioventù Bruciata” che, oltre a lanciare James Dean come mito planetrio di più di una generazione, ha assorbito la fama a cui il regista avrebbe potuto aspirare anche per opere più interessanti come Johnny Guitar e, appunto, Dietro lo specchio, opera anomala ed interessantissima, concepita e diretta contemporaneamente al di dentro e al di fuori deggli stilemi hollywoodiani.

Dietro lo specchio (il titolo originale, Bigger than life, è molto più significativo), ispirato ad un fatto di cronaca, racconta la storia di un insegnante che (James Mason, anche in veste di produttore), diventato dipendente dal cortisone, scivola lentamente in un delirio caratterizzato da cliniche manie di grandezza. L’interesse del film, che racconta, in fin dei conti, una storia nel corso della quale non succede molto, è nel tono irrealistico attraverso il quale vengono mostrate le crisi del protagonista.

dietro lo specchio

Non attraverso, come accadeva spesso in questi melodrammi americani anni ’50, delle soggettive, distorte quanto si vuole del protagonista, ma contaminando con la pazzia dell’insegnante tossicodipendente anche le scene presumibilmente oggettive. Così, quando il personaggio interpretato da Mason si vede “alto tre metri” nel corso di un delirio di onnipotenza nei confronti dell’altrimenti adorato figliolo, non assistiamo, attraverso un sapiente uso di obiettivi e di scelta delle inquadrature, a questa sua trasformazione semplicemente guardando attraverso i suoi occhi, ma da un punto di vista terzo che include anche gli altri protagonisti della vicenda.

Due menzioni particolari, oltre all’ammirazione che va tributata a Ray: una va a Mason, eccezionale nel caratterizzare questo personaggio, così difficile, sospeso com’è fra l’affettuoso padre di famiglia e delirante (e spesso dissacrante: si vedano le scene a scuola) delirante “Napoleone in sella a un cavallo a dondolo”, come dice Morando Morandini; l’altra al direttore della fotografia Joseph MacDonald, per l’uso non naturalistico del colore (che Mason utilizza anche in Gioventù Bruciata e lo stupendo Johnny Guitar) che sottolinea perfettamente la crescente alienzione del professore.
Da non perdere.

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