Into The Wild: foto, curiosità e trailer italiano

Into The Wild di Sean Penn ha conquistato praticamente tutti. Sia per la regia, sia per la storia, sia per gli attori: Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart e Hal Holbrook. Oggi vi regaliamo qualche curiosità dal film: la storia è tratta dal libro

di carla,

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Into The Wild di Sean Penn ha conquistato praticamente tutti. Sia per la regia, sia per la storia, sia per gli attori: Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart e Hal Holbrook.

Oggi vi regaliamo qualche curiosità dal film: la storia è tratta dal libro “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer, e racconta la vicenda di Christopher McCandless (Emile Hirsch) che sceglie di abbandonare la sua vita agiata e di partire verso l’ignoto, all’avventura.

Pubblicato per la prima volta nel 1998, il libro di Krakauer è diventato una cosa rara nel nostro mondo urbanizzato, un ‘instant classic’ della letteratura degli spazi selvaggi. Il libro ha conquistato lettori di ogni estrazione e provenienza indagando sulla vita e la morte del ventiquattrenne Christopher McCandless, un giovane benestante che rinuncia ai suoi soldi e abbandona la sua identità per cercare il vero significato della libertà e della natura selvaggia, scomparendo all’interno di una terra estrema da cui non farà più ritorno.

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Chi era McCandless, quali luoghi ha visitato e come ha trascorso quei memorabili 113 giorni nel territorio selvaggio dell’Alaska e con poche provviste? Ecco la storia indimenticabile raccontata da Krakauer nel suo libro, estensione di un suo articolo per la rivista Outside Magazine.

Spiega Krakauer:

“Uno dei motivi per cui ho deciso di scrivere il libro è che mi sono identificato con Chris e mi sono sforzato di capirlo, anche se non pretendo di esserci riuscito fino in fondo. Chris non era un ragazzo come gli altri. Era molto egocentrico. Era ostinato. Era impetuoso. Ma era anche un puro di cuore. E la cosa straordinaria, di lui, è che non accettava compromessi. Aveva grandi ideali, un forte senso di rettitudine morale. Credeva che la sua missione nella vita fosse quella di abbandonare la via più facile. Molti lo hanno giudicato semplicemente un pazzo incompetente e irresponsabile, perché, si sono chiesti, non si è portato un’accetta e una radio, andando in Alaska? Ma a loro, Chris avrebbe risposto: non sarebbe più stata un’avventura. In un mondo come quello di oggi, dove su una mappa non ci sono più spazi vuoti, Chris ha lasciato a casa tutte le mappe.”

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Quando Sean Penn ha visto l’edizione rilegata del libro di Krakauer in una libreria di Brentwood ha avuto una reazione viscerale immediata. Ricorda di essere stato attratto come una calamita dalla foto della copertina (un autobus abbandonato nella neve) e di essere tornato di corsa a casa col libro sotto braccio:

“L’ho letto dalla prima parola all’ultima d’un fiato, due volte, prima di andare a letto. Poi mi sono alzato, il giorno dopo, non ricordo che ora fosse, e mi sono messo subito al lavoro per cercare di ottenerne i diritti. Mi sembrava una storia indimenticabile e profondamente cinematografica, sia per i personaggi che per le ambientazioni, in tutti i sensi. Ha toccato, in me, le stesse corde che credo abbia toccato in quasi tutte le persone che lo hanno letto.”

Alla fine, Penn è riuscito a ottenerne i diritti, ma dopo quasi dieci anni. Aveva fatto parte della folta schiera di coloro che si erano messi in fila per avvicinare la famiglia McCandless. Affranti e sconvolti per la perdita del loro unico figlio maschio, i McCandless avevano parlato con diversi cineasti, all’epoca, tra cui anche Penn, ma senza giungere a una decisione.

A un certo punto, proprio quando sembrava che il film si potesse finalmente fare, Billie McCandless (madre di Christopher) ha detto a Penn di avere fatto un sogno in cui suo figlio le diceva di non autorizzare il film. Ma Penn non si è lasciato scoraggiare, ed è rimasto fermo nel suo proposito, pur senza mai pressare la famiglia: “Era una storia nata per diventare un film e ho sempre pensato che, in un modo o nell’altro, quel film si sarebbe fatto”, spiega il regista.

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Dieci anni dopo, finalmente il telefono di Penn ha squillato. “Un bel giorno, all’improvviso, mi hanno chiamato e mi hanno detto di essere pronti a fare il film. Onestamente, non so perché abbiamo cambiato idea, ma è andata così”, racconta Penn. Jon Krakauer, che in tutto questo tempo si era rimesso alla volontà della famiglia, ritiene di sapere perché la famiglia ha scelto Penn. “C’è qualcosa di così diretto e autentico in Sean, che devi credergli, perché capisci subito che è uno che ti dice le cose come stanno”, osserva. “I McCandless non potevano essere più diversi da Sean, ma si sono fidati di qualcosa che hanno visto in lui.”

Dall’esterno, può sembrare che portare sul grande schermo il libro di Krakauer, così pieno di citazioni e poesie e documenti, sia stata un’impresa difficile, quasi impossibile. Dopo tutto, la storia non racconta solo la parte più esteriore di un uomo, la sua avventura nel mondo, ma anche la sua vicenda interiore, il desiderio di cose intangibili e l’acquisizione di una saggezza avvenuta quasi per osmosi, attraverso momenti e incontri spontanei. Una storia così vicina alla sensibilità e all’esperienza di Sean Penn che il regista non ha avuto difficoltà a trasferirla con rapidità e immediatezza in un copione.

“Quando mi sono seduto a scrivere la prima stesura erano passati 10 anni da quando avevo letto il libro, e non l’ho neanche riletto”, racconta. Dopo averla scritta, ho letto il libro un’altra volta e ho scoperto che Jon aveva fatto un lavoro molto accurato, perché c’era tutto. Dopodiché, c’è voluta un’ultima rilettura, per individuare meglio la direzione in cui procedere. Prima della seconda stesura, ho voluto ripercorrere le tappe del viaggio di Chris, incontrando le persone che aveva conosciuto e che arricchivano la storia in vario modo. A quel punto, ho cominciato anche a comprimere la storia, per contenerla in tempi compatibili con la narrazione cinematografica.”

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Penn ha avuto conversazioni molto intime e dolorose con la famiglia McCandless, soprattutto con la sorella di Chris, Carine, che gli ha messo a disposizione i propri diari, le lettere, i ricordi più privati del fratello, aiutandolo a dare ancora maggiore spessore al personaggio.

Jon Krakauer ammette di essere stato scettico, all’inizio, sugli esiti di una trasposizione cinematografica del libro. “Sean ha fatto un film che, secondo me, lascerà un segno negli spettatori” sintetizza lo scrittore. “Non propone facili soluzioni, non è didascalico – è un fiume intenso che ti fa riflettere.”

Emile Hirsch, il protagonista, ricorda la prima volta che ha sentito parlare di Chris McCandless da bambino, alla televisione. “Avevo 9 anni quando hanno trasmesso una puntata in televisione su di lui. Ero rimasto incantato, quasi ipnotizzato dalla storia di quel ragazzo che era andato in Alaska”, spiega. “Mi aveva colpito già allora. Quando Sean mi ha contattato, ho letto il libro e i ricordi sono riaffiorati. Sono rimasto affascinato dal suo amore per l’avventura e per il rischio, ma anche dalla sua intelligenza, dalla sua disciplina e dalla sua ricerca filosofica della verità. Dalla sua idea che fosse possibile fare qualcosa di veramente diverso della propria vita. Ma Chris ha anche affrontato momenti molto difficili, e credo che durante il suo viaggio abbia dovuto fare spesso i conti con le sue emozioni. Mi è sembrata una persona infinitamente intrigante, e ho capito di volermi calare completamente in questo ruolo. Chris pensava in modo diverso dalla maggior parte delle persone, non dava per scontate le stesse cose, non le capiva affatto. L’idea di starsene seduti a non fare niente non aveva alcun senso per lui. Si è sempre sentito spinto all’azione.”

Hirsch, come Krakauer e Penn, resta convinto che la morte di Chris sia stata un incidente. “Io credo che volesse davvero ritornare”, afferma. “Cercava una completa purificazione spirituale, ma non voleva morire.”
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E’ stata la sceneggiatura di Penn, dopo la lettura del libro, a convincere definitivamente Hirsch. “Sean era riuscito a trovare la chiave giusta per raccontare questa storia”, spiega. “Aveva collegato i personaggi attraverso una specie di linea della verità emotiva, che dà un significato e uno scopo a ognuno dei rapporti di Chris. Mi è sembrato uno di quei classici viaggi americani on the road, dove incontri ogni tipo di persone e di idee affascinanti.” Più parlava con Penn del suo approccio registico, e più si sentiva onorato di essere stato scelto per quel ruolo. “Mi emozionava pensare che erano 10 anni che Sean lavorava a questo progetto, che aveva parlato con la famiglia McCandless per conoscere meglio Chris, e che era determinato a mettere in quel film tutta l’integrità, la sensibilità e la creatività di cui si sentiva capace.”

Andare in Alaska ha avuto un effetto profondo su Hirsch, soprattutto perché le riprese sono cominciate da lì, dagli ultimi, drammatici giorni di Chris. “L’Alaska è una terra incredibile”, commenta Hirsch. “Quando mi sono trovato in quel posto, con indosso i veri vestiti che portava Chris, e sulle spalle il suo vero zaino, che era davvero molto pesante, mi sono chiesto come abbia fatto ad avanzare in quel freddo, in quella neve, in un ambiente così ostile.”

Come se non bastasse, Hirsch ha dovuto iniziare le riprese in uno stato di semi-denutrizione, dopo aver perso quasi 20 chili di peso – essendo già magro di costituzione – per rappresentare in modo realistico le condizioni debilitate di Chris, fino ad arrivare a pesare meno di 52 chili nelle scene finali del film. Le sequenze in Alaska sono state girate all’inizio delle riprese, anche perché acquistare peso è un processo molto più rapido che non perderlo. “Ero a dieta strettissima”, spiega Hirsch. “Mangiavo poco e in modo tale da non sentirmi mai sazio.”

Nel frattempo, Hirsch è diventato sempre più intensamente consapevole di quello che McCandless deve avere passato in quei suoi ultimi, misteriosi giorni da solo. “Io credo che abbia avuto paura”, dice Hirsch. “Quando si è trovato di fronte alla grande barriera di una natura tanto fredda e spietata, Chris deve avere capito i rischi a cui andava incontro.” Ma il giovane attore ha vissuto anche momenti di straordinaria pace e consapevolezza, come è convinto sia accaduto a Chris. “Passando tanto tempo nell’autobus che è diventato l’ultima casa di Chris, mi ci sono davvero affezionato. Scoprivo ogni giorno cose nuove della natura che mi circondava, e l’autobus è diventato un po’ il simbolo del muoversi nel mondo anche stando fermi”, dice.

(Si ringrazia l’ufficio stampa per il materiale fornito)

Trailer Italiano:

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