C'è Tempo: trailer, trama, foto e poster del film di Walter Veltroni

C'è Tempo: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sulla commedia di Walter Veltroni nei cinema italiani dal 7 marzo 2019.

[Per visionare il trailer clicca sull'immagine in alto]

 

Il 7 marzo Vision Distribution porta nelle sale C'è Tempo, primo lungometraggio di fiction per lo scrittore, politico e regista Walter Veltroni, dopo una serie di documentari tra cui Quando c'era Berlinguer (2014) e I bambini sanno (2015).

"C'è Tempo", sceneggiato dallo stesso Veltroni insieme a Doriana Leondeff, è stato girato a Rimini, Parma e San Casciano.

 

La trama ufficiale:

 

Stefano (Stefano Fresi), quarantenne precario e immaturo, vive in un paesino di montagna e fa un lavoro bizzarro: l'osservatore di arcobaleni. Alla morte del padre, mai conosciuto, scopre di avere un fratellastro tredicenne, Giovanni (Giovanni Fuoco), fin troppo adulto per la sua età. Senza alcuna intenzione di prendersene cura, Stefano parte per Roma e ne accetta la tutela solo per ricevere in cambio un generoso lascito. Profondamente diversi, i due intraprendono un viaggio in macchina che, fra diffidenze iniziali e improvvise complicità, si colora a ogni tappa. L’incontro con la cantante Simona (Simona Molinari), in tour con sua figlia, sarà la svolta nel rapporto tra Stefano e Giovanni che, strada facendo, scopriranno quanto essere fratelli possa essere sorprendente, proprio come un arcobaleno a due volte sovrapposte.

 

Il cast di "C'è Tempo" è completato da Max Tortora, Francesca Zezza, Sergio Pierattini, Laura Ephrikian, Silvia Gallerano, Shi Yang Shi, Anna Billò, Giovanni Benincasa e Jean-Pierre Léaud.

 

 

NOTE DI REGIA

 

Quelle che state per leggere vengono definite le “note di regia”. Cioè il racconto dell’intenzione di chi ha costruito il film, la spiegazione del linguaggio scelto, il senso della storia raccontata. “C’è tempo” è un piccolo film, arrivato dopo diversi documentari e migliaia di film visti. È la storia di un viaggio di due persone sole, legate dal filo di un Dna ma separate dalle condizioni sociali e dal tempo in cui sono nate e cresciute.

Il film è – questa sì intenzione della regia – un evidente atto d’amore per il cinema italiano. Chi ama il cinema, cioè chi legge queste note, potrà riconoscere più di cinquanta grate citazioni, giocate tra scenografia, costumi, luoghi, battute…

Il film è anche un omaggio alla commedia all’italiana, quella che cercava di legare l’intenzione di comunicare significati e messaggi sociali e persino politici, in modo non aristocratico, con il rispetto e l’amore per tutto il pubblico, non solo quello più colto. La commedia che riusciva a far convivere le emozioni più diverse. Riusciva, insieme, a far commuovere e sorridere, se non ridere, chi andava al cinema.

L’arcobaleno, il contrario del labirinto, è un simbolo importante, di questi tempi. È un luogo reale e di sogno dove differenze radicali, quelle della luce e dei colori, convivono trasformandosi in una meraviglia per tutti. Il labirinto, luogo per definizione uniforme, ci isola e disperde. L’arcobaleno, esaltazione della diversità, ci unifica nella comunità di uno sguardo e di un incanto.
Nel film interpreta la parte di se stesso Jean-Pierre Léaud. Non è solo un omaggio a Truffaut, autore imprescindibile. È un omaggio anche all’idea di giovinezza e di vita, al desiderio di libertà, viaggio, dubbio del protagonista di “I 400 colpi”, Antoine Doinel.  [Walter Veltroni]

 

Coproduzione Italo-Francese prodotta da Palomar in coproduzione con Pathè e in collaborazione con Vision Distribution, il film è stato prodotto da Carlo Degli Esposti, Nicola Serra e coprodotto da Jérôme Seydoux.

 

 

 

 

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