Nessun uomo è un'isola: trailer italiano del documentario di Dominique Marchais

Nessun uomo è un'isola: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul film documentario di Dominique Marchais nei cinema italiani dal 13 marzo 2019.

[Per visionare il trailer clicca sull'immagine in alto]

 

Il 13 marzo arriva nei cinema italiani, con Kitchen Film, il documentario Nessun uomo è un'isola di Dominique Marchais, che racconta un viaggio in Europa, dal Mediterraneo alle Alpi, dove scopriamo uomini e donne che lavorano per riportare in vita lo spirito della democrazia e del buon governo.

 

La trama ufficiale:

 

“... Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.” Nessun uomo è un’isola è un viaggio in Europa, dal Mediterraneo alle Alpi, dove scopriamo uomini e donne che lavorano insieme per far vivere localmente lo spirito della democrazia e per creare il paesaggio del buon governo. Dagli agricoltori della Cooperativa Galline Felici in Sicilia agli architetti, artigiani e funzionari delle Alpi svizzere e del Vorarlberg in Austria, tutti fanno politica a partire dal loro lavoro e pensano a se stessi come a un destino comune. Il locale potrebbe essere l’ultima sponda dell’utopia?

Il regista Dominique Marchais spiega da dove viene il titolo "Nessun uomo è un’isola".

E’ il primo verso di un poema di John Donne dell’inizio del XVII secolo: “Nessun uomo è un’isola, un tutto, completo in se stesso; ogni uomo è un frammento del continente, una parte del tutto; se il mare porta via una zolla di terra, l’Europa ne viene sminuita, come se le onde avessero spazzato via un promontorio, la casa dei tuoi amici o la tua; la morte di ogni uomo mi sminuisce, perché appartengo alla razza umana; quindi, non chiedere mai per chi suona la campana: è per te che suona.” John Donne traccia un parallelo tra lo spazio geografico, il continente e il genere umano. Questa analogia è la stessa proposta dal film, che pone sullo stesso piano la questione spaziale, quella del paesaggio e, volendo, la politica della cooperazione, della solidarietà e del cambiamento. Come dice uno dei membri di Galline Felici: “È inutile avere la propria bella casetta se fuori regnano i bombardamenti”. La domanda è quindi come aprirsi al mondo mantenendo intatta la propria differenza. L’opposizione tra locale e globale mi sembra un po’ pretestuosa. Il Locale, qui, è un insieme di azione, di progetto, più che di appartenenza. O allora si tratta di un’appartenenza a ben altro, a cominciare da quella al genere umano. Il film mette quindi in relazione situazioni locali molto contrastanti, con delle culture politiche e dei contesti economici molto diversi tra loro, che però sembrano con-vergere. Indaga il possibile emergere di una popolazione europea, persone che lavorano sugli stessi problemi, scoprono le stesse attitudini e che hanno un orizzonte comune.

 

Già critico cinematografico di "Les Inrockuptibles", Dominique Marchais nel 2003 ha diretto Lenz échappé (Lenz scampato) liberamente ispirato al racconto di Georg Büchner. Da molti anni lavora sulle relazioni tra paesaggio e politica attraverso la forma del cinema documentario. Le temps des grâces (Il tempo delle grazie), stato dell’arte sui luoghi della modernizzazione agricola, costituisce la chiave di volta “storica” di una ricerca sulla Francia rurale contemporanea di cui La ligne de partage des eaux (La linea di divisione delle acque), inscritto nel bacino della Loira per ritrarre un certo stato del paesaggio francese, costituisce la chiave di volta “geografica".

 

 

 

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