Un'altra Vita - Mug: trailer italiano del film polacco Orso d'Argento a Berlino

Un'altra Vita - Mug: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul film drammatico di Malgorzata Szumowska nei cinema italiani dal 24 aprile 2019.

[Per visionare il trailer clicca sull'immagine in alto]

 

Il 24 aprile approda nelle sale italiane, con Movies Inspired, il dramma polacco Un'altra Vita - Mug diretto da Malgorzata Szumowska e Gran Premio della Giuria al 68° Festival di Berlino.

 

La trama ufficiale:

 

Jacek ama l’heavy metal, la sua fidanzata e il suo cane. La sua famiglia e i parrocchiani del suo paesino lo trovano un tipo bizzarro e divertente. Jacek lavora presso il cantiere edile di quella che dovrebbe diventare la statua di Cristo più alta del mondo. Dopo che un grave incidente lo sfigura completamente, tutti gli occhi vengono puntati su di lui mentre si sottopone al primo trapianto facciale del Paese.

 

Il cast del film: Mateusz Kościukiewicz, Agnieszka Podsiadlik, Małgorzata Gorol, Anna Tomaszewska, Dariusz Chojnacki, Robert Talarczyk, Roman Gancarczyk, Iwona Bielska, Martyna Krzysztofik, Krzysztof Czeczot e Krzysztof Ibisz.

 

 

La regista Malgorzata Szumowska conferma che “Mug” è ispirato a eventi reali.

Sì, ma fanno solo da sfondo alla storia. Gli elementi importanti sono, da una parte, la costruzione della più grande statua di Cristo del mondo, a Świebodzin, Più grande anche di quella di Rio de Janeiro. Dall’altra, invece, la prima operazione di trapianto facciale al mondo, per salvare la vita del paziente. Fu eseguita dai medici del Centro Oncologico di Gliwice. Mi sono documentato accuratamente su entrambi gli eventi e abbiamo parlato anche con Grzegorz Galasiński, l’uomo che si sottopose a tale operazione. Incontrarlo ci fu molto d’aiuto.

 

 

Szumowska racconta il suo fare cinema e ciò che preferisce raccontare nei suoi film.

Faccio film su ciò che mi disturba, della Polonia. E ciò che mi irrita è una fede cattolica profondamente radicata e poco attenta all’altro, l’ipocrisia, l’aggressività, la mancanza di tolleranza e il fatto di girarsi dall’altra parte di fronte al diverso, al nuovo. Questi elementi erano presenti in tutti i miei film, però “Mug” è quello che li approfondisce di più. È capitato, semplicemente. Per me non è pensabile affrontare certi argomenti in punta di piedi, con umiltà o abbozzando una qualche tesi iniziale. So che certe cose non le posso combattere, ma posso prendermene gioco. Ho l’impressione che ne trarremmo tutti dei benefici, se, in Polonia, ridessimo di più e discutessimo di meno. È questo che intendo dire nel film: nonostante le avversità del fato e il comportamento dei famigliari, Jacek non si perde d’animo. Ciò che sta succedendo in Polonia mi preoccupa, mi addolora, mi riempie di ansia, ma se ne parlassi in questo modo nessuno vorrebbe ascoltarmi. Così ho scelto il black humour.Il fatto di lavorare insieme, permette a me e Michał Englert di avere ancora più chiaro in mente che tipo di cinema desideriamo fare. Ci fidiamo l’uno dell’altra e insieme abbiamo la sensazione di poter osare di più.Per quanto riguarda l’umorismo nel cinema, noi stessi vogliamo capire se funziona. Il cinema polacco, finora, non vanta molte commedie che sono state apprezzate all’estero. Magari la situazione cambierà. Non mi metterò a girare una commedia proprio ora, però mi interessa esplorare lo strumento del black humour, perché è una ventata d’aria fresca, è interessante. Credo rappresenti un valido tentativo di mostrare il popolo polacco da una prospettiva diversa rispetto al punto di vista serio, storico e martirizzante a cui il mondo è abituato. Già in passato avevo provato ad avvicinarmi con cautela a diversi temi nazionali, diciamo emblematici dal punto di vista delle convenzioni sociali, ma questo è stato un successo diverso. Dopo il film “Ciało”, quando il nostro umorismo cinematografico venne apprezzato dalla critica sia in Polonia sia all’estero, è cresciuto sempre più il mio desiderio di dimostrare che anche i polacchi sanno prendere le distanze dalle cose. Sempre più spesso mi trovo a pensare che solo la distanza e l’umorismo ci possano salvare.

 

 

 

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