Ghostbusters 3: Bill Murray pronto a tornare

Bill Murray intervistato al Festival di Cannes si dice pronto a tornare in "Ghostbusters 3".

Bill Murray è al Festival di Cannes dove ha presentato la zombie-comedy I morti non muoiono (The Dead Don't Die) di Jim Jarmusch, impegno a cui faranno seguito le riprese di On the Rocks, film che vedrà l'attore tornare a collaborare con Sofia Coppola per la prima volta da Lost in Translation del 2003.

Il nome di Bill Murray è indissolubilmente legato al personaggio di Peter Venkman del cult anni ottanta Ghostbusters, e grazie ad un accordo siglato con lo studio, l'attore dopo il sequel del 1986 ha impedito la realizzazione di altri film senza il suo previo consenso. Nel 2016 è apparso in un cameo nel reboot al femminile di Paul Feig e ora alla domanda su una sua eventuale partecipazione all'annunciato e confermato Ghostbusters 3 di Jason Reitman, l'attore ha risposta "Farò il prossimo". Si tratta di una grande notizia per i fan del franchise che erano in fervida attesa di sapere se il cast originale avrebbe preso o meno parte all'atteso sequel.

Questo franchise ha pagato il college di mio figlio. Abbiamo realizzato questa grande cosa. Ne siamo i custodi. E' una cosa grandiosa ed è stato un film molto divertente da realizzare. E' un film vero con alcune cose davvero divertenti.

 

Per quanto riguarda il motivo per cui si sarebbe convinto a tornare per "Ghostbusters 3", l'attore ha spiegato che è per il grande rispetto che prova per il lavoro che tutti hanno fatto sul film originale "Ghostbusters". Murray afferma anche che il primo film è stato uno sforzo di gruppo più di quanto inizialmente si era pensato.

Sono persone meravigliose: Danny (Aykroyd), Ernie (Hudson), Harold (Ramis), Rick Moranis, Annie Potts - sono alcune delle persone più fantastiche e hanno una vera carriera. Trattano le persone con rispetto. Capiscono realmente cosa significa essere un attore cinematografico. E' una piena collaborazione.

 

Per quanto riguarda il suo costante rifiuto in tutti questi anni a dare la sua approvazione ad un altro progetto "Ghostbusters", Bill Murray insiste sul fatto che non voleva lavorare con un gigantesco studio di Hollywood per realizzarlo. "Il rapporto che hai con quelle persone come collaboratori non è necessariamente il rapporto che ho con Sony", dice l'attore. Murray ha sempre preteso una grande libertà durante la costruzione della sua carriera e un livello tale di libertà non è sempre possibile quando si lavora con un grande studio. Per quanto riguarda il suo ritorno nel 2016 per il reboot al femminile, Murray rivela che lo ha fatto per la sua amicizia con Kate McKinnon e Melissa McCarthy. Murray ha spiegato perché ha fatto il film del 2016 e farebbe anche "Ghostbusters 3".

Ero in quel film solo perché me lo hanno chiesto, e sapevo che se avessi detto no, stavo dicendo che non avrei supportato quel film. Mi sentivo come: "OK, ho intenzione di sostenerli perché li sostengo come persone". Quindi l'ho fatto e farei il prossimo.

 

Bill Murray metterà quindi da parte la sua avversione per i meccanismi produttivi del cinema mainstream per collaborare di nuovo con i suoi vecchi amici. Per quanto riguarda invece l'attuale modo in cui funziona il sistema Hollywood in generale, Murray non crede che sia un sistema che investirebbe su di lui.

I grandi film degli studios ora hanno il loro modo di fare le cose, generate al computer, è la formula che usano e così che vedono le cose. Penso che contino davvero quanti follower di Twitter abbiamo e tutte quelle cose. Penso che in realtà sia un fattore, ma dato che non ho follower su Twitter, non sono una persona bancabile nel loro mondo. Sono un grande negativo per un film.

 

Murray è quindi pronto per "Ghostbusters 3", e a questo punto la palla passa a Jason Reitman e allo studio, ma è chiaro che dopo le parole di Murray, una mancata apparizione del cast originale nel nuovo film sarebbe un'altra enorme delusione da digerire per i fan di lunga data di "Ghostbusters" (ogni riferimento al reboot al femminile non è puramente casuale).

 

 

Fonte: IndieWire

 

 

 

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