L'angelo del crimine: trailer italiano del thriller argentino ispirato al serial killer “l’angelo nero”

L'angelo del crimine: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul thriller di Luis Ortega nei cinema italiani dal 30 maggio 2019.

[Per visionare il trailer clicca sull'immagine in alto]

 

Il 30 maggio arriva nei cinema italiani, con BiM Distribuzione e Movies Inspired, L'angelo del Crimine (El Angel), un dramma biografico a tinte thriller tratto dalla vera storia di Robledo Puch, il serial killer più famoso d'Argentina negli anni '80.

Il film vede protagonista Lorenzo Ferro affiancato da Chino Darín, Daniel Fanego, Mercedes Moran, Cecilia Roth, Luis Gnecco e Peter Lanzani.

 

La trama ufficiale:

 

Buenos Aires, 1971. Giovane, spavaldo, coi riccioli biondi e la faccia d'angelo, Carlos entra nelle case della gente ricca e ruba tutto ciò che gli piace. L'incontro a scuola con Ramón, coetaneo dal quale è attratto, segna il suo ingresso in una banda di criminali, con la quale compie altri furti e soprattutto il suo primo omicidio, di fronte al quale rimane assolutamente impassibile. Fino alla morte dell'amato Ramón e oltre, Carlos proseguirà indisturbato le sue attività criminali, uccidendo ancora e talvolta facendo ritorno dai genitori come un figlio qualsiasi. Verrà arrestato dopo un colpo andato a male e l'assassinio di un complice.

 

 

Il co-sceneggiatore Rodolfo Palacios racconta Carlos Robledo Puch, fonte d'ispirazione del film.

Per questo film Luis Ortega si è ispirato alla storia di Carlos Robledo Puch, conosciuto come “l’angelo nero”, un ladro che, tra il 1971 e il 1972, uccise undici persone sparando loro alla schiena oppure mentre dormivano. Sembra che per lui la morte fosse un’astrazione. I crimini di Robledo avvennero durante un periodo di positivismo influenzato dalle teorie lombrosiane, che sostenevano che la bruttezza fisica fosse un movente per commettere crimini (criminali nati con occhi sporgenti, pelle scura, naso aquilino, fronte spaziosa, denti storti). Robledo non avrebbe potuto essere più diverso. La sua classe sociale, la sua solida famiglia nucleare e il suo pacato contegno si rivelarono un eccellente travestimento per commettere reati, ma ciò che più confuse l’opinione pubblica fu proprio la sua bellezza fisica. Da questa miscela affascinante, Ortega ha costruito un “Carlitos” immaginario che si discosta considerevolmente dal “mostro Robledo”. Facciamo la conoscenza di un personaggio le cui azioni sono misteriose anche per se stesso. La stampa lo chiamò “lo sciacallo” o “il mostro con la faccia da bambino”. A quel tempo, il suo viso era angelico, aveva riccioli biondi e una bellezza magnetica: un agente di polizia disse che era come una versione al maschile di Marilyn Monroe. Oggi, dopo oltre quarantacinque anni di carcere, Carlos Robledo Puch è il prigioniero più longevo nella storia dell’Argentina.

 

Il regista Luis Ortega racconta dal suo punto di vista il protagonista del film.

Fin dalla tenera età sono stato inspiegabilmente attratto dalla criminalità. Molti personaggi dei film alimentavano quell’attrazione, che inizialmente era visiva, ma si è poi evoluta in un bisogno fisico di adrenalina, qualcosa a cui potessi fare riferimento. Una volta adolescente e per le strade, l’iper-realtà della violenza era troppo pazza per me. Così, quando ho deciso di raccontare la storia di un giovane ladro diventato assassino, ho pensato che non dovesse essere un film ripugnante, bensì piuttosto qualcosa di bello, un regalo per il pubblico. Quando cresci, tutto ti viene imposto, perciò il crimine può sopraggiungere come un diritto naturale, un’estensione della tua sete di libertà. Non sempre ha a che fare con il male, bensì con il sentirsi vivi. E il modo più veloce per sentirsi vivi è quello di entrare nella linea di fuoco. Un bambino potrebbe agire in un certo modo per via di cose che sono evidenti per lui, come la ferma convinzione che Dio stia osservando da vicino, o che il mondo sia qualcosa di apocrifo che necessita di essere violato.

 

 

 

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