Il mangiatore di pietre: trailer, trama e poster del film con Luigi Lo Cascio

Il mangiatore di pietre: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul film drammatico di Nicola Bellucci nei cinema italiani dal 18 luglio 2019.

[Per visionare il trailer clicca sull'immagine in alto]

 

Il 18 luglio esce nelle sale Il mangiatore di pietre, il dramma di Nicola Bellucci con Luigi Lo Cascio, Ursina Lardi, Bruno Todeschini, Vincenzo Crea e Beppe Servillo. Girato in Piemonte (Val Varaita, Cuneo) e in Ticino (Val Bavona), il film è la trasposizione sul grande schermo dell’omonimo best-seller di Davide Longo.

Ho letto il romanzo di Davide Longo nel 2012 in Cecenia durante le riprese di “Grozny Blues”. Mi confrontavo ogni giorno con persone che subivano gravi minacce da parte del regime, che mettevano in gioco la propria vita pur di resistere alla barbarie dilagante nel Paese. Ho assistito personalmente al rifiuto dell’asilo a persone minacciate di morte da parte di Paesi europei che si professano civili. Ero pieno di rabbia e senso di impotenza. Forse per questo mi ha colpito la storia di Cesare, in qualche modo mi sono identificato con lui. C’era qualcosa di molto personale per me in quella storia , mi affascinava la dimensione etica del personaggio, quel suo lottare contorto al confine tra il bene e il male.

Nicola Bellucci - Regista

 

 

La trama ufficiale:

 

Piemonte, una valle ai confini con la Francia. In una notte d’autunno affiora dalle acque di un torrente il cadavere di un uomo fulminato da due colpi di fucile. A ritrovarlo è Cesare (Luigi Lo Cascio), detto il Francese, passeur che da anni ha lasciato il mestiere di contrabbandiere e vive con la sua lupa chiuso nella solitudine di una baita.Il maresciallo Boerio (Leonardo Nigro) è incaricato di investigare la morte del giovane Fausto, ma il suo legame con la mafia locale verrà presto messo in discussione dalla commissaria Sonia Di Meo (Ursina Lardi). I diversi destini si intrecciano quando Sergio, un giovane del paese (Vincenzo Crea), scopre un gruppo di rifugiati in una capanna abbandonata.

 

Il cast è completato da Lidiya Liberman, Antonio Zavatteri, Leonardo Nigro, Paolo Graziosi, Emiliano Audisio ed Elena Radonicich.

 

NOTE DI REGIA

 

Sono state le forti sensazioni suscitate in me dalla lettura del romanzo di Davide Longo a convincermi di voler realizzare "Il Mangiatore di Pietre". Nella storia del “mangiatore” si rivelano i lati opachi delle cose, la duplicità dell’agire umano che mi affascina e spaventa, e che da tempo volevo “cinematograficamente” raccontare, arrischiandomi in un territorio affascinante,quello tra romanzo di formazione e film di genere.Il confine, territorio di mezzo, indeterminato e ambiguo: linea reale, convenzionale o culturale, che separa, sempre, ciò che è altro da sé è il luogo simbolico per eccellenza di questo film. Il confine da proteggere e da oltrepassare, diventa la linea demarcatrice delle scelte morali, dei rapporti interpersonali e del destino dei suoi protagonisti, moltiplicando gli interrogativi di partenza all’infinito. Lungo il filo conduttore di questa dialettica fra interno ed esterno si snoda la trama de Il mangiatore di pietre: un “noir” duro, amaro, da nodo alla gola. Con un duplice punto di vista: quello del passeur Cesare, trafficante d’uomini, e quello del giovane Sergio, ragazzo che si sta facendo uomo. Sullo sfondo, come un Coro greco, la desolazione di un mondo alpino ormai in abbandono, con i suoi abitanti e il loro modo di vivere sobrio e solitario all’interno di una comunità disgregata dalla modernità e, quasi un punto interrogativo, un gruppo di clandestini in attesa di conoscere la propria sorte.Ma, appunto, non solo un noir. La pista noir è un pretesto per portare alla luce rapporti conflittuali e durissimi tra padri senza figli e figli senza padri, in cui valori e affetti si tramandano in modo più trasversale, fra amici, ma anche nel rapporto "adottivo", per così dire, tra padrino e figlioccio. Il film racconta della fine di un mondo, di un’epoca, di uno stile di vita, di un uomo, Cesare, che sembra aver rinunciato a vivere. Intorno a lui tutto sembra soffocare, il dolore stesso non ha voce, il sangue non ha odore, è una macchia rosso scura sul pavimento. Anche l’amore non dà calore, non scioglie il gelo. Tutto sembra essere già stato detto, o forse non serve più parlare dove l’Uomo sembra condannato alla solitudine e al silenzio.

 

 

 

 

 

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