La vita invisibile di Eurídice Gusmão: trailer italiano del film premiato a Cannes 2019

La vita invisibile di Eurídice Gusmão: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul film drammatico di Karim Aïnouz nei cinema italiani dal 12 settembre 2019.

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Dopo la tappa al Festival di Cannes 2019, dove ha vinto il Premio Miglior Film
nella sezione "Un Certain Regard", il 21 settembre arriva nei cinema italiani, con Officine UBU, il film La vita invisibile di Eurídice Gusmão di Karim Aïnouz.

Al centro della vicenda la storia di due sorelle, Guida ed Eurídice, due donne complementari, unite e inseparabili, ma che finiranno per essere divise da un destino ingiusto e dalla società patriarcale della Rio de Janeiro degli anni '50.
Affronteranno entrambe un percorso di emancipazione che le porterà a rincorrere i propri sogni senza mai abbandonare la speranza di potersi ricongiungere.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Martha Batalha edito in Italia da Feltrinelli. In occasione dell’uscita in sala del film sarà disponibile nelle librerie, a partire da settembre, una rinnovata edizione del volume, proposta in contemporanea alla pubblicazione del nuovo romanzo dell’autrice: “Il castello di Ipanema”.

 

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Una vicenda umana che sottolineasse una forza tanto più grande nel restare insieme di quanto non si affievolisca nel ritrovarsi da soli, indipendentemente dalle diverse specificità di ciascuno. Con “La vita invisibile di Eurídice Gusmão”, ho immaginato un film dai colori molto saturi, con l’obbiettivo sempre vicino ai personaggi, tanto da palpitare con loro. Ho immaginato un’opera gravida di sensualità, musica, dramma, lacrime, sudore e mascara, ma anche un film che non nasconde crudeltà, violenza e sesso; un racconto che non ha paura di essere sentimentale, più grande della vita stessa - un film che battesse al ritmo dei cuori delle mie amate protagoniste: Guida ed Eurídice.

Karim Aïnouz - Regista

 

 

NOTE DI REGIA

 

Sono stato profondamente commosso dalla lettura del libro. Ha innescato vividi ricordi della mia vita. Sono cresciuto nel Nord-Est del Brasile conservatore degli anni ’60, in una famiglia composta in maggioranza da donne - una famiglia matriarcale in un contesto iper-machista. Gli uomini erano spariti o spesso assenti. In una cultura patriarcale, ho avuto la grande possibilità di far parte di una famiglia in cui le donne avevano i ruoli principali. Ciò che mi ha spinto ad adattare La vita invisibile di Eurídice Gusmão, era il desiderio di rendere visibili molte vite invisibili, come quelle di mia madre, mia nonna, le mie zie e tante altre donne di quel tempo. Le loro storie non sono state raccontate abbastanza, né nei romanzi, nei libri di storia né nel cinema. Come reagiva una donna negli anni ’50 quando aveva il suo primo rapporto sessuale con il marito? Com’era non voler rimanere incinta prima dell’avvento dei contraccettivi? Come poteva una madre single crescere un bambino in un ambiente che la escludeva in un modo così brutale? Non possiamo dare per scontate queste domande. La sfida consisteva nell’affrontarle da un punto di vista intimo - ed è questo che il romanzo fa con tanta intelligenza. Il melodramma è stato diluito e reso precario dalla televisione brasiliana con le telenovele. Tuttavia, questi show vengono seguiti da milioni di spettatori ogni giorno, dimostrando che il melodramma ha un forte potenziale comunicativo. Qui ho cercato di celebrare il melodramma come una strategia estetica radicale per delineare una critica sociale dei nostri tempi, visivamente splendida e tragica, grandiosa e cruda. Volevo creare una storia che facesse luce su un capitolo invisibile della storia delle donne. Ero intenzionato a raccontare una storia di solidarietà, una storia che sottolineasse il fatto che siamo molto più forti insieme di quanto lo siamo da soli, indipendentemente da quanto potremmo essere diversi. Con La vita invisibile di Eurídice Gusmão, ho immaginato un film con colori molto saturi, con l’obbiettivo molto vicino ai personaggi, che palpitasse con loro. Ho immaginato un film pieno di sensualità, di musica, di dramma, lacrime, sudore e mascara, ma anche un film gravido di crudeltà, violenza e sesso; un film che non ha paura di essere sentimentale, più grande della vita stessa - un film che battesse con i cuori delle mie due amate protagoniste: Guida ed Eurídice. [Karim Aïnouz]

 

 

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KARIM AINOUZ - NOTE BIOGRAFICHE

Karim Aïnouz è un pluripremiato regista, sceneggiatore e visual artist. Il suo primo lungometraggio, Madame Satã, ha debuttato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes nel 2002. Ha diretto anche Love For Sale, 2006 (Venezia – Orizzonti), I Travel Because I Have To, I Come Back I Love You, 2009 (Venezia – Orizzonti), e The Silver Cliff, 2011 (Quinzaine des Rèalisateurs di Cannes). Nel 2014 Futuro Beachè stato presentato alla Berlinale in Competizione. Il documentario Central Airport THF ha debuttato alla 68° Berlinale (Panorama) e ha vinto il Premio Internazionale Amnesty. Il regista ha partecipato alla 76. Mostra del Cinema di Venezia come presidente della giuria del progetto "28 Times Cinema", che ha assegnato il GdA Director's Award per il sesto anno consecutivo. La vita invisibile di Eurídice Gusmão è il suo settimo lungometraggio. Aïnouz ha diretto con Sergio Machado la serie televisiva Alice per HBO Latin America. Le sue installazioni e progetti collaborativi come visual artist hanno fatto parte di eventi come Sharjah, São Paulo e Whitney Museum Biennials. È anche tutor sceneggiatore presso il Porto Iracema das Artes a Fortleza, in Brasile.

 

 

 

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