Roma 2019, The Aeronauts, la recensione: spettacolare ma inverosimile Gravity in mongolfiera

Il regista di The Woman in Black 2 alla Festa del Cinema di Roma.

5 anni dopo La Teoria del Tutto, film che portò lei alla nomination agli Oscar e lui all'ambita statuetta, Felicity Jones e Eddie Redmayne si sono ritrovati sul set per girare The Aeronauts, film ispirato a fatti (parzialmente) realmente accaduti nel 1862, quando lo scienziato James Glaisher volò più in alto di chiunque altro nella Storia dell'uomo, superando gli 11.000 piedi d'altezza a bordo di una mongolfiera. Peccato che al suo fianco non ci fosse un'aeronauta donna, ovvero l'Amelia Wren interpretata dalla Jones, bensì Henry Coxwell, qui dimenticato e sostituito con una figura completamente inventata.

Regista di War Book e di The Woman in Black 2 - L'angelo della morte, sequel horror mai visto nelle sale d'Italia, Harper è atterrato alla Festa del Cinema di Roma a bordo di una pellicola che spettacolarizza un evento epico e al tempo stesso drammatico, chiaramente romanzato e viziato da una retorica di fondo che aumenta tra troposfera e stratosfera.

Presentato da Antonio Monda, direttore artistico della Festa capitolina, come una sorta di 'Gravity in mongolfiera', The Aeronauts racconta quanto realizzato dall'immaginifica Wren, nel film rimasta da poco vedova dell'amato marito, aeronauta come lei, e dall'ambizioso e visionario Glaisher, deriso dai colleghi perché certo di poter fare 'previsioni meteorologiche', studiando il cielo, l'atmosfera terrestre, all'epoca semplicemente sconosciuta, avvolta nel totale mistero. Harper, regista tv di serie come Peaky Blinders e Misfits, fa ampio uso di flashback per raccontarci il vissuto dei due protagonisti, talmente distanti e diversi da apparire semplicemente improbabili, come ipotetica 'coppia', anche solo professionalmente parlando. Tanto meticoloso lui quanto irrazionale lei, mentre il cielo di Londra si staglia in tutta la sua imponenza sul grande schermo, avvolto nel totale silenzio perché privo di aerei, accarezzato da farfalle e uccelli, attraversato da nuvole cariche di pioggia, neve e grandine.

Visivamente parlando, The Aeronauts è un film che sa dove colpire, cedendo ampio sfogo tecnologico alla ricostruzione computerizzata di tempeste e pericoli vari in altissima quota, dando ansiogena credibilità all'impresa realmente realizzata da Glaisher e dal cestinato Henry Coxwell. Quel che appare improbabile è lo sviluppo della vicenda, perché Harper e lo sceneggiatore Jack Thorne drammatizzano a tal punto l'evoluzione degli eventi da rischiare l'effetto Mission Impossible in pieno '800, mentre la Jones si fa in quattro per dare plausibilità all'enorme sforzo fisico vissuto dalla protagonista e Redmayne gioca per una volta di sottrazione, limitandosi a farle da spalla.

Il personaggio di Felicity, colpito da un grave lutto ma in grado di rialzarsi sempre e comunque, prende spunto da Sophie Blanchard, prima aeronauta donna professionista, per quello che potremmo definire uno 'stratagemma in quota rosa' chiaramente necessario in tempi come questi, e al tempo stesso utile dal punto di vista dello scontro tra sessi in anni spaventosamente maschilisti. E' lei, per una volta, ad avere il comando, ed è lei, signora in gonnella, a salvare lui. Ma se dal punto di vista visivo The Aeronauts è un film che ammalia, è nella fase di scrittura che cede colpi, a causa di facili luoghi comuni nei confronti dei suoi protagonisti ed evitabili eccessi che tramutano la Jones in una sorta di Wonder Woman del XIX secolo. Bilanciando maggiormente attendiblità e spettacolarità, perché l'incredibile e inverosimile finale è stato completamente inventato, l'insieme ne avrebbe sicuramente giovato.

Voto di Federico 6

The Aeronauts (Regno Unito, 2019, biopic) di Tom Harper; con Felicity Jones, Eddie Redmayne, Himesh Patel, Phoebe Fox

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