Roma 2019, The Vast of Night, la recensione: Incontri ravvicinati ai confini della realtà

Un’invasione aliena fatta di suoni e parole.

Uno sci-fi citazionista a micro-budget per un esordio d’autore da applausi, quello scritto e diretto dallo sconosciuto Andrew Patterson, oggi presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione ‘Tutti ne Parlano’. The Vast of Night è un’opera che dichiaratamente omaggia Ai confiniti della Realtà, serie di culto creata nel 1959 da Rod Serling, strizzando l’occhio al giovane Steven Spielberg di Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Siamo proprio sul finire degli anni Cinquanta, nel corso di un’apparentemente tranquilla notte d’estate, in una piccola città del Nuovo Messico. L’intera popolazione si è radunata per una partita di pallacanestro che coinvolge la squadra del liceo, mentre due giovanissimi, un conduttore radiofonico e una centralinista, sono costretti a lavorare. Peccato che nel corso della notte, tra un disco da lanciare e una telefonata da indirizzare, scoprano sulle onde radio della cittadina una misteriosa e inedita frequenza, che li spinge a investigare sulla sua origine. Da questo momento in poi, per entrambi, nulla sarà più come prima…

E’ un esordio che spiazza, per coraggio e per talento, quello del giovane Patterson, autore di un thriller fantascientifico che fugge dai costosi effetti speciali per raccontarci una storia di ‘alieni’ senza praticamente mai mostrarceli, sfruttando suoni, luci e la potenza della parola per renderli effettivamente presenti, imminenti, minacciosi.

Il film di Patterson, sceneggiato da James Montague e Craig W. Sanger, prende forma da un piccolo televisore in bianco e nero anni ’50, con tanto di sigla televisiva che rimanda ad uno show immaginario intitolato Paradox Theater. Nei primi minuti seguiamo una fitta e apparentemente inutile conversazione dei due protagonisti, che lentamente abbandonano la partita di basket che ha riunito l’intera cittadina per andare a lavoro. Lui in una stazione radio, lei al centralino. Ed è qui, con un monologo a camera fissa e in piano-sequenza di 20 minuti, che la brava Sierra McCormick percepisce un allarme, un possibile pericolo in arrivo. Ed è qui che Patterson cambia nuovamente registro, con una cavalcata a filo d’erba tra gli edifici della piccola cittadina, riportando a galla la paranoia da guerra fredda che coinvolse un’intera generazione d’americani.

Tra russi e alieni prende infatti forma un abbagliante e angosciante thriller chiamato a svilupparsi in poco tempo, tra inquietanti confessioni fiume da far emergere attraverso una telefonata, un nastro registrato, una fuga in auto, svelando segreti taciuti per decenni in una tranquilla e assopita città del New Messico. Quel che sbalordisce, in The Vast of Night, è la consapevolezza che si fa accettazione nel dover gestire un ridottissimo budget, chiaro limite compensato da uno script tutto dialoghi e da una regia elegante e mai banale. Patterson si ingegna per estrare il massimo dal minimo, ovvero da una storia già vista, ascoltata e letta milioni di volte. Un’invasione aliena nell’America degli anni ’50, dell’Area 51, tra cospirazione governativa e persone scomparse.

Visivamente seducente anche se volutamente e visibilmente distante dalla tradizionale spettacolarizzazione del genere, The Vast of Night è un ibrido che colpisce, un esperimento segnato da bravissimi attori, da una sceneggiatura unicamente parlata e da una regia incredibilmente ispirata, che semina lunghi piani-sequenza all’interno di uno sviluppo narrativo che lentamente si apre ad un finale spielberghiano tra X-Files e The Twilight Zone.

[rating title=”Voto di Federico” value=”7.5″ layout=”left”]

The Vast of Night (Usa, 2019, scifi) di Andrew Patterson; con Sierra McCormick, Jake Horowitz, Gail Cronauer, Cheyenne Barton, Gregory Peyton, Mallorie Rodak, Mollie Milligan, Ingrid Fease, Brandon Stewart

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