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Stasera in tv: “Detroit” su Rai 3

Rai 3 stasera propone “Detroit” film drammatico del 2017 diretto da Kathryn Bigelow e interpretato da John Boyega, Will Poulter, Jack Reynor, John Krasinski e Anthony Mackie.

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Cast e personaggi

John Boyega: Melvin Dismukes
Will Poulter: Philip Krauss
Algee Smith: Larry Reed
Jacob Latimore: Fred Temple
Jason Mitchell: Carl Cooper
Hannah Murray: Julie Ann
Jack Reynor: Demens
Kaitlyn Dever: Karen
Ben O’Toole: Flynn
John Krasinski: avvocato Auerbach
Anthony Mackie: Greene
Nathan Davis Jr.: Aubrey
Peyton Alex Smith: Lee
Malcolm David Kelley: Michael
Joseph David-Jones: Morris
Laz Alonso: Conyers
Ephraim Sykes: Jimmy
Leon Thomas III: Darryl
Gbenga Akinnagbe: Aubrey Pollard Sr.
Jeremy Strong: avvocato Lang
Tyler James Williams: Leon
Chris Chalk: ufficiale Frank
Glenn Fitzgerald: detective Anderson

Doppiatori italiani

Flavio Aquilone: Melvin Dismukes
Stefano Crescentini: Philip Krauss
Davide Perino: Larry Reed
Alessandro Campaiola: Fred Temple
Simone Crisari: Carl Cooper
Gaia Bolognesi: Julie Ann
Veronica Puccio: Karen
Marco Vivio: Demens
Riccardo Scarafoni: Flynn
Andrea Mete: Greene

 

Trama e recensione

 

Nel 1967, in piena epoca di battaglie per i diritti civili da parte degli afroamericani (Martin Luther King sarebbe stato ucciso nel ’68 sul balcone del Lorraine Motel di Memphis), nel ghetto nero di Detroit ebbe luogo una rivolta scatenata da una retata della polizia in un bar dove si vendevano alcolici senza permesso. Il governatore del Michigan inviò la Guardia Nazionale a sedare la rivolta, e il presidente Lyndon Johnson gli fece dare man forte dall’esercito. L’episodio paradigmatico di quel tumulto fu il sequestro di un gruppetto di giovani uomini neri e di due ragazze bianche all’interno del Motel Algiers: un episodio di brutalità da parte della polizia (con il fiancheggiamento di alcuni militari) che è una ferita nella coscienza dell’America.

 

 

Note di regia

 

Prima di immergersi nell’insurrezione di Detroit e nel cuore della storia, la regista Kathryn Bigelow voleva fornire agli spettatori un background storico-sociale, sull’escalation che ha portato alla conflagrazione dei conflitti, così come una visuale del panorama culturale della città nel 1967.

[quote layout=”big”]Sono sempre stata un’ammiratrice del lavoro del grande artista afro-americano Jacob Lawrence. La sua importante serie sulla grande migrazione, sembrava proprio la voce migliore per descrivere i decenni che portarono ai disordini civili degli anni ’60 e per mettere lo spettatore nella posizione di poter comprendere la rabbia e il senso d’ingiustizia, che si erano andati formando nei decenni passati e che avevano messo questo Paese su una rotta di collisione. Abbiamo approcciato la fondazione Jacob Lawrence con un’idea, quella di fondere i pannelli l’uno dentro l’altro, in modo che uno conducesse automaticamente a quello dopo. Quando è arrivato il momento di aggiungere il testo, ancora una volta ci siamo trovati a bocca aperta di fronte alla portata e alla complessità di ciò che causò le sommosse degli anni ’60. Questa volta ci siamo rivolti a Henry Louis Gates, Jr., il Direttore dell’Hutchins Center for African American Research dell’Università di Harvard.[/quote]

 

In aggiunta alle ampie ricerche condotte, i filmmakers di Detroit, hanno avuto la fortuna di avere a disposizione tre testimoni, tutti coinvolti nell’incidente del Motel Algiers in quella fatidica notte dell’estate del 1967. I loro racconti hanno fornito ai filmmakers una visuale unica sullo sviluppo degli eventi caotici accaduti nel corso del brutale interrogatorio. Melvin Dismukes, Larry Reed e Julie Ann Hysell, hanno aiutato il team a mettere insieme tutti i pezzi, fornendo prospettive diverse. Sono anche stati chiamati come consulenti, per assistere i filmmakers nell’essere il più accurati possibile durante le riprese.

Melvin Dismukes durante le sommosse del 1967, si è ritrovato più volte a disinnescare situazioni pericolose prima che sfuggissero al controllo. Dismukes era di guardia ad una drogheria quando sentì uno sparo e, insieme alla Guardia Nazionale, si recò al Motel Algiers, ovvero nella direzione in cui si supponeva arrivasse lo sparo. Quando entrò nell’annesso del motel, vide due giovani donne bianche e diversi afro-americani schierati contro il muro in completo panico, mentre venivano verbalmente e fisicamente maltrattati dalla polizia. Quando la situazione iniziò a sfuggire al controllo – linguaggio abusivo, percosse, persone colpite con il calcio dei fucili – lui decise di rimanere. Pagò questa decisione a caro prezzo. Fu arrestato e accusato di omicidio e, solo dopo un devastante processo, dichiarato non colpevole. Non solo la legge cercò di coinvolgerlo nelle morti accadute quella notte, anche la comunità nera gli girò le spalle. In seguito, Dismukes lasciò Detroit, continuando a lavorare come guardia privata fino alla pensione.

Larry Reed era nato a Detroit ed era il cantante di un gruppo nascente di R&B, i Dramatics. Era solo un teenager, quando lui e il suo migliore amico, cercarono rifugio al Motel Algiers, perché impossibilitati a rientrare a casa sani e salvi. Invece, lui e il suo amico, insieme a diversi altri, furono allineati contro un muro dalla polizia, interrogati brutalmente e picchiati.

Julie Hysell e la sua amica di scuola, Karen Malloy, andarono a Detroit per sentire un gruppo di R&B, i Precisions, finendo con il fermarsi lì. Terminarono rapidamente i soldi e così si spostarono al Motel Algiers, dove pagavano solo sei dollari a notte. Durante il coprifuoco imposto dalla città, si spostarono in una delle camere dell’annesso che aveva una cucina, sperando di trovare del cibo, ritrovandosi in mezzo a un fuoco di proiettili, sparati dalla Guardia Nazionale, che stava reagendo a un ipotetico sparo di pistola: “La polizia entrò nella camera e mi chiese qualcosa e siccome non gli piacque la mia risposta, mi colpirono e mi strapparono i vestiti.” Hysell e la sua amica furono accusate di essere delle prostitute e i loro amici furono marchiati come dei papponi. Poi furono trascinate nel corridoio al piano terra e “ per le successive due o tre ore, tutto quello che fecero fu picchiarci e uccidere”, dice lei. “Potevi sentire le persone chiedere pietà per le loro vite.“

 

Curiosità

  • La storia è ispirata alle sanguinose rivolte che sconvolsero Detroit nel 1967. Tra le strade della città si consumò un vero e proprio massacro ad opera della polizia, in cui persero la vita tre afroamericani e centinaia di persone restarono gravemente ferite. La rivolta successiva portò a disordini senza precedenti costringendo così, ad una presa di coscienza su quanto accaduto durante quell’ignobile giorno di cinquant’anni fa.
  • Detroit è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI per la seguente motivazione: “Ancora una volta la regista statunitense coglie dalla cronaca e dalla Storia l’opportunità di scandagliare le conflittualità sociali e politiche nelle loro telluriche dinamiche, con uno sguardo mai conciliante capace di descrivere un’ermeneutica del terrore, attraverso ossessioni e paranoie individuali e collettive. Un film sul passato che ci parla dell’America di oggi, ancora erosa dalle turbolenze razziali”.
  • Usando uno stile adottato per la prima volta con The Hurt Locker (2008), la regista Kathryn Bigelow ha schierato tre o quattro macchine da presa alla volta, mantenendole in costante movimento attorno agli attori. Bigelow ha preferito illuminare l’intero set per dare agli artisti una maggiore flessibilità di movimento. Invece di fermare una scena per riposizionare la macchina da presa realizzando una serie di primi piani e inquadrature ampie, la regista ha filmato tutto in poche riprese per mantenere le emozioni il più crude possibile.
  • Per le riprese a Brockton, nel Massachusetts, un set raffigurante Detroit del 1967 fu costruito sul sito del Liberty Tree, un sicomoro piantato nel 1763 che segnò una fermata sulla Underground Railroad. Durante la guerra civile, nel corso della giornata, gli schiavi diretti a nord verso la libertà erano nascosti nelle stalle di Edward Bennett in modo da poter viaggiare con il favore dell’oscurità.
  • La sopravvissuta Julie Ann Hysell era sul set come consulente per gran parte delle riprese. Il veterano del Vietnam Robert Greene era ancora vivo al momento della produzione, ma i produttori non sono riusciti a contattarlo.
  • La maggior parte del film, e tutte le sequenze di Algeri, sono state girate in ordine cronologico.
  • Gli esterni dell’Algiers Motel, tra cui l’insegna al neon e le scene a bordo piscina, sono stati girati a Malden in Massachusetts. La piscina è stata installata nel parcheggio appositamente per il film. Al termine delle riprese, la piscina è stata rimossa e il parcheggio è stato ripristinato.
  • Questa è la terza collaborazione tra la regista Kathryn Bigelow e lo sceneggiatore Mark Boal dopo Zero Dark Thirty (2012) e The Hurt Locker (2008). Sia Bigelow che Boal hanno vinto l’Oscar per The Hurt Locker, incluso il miglior film.
  • La regista Kathryn Bigelow è stata ispirata a scoprire questo evento dai disordini di Ferguson in Missouri (agosto 2014) in cui un uomo di colore è stato ucciso da un ufficiale di polizia bianco.
  • Laz Alonso ha studiato le interviste, i discorsi e gli impegni pubblici di John Conyers, ma non è stato in grado di trovare molto materiale correlato all’incidente, tranne la descrizione dell’evento di Conyers come un “massacro”, al contrario di una rivolta.
  • Anthony Mackie ha recitato anche in The Hurt Locker, altro film diretto da Kathryn Bigelow.
  • Alcune scene sono state girate a Hamtramck, nel Michigan, una città separata nella Contea di Wayne, nel circondario di Detroit. Un tempo comunità polacca, Hamtramck ora ospita Yemeniti e Bangladesh, con il primo consiglio comunale a maggioranza musulmana degli Stati Uniti.
  • Il film costato 34 milioni di dollari ne ha incassati nel mondo 26.

 

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La colonna sonora

  • Le musiche originali del film sono del compositore James Newton Howard (Parkland, Zona d’ombra, End of Justice – Nessuno è innocente).
  • Algee Smith, che interpreta Larry Reed, un membro della band degli anni ’60 The Dramatics, ha scritto la canzone “Grow” che appare nella colonna sonora del film.
  • La colonna sonora include il brano “It Ain’t Fair” di The Roots & Bilal scritto appositamente per il film.

TRACK LISTINGS:

1. If You Haven’t Got Love – The Dramatics
2. Jimmy Mack (Remastered 2017) – Martha Reeves & The Vandellas
3. Baby, Bunny (Sugar Honey) – Jerry Williams (4 out of 4 stars)
4. Your Precious Love (Ramastered 2017) – Marvin Gaye & Tammi Terrell
5. Till Johnny Comes (Remastered 2017) – Brenda Holloway
6. Rescue – James Newton Howard
7. It Ain’t Fair [feat. Bilal] – The Roots
8. Devil’s Gotten Into My Baby – The Devotions
9. You’re The Cream Of The Crop – Lee Rogers
10. All Because Of You – The Dramatics
11. Alone – James Newton Howard
12. Grow – Algee Smith
13. Heaven Must Have Sent You (Remastered 2017) – The Elgins
14. I Want To Talk About You – John Coltrane

 

 

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