The Milky Way: trailer e foto del documentario di Luigi D’Alife

I migranti che si muovono sui valichi alpini al confine tra Italia e Francia raccontati in un nuovo documentario dal regista di “Binxet – Sotto il confine”.

[Per visionare il trailer clicca sull’immagine in alto]

 

Parte da fine febbraio il tour di proiezioni di The Milky Way – Nessuno si salva da solo di Luigi D’Alife già autore di Binxet – Sotto il confine. Il film si pone come obiettivo il racconto del territorio tra Italia e Francia, in relazione alle persone che lo attraversano e lo abitano, in un sorta di parallelo tra passato e presente dove si riproducono dinamiche simili nonostante il passare del tempo.

 

La trama ufficiale:

 

Le Alpi occidentali tra Italia e Francia sono state nel corso dei secoli una frontiera naturale, così come un luogo di passaggio e incontro. I suoi colli costituiscono terra di connessione, mediazione tra popoli e culture differenti. La storia più recente ci racconta come negli ultimi 200 anni siano stati gli italiani ad attraversare clandestinamente il confine per andare a cercare lavoro in Francia, mentre oggi è diventata una rotta utilizzata anche dai migranti di origine africana. Le recenti politiche di chiusura dei confini interni europei hanno spinto le persone migranti alla ricerca di strade meno battute per lasciare l’Italia e proseguire il viaggio oltre il confine con la Francia, spingendoli a passare tra i sentieri di alta montagna come quelli che costeggiano gli impianti del comprensorio sciistico “La via lattea”, proprio sul confine tra Claviere (IT) e Monginevro (FR). Durante il giorno le piste da sci sono luogo di divertimento, sport e svago; di notte, si trasformano in un teatro di paura, pericolo e violazione dei diritti umani: i migranti, poco preparati e mal equipaggiati, imboccano i sentieri sfidando il buio, il freddo e i controlli delle autorità francesi, rischiando la vita.The Milky Way è un film corale che, attraverso il racconto di attivisti, degli abitanti delle montagne, la ricostruzione storica in graphic novel animata dell’emigrazione italiana degli anni ’50, le storie dei migranti messi al sicuro dai solidali sui due lati del confine, getta luce sull’umanità che riaffiora quando il pericolo imminente riattiva la solidarietà, con la convinzione che nessuno si possa lasciare indietro, nessuno si salva da solo.

 

 

NOTE DI REGIA

 

La prima volta che ho messe piede dentro la sala d’aspetto della stazione di Bardonecchia era quasi Natale. C’era un via vai frenetico visto il periodo di vacanza. Mentre tutto intorno scorreva, una mezza dozzina di ragazzi attendeva. Il loro obiettivo era passare il confine, andare in Francia o ancora oltre. Ed è stato in quel primo contatto, quello in cui superi l’impasse e dici “tutto bene? Hai bisogno di qualcosa?”, è stato in quel momento che è nata questa storia. O almeno la necessità di raccontarla. Il presente mediatico che viviamo, dipinge la questione migratoria attraverso una narrazione stereotipata e retorica, dove l’emergenza umanitaria e quella securitaria si sovrappongono all’interno del grande contenitore politico volto a indirizzare i sentimenti dell’opinione pubblica europea. Un racconto tossico dove il “migrante” diventa una categoria di spersonalizzazione e di negazione, una minaccia dal punto di vista identitario, qualcosa che legittima un approccio poliziesco alla questione. Da qui la scelta di decostruire (e ricostruire) partendo dal territorio e dalle sue caratteristiche storiche, sociali e geografiche, che in nessun modo possono essere scisse rispetto al rapporto con la frontiera. Siamo abituati a pensare alle montagne come una barriera fisica, un “confine naturale”. Non c’è nessun dubbio che effettivamente rappresentino un ostacolo all’attraversamento da parte degli uomini.

I “migranti”, fantasmi erranti senza nome né volto sono solo un numero statistico. La negazione della loro esistenza è il pilastro su cui si fonda l’ordine sociale e lo stato di “normalità” di questi luoghi. Non ci sono migranti, non c’è confine. Il dispositivo della frontiera esplicita il suo volto. Perché non provare a sfidarla nelle sue contraddizioni, ovvero attraverso il privilegio di cui si nutre ed alimenta? Il desiderio è l’anticamera della volontà, è il fondamento su cui si basa l’azione. Quando desideri qualcosa, vuoi realizzarlo a tutti i costi: ecco che il desiderio si trasforma in obiettivo. I desideri muovono gli uomini e fanno girare il mondo. Al contrario di quanto si pensa, non favoriscono l’illusione, non ci allontanano dalla percezione realistica delle cose: i desideri rispondono piuttosto al bisogno di credere possibile il cambiamento, anche in situazioni di realtà oggettiva complicata. Ogni essere umano ha diritto ad un’esistenza libera e degna nel luogo che ritiene migliore, ed ha il diritto di lottare per restarci. Bisogna far sapere a tutta quella gente che non è sola, che il suo dolore e la sua rabbia è visibile, che la sua resistenza è appoggiata. Bisogna camminare insieme, perché nessuno si salva da solo, nè qui nè altrove. [Luigi D’Alife]

 

Luigi D’Alife, Classe 1986 di origine crotonese, è documentarista e regista. A partire dal 2009 inizia la sua attività da videomaker realizzando diversi reportage e instant-video su tematiche sociali e di attualità, ricercando un punto di vista esterno a quello dei mezzi di informazione mainstream. Implementa la sua attività approfondendo ed appassionandosi in particolare alla questione curda ed a quella dei confini. In diverse occasioni viaggia attraverso il sud-est della Turchia, l’Iraq e la Siria. A settembre 2015 fa parte della prima delegazione internazionale a riuscire ad entrare nella città di Cizre a meno di 48 ore dalla fine del coprifuoco. Dalla volontà di raccontare questa esperienza nasce il corto-documentario “Il massacro di Cizre” (2015 – 16′). Nel Marzo del 2016 parte nuovamente alla volta della Siria per realizzare un film sul confine che divide il Kurdistan Rojava (Siria) dal Kurdistan Bakur (Turchia). A Maggio 2017 pubblica il suo primo lungometraggio “Binxet – Sotto il confine” (2017 – 94′), che racconta la condizione del popolo curdo che subisce la violenza dell’esercito turco in Kurdistan dopo l’accordo stretto i materia d’immigrazione tra Unione Europea e Turchia. Il film, accompagnato dalla voce narrante dell’attore Elio Germano, partecipa a diversi film festival riscuotendo un ottimo successo di pubblico e critica. All’inizio del 2018 è di nuovo sul confine, quello tra Italia e Francia, per raccontare il viaggio dei migranti che provano a raggiungere la Francia attraverso i valichi alpini. Realizza alcuni brevi reportage che vengono mandati in onda nel programma “Propaganda live” e il docu- reportage “Il confine occidentale” (2018 – 20′). Alla fine del 2018 entra a far parte del collettivo SMK Videofactory con il quale realizza il suo secondo lungometraggio, “The Milky Way”.

 

ELENCO SALE

 

 

 

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