Cannes 2020, il Festival chiarisce le ragioni del rinvio

Il Festival mette i puntini sulle i in merito ad alcune questioni rimaste in sospeso, non ultimo il perché della mancata cancellazione fino a questo momento

In una nota ufficiale diramata ieri, il Festival di Cannes ha voluto chiarire alcuni punti a seguito della decisione di rinviare l’edizione di quest’anno. Assecondando il format del Q&A, domanda e risposta, andando quindi dritti al punto in merito a certe questioni pratiche, così come in risposta a critiche che le sono state mosse.

Quali critiche? Beh, anzitutto quella di essersi presi, a dire di alcuni, più tempo del dovuto per ufficializzare il rinvio. Il Team del Festival spiega che di norma avrebbero potuto attendere fino al 16 aprile (data dell’annuncio della Selezione Ufficiale, evidentemente rinviata anch’essa), là dove invece hanno proceduto con un mese di anticipo rispetto a quella data, e due rispetto all’inizio previsto dell’evento. Viene poi portato l’esempio del Gran Premio di Montecarlo, che si sarebbe dovuto tenere in quei giorni, ed il cui rinvio è stato confermato lo stesso giorno in cui l’hanno fatto loro.

Al di là delle procedure che stanno adottando per portare avanti i lavori, ossia vaglio dei film e delle richieste d’accredito, per dirne due, le quali possono essere condotte ugualmente anche a fronte delle nuove disposizioni dovute al virus, c’è l’estensione delle tempistiche: si potranno infatti sottoporre i propri film ed inviare le proprie richieste d’accredito per almeno un altro mese rispetto alle precedenti scadenze.

Tuttavia, la dichiarazione più significativa ci pare essere quella relativa al perché l’aver optato per un possibile rinvio anziché alla cancellazione. Ecco, su tale punto mi pare che alcuni abbiano sottovalutato un attimo la questione. L’ansia e la paura per la situazione attuale è più che comprensibile, ma non bisogna dimenticare, come fa notare il Festival, che Cannes non è solo «mostrare film», ricoprendo un ruolo importante per l’industria cinematografica mondiale, così come, aggiungiamo noi, per l’economia francese.

L’entità di una manifestazione del genere non può essere affatto sottovalutata, chiamando in causa svariati attori; una macchina di proporzioni notevoli, la quale, fin dove possibile, non può essere smantellata dall’oggi al domani per via di un seppur giustificato panico. È chiaro che in questa fase ciascuno si trincera dietro alle proprie, personali priorità allorché chiamato a leggere la faccenda, ma non si può certo sorvolare su dinamiche che semplici non lo sono affatto.

Detto questo, il Festival si è ovviamente detto più che ottemperante alle indicazioni dettate dall’emergenza, sottolineando che, in ogni caso, la decisione finale non sarà né potrà essere presa unilateralmente; a suo tempo ci si siederà infatti con le autorità nazionali (ministri della Salute e dell’Interno), regionali e locali, e qualunque sia il responso sarà per forza di cose espressione di un confronto tra tutte queste parti.

Quanto alle date suggerite nel caso in cui l’edizione di quest’anno potesse davvero avere inizio, ossia tra fine giugno e primi di luglio, si tratta semplicemente dell’ultimo treno: oltre non si può andare. Questo non significa che l’organizzazione del Festival sia certa che in quel periodo l’edizione 2020 possa svolgersi regolarmente ma che, qualora ci fossero le condizioni, quella sarebbe l’unica finestra utile. D’altronde appuntamenti come le elezioni municipali ed il Tour de France, rispettivamente fissati per il 21 ed il 27 giugno, ad oggi sono ancora confermati.

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