Buio: il thriller apocalittico di Emanuela Rossi al cinema dal 18 giugno

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Dal 18 giugno esce nelle sale Buio, thriller apocalittico d'autore diretto da Emanuela Rossi e interpretato da Denise Tantucci (La nostra strada, Tre Piani), Valerio Binasco (La guerra è finita), Gaia Bocci, Olimpia Tosatto, Elettra Mallaby e Francesco Genovese.

 

La trama ufficiale:

 

Stella, diciassette anni, vive con le due sorelle più piccole, Luce ed Aria, in una casa dalle finestre sbarrate, una sorta di eterna quarantena. Ogni sera, il padre rientra, si spoglia della maschera antigas e della tuta termica, porta il cibo e aggiorna le figlie con i racconti dell’Apocalisse in corso, che continua a decimare l’umanità. Ma all’interno della casa ci sono dei conflitti: le ragazze stanno crescendo, si modificano gli equilibri… Una sera il padre non torna. Stella decide di uscire, per cercare cibo.

 

Il film, nella cinquina dei Nastri d’argento come miglior soggetto, è l'opera prima della regista, da lei stessa sceneggiato con Claudio Corbucci, anche produttore, ha vinto il Premio Raffaella Fioretta per il Cinema Italiano ad Alice nella Città 2019, ed è stato presentato in concorso al Tallinn Black Nights Film Festival 2019, al Chelthenam Film festival in Inghilterra e al Festival Univercinè Italien di Nantes 2020, dove ha vinto il Prix des Lycéens.

"Buio" debutterà a Torino presso il Cinema Massimo oggi giovedì 18 giugno, alla presenza della regista e del cast e che verrà programmato successivamente in sala e nelle arene nelle Capozona di Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova e Roma.

 

 

NOTE DI REGIA

 

Vorrei tranquillizzare tutti: Buio non è un film autobiografico. Eppure, Buio parla di me. La prima immagine di questo film è quella di una ragazza che sta soffocando, cerca la luce nell’oscurità di un interno domestico. Vengo da una famiglia marchigiana molto religiosa: a questa educazione oggi sono grata, soprattutto per il senso del sacro che mi ha regalato, ma a suo tempo ha significato soffrire per un “terrore” del peccato che pervadeva un po’ tutto, specie in una famiglia con sei figlie femmine. Il mondo fuori? Contaminato, dunque meglio restare a casa, evitare le feste. Da quel senso di claustrofobia nascono molte delle atmosfere di Buio: ogni cosa parla in qualche misura di me. La vita della ragazza di provincia di allora è diventata nel film quella di una ragazza in attesa dell’Apocalisse; mentre nella Stella con l’elmetto che va alla scoperta del mondo rivedo me stessa fuorisede all’Università di Bologna,
all’improvviso sola di fronte all’universo, insieme impaurita e coraggiosa. Buio nasce da tutto questo, ma anche dalle mie esperienze più recenti: in primis un set, quello di Non uccidere, che mi ha portato in contatto diretto con la morte. Da amante del cinema d’autore duro e puro mi sono ritrovata catapultata tra scene del crimine, omicidi, lame di coltelli. E tanti mesi all’obitorio di Torino, con l’odore di formaldeide che ti avvolge e ti fa scorrere le vite – degli altri, ma anche la tua – davanti agli occhi, ha influenzato per forza il mio immaginario. [Emanuela Rossi]

 

Emanuela Rossi è nata nelle Marche e vive a Roma. Dopo la laurea in Storia del Cinema al DAMS di Bologna, ha lavorato a lungo a Milano come giornalista freelance per testate come Grazia, Marie Claire, D di Repubblica e Casa Vogue. Ha diretto i cortometraggi Il bambino di Carla (2007), vincitore del festival Arcipelago e in cinquina ai Nastri d’Argento e al David di Donatello; Il citofono (2008), in concorso al Festival di Torino e Lacrime nere (2010), vincitore del Rome Independent Film Festival. Dal 2015 al 2017 è co-regista della serie tv Non uccidere, in onda in Italia su Rai3 e trasmessa in tutto il mondo e per cui ha girato 1000 ore. Buio è il suo primo lungometraggio.

 

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