Un Divano A Tunisi: trailer italiano della commedia francese al cinema dal 19 luglio

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Bim Distribuzione ha reso disponibile un trailer italiano di Un Divano a Tunisi, la commedia presentata al Festival di Venezia, dove ha vinto il Premio del pubblico, e diretta dalla regista esordiente franco-tunisina Manèle Labidi. Il film dopo una programmazione estiva nelle migliori arene a partire dal 19 luglio arriverà poi nei cinema d'Italia a settembre.

 

La trama ufficiale:

 

In Tunisia c’è stata la Primavera araba, ma forse aprire uno studio da psicanalista per una donna è ancora troppo presto...Selma (Golshifteh Farahani) è una giovane psicanalista dal carattere forte e indipendente cresciuta a Parigi insieme al padre, quando decide di tornare nella sua città d’origine, Tunisi, determinata ad aprire uno studio privato le cose non andranno come previsto…. La ragazza si scontrerà con un ambiente non proprio favorevole, i suoi parenti cercheranno di scoraggiarla, lo studio inizierà a popolarsi di pazienti alquanto eccentrici...

 

Il cast è completato da Majd Mastoura, Aïcha Ben Miled, Feriel Chamari, Hichem Yacoubi, Najoua Zouhair, Jamel Sassi e Ramla Ayari.

Realizzando Un divano a Tunisi, mi sono sentita molto come Selma, che si trasferisce in un paese al tempo stesso estraneo e familiare, determinata a riappropriarsi di una parte della sua storia personale.

Manèle Labidi - Regista

 

 

NOTE DI REGIA

 

L'idea per questo film mi è venuta il giorno in cui ho detto a mia madre che ero in analisi. Ho avuto paura che morisse. Come hai osato? Dopo tutti i sacrifici che ho fatto per te? Come giustifichi di aver scelto di partecipare attivamente alla demolizione della tua cultura, della tua famiglia? Di uccidere tuo padre? Tua madre? Edipo? Ma come, vuoi liberarti del peso di tutta la tua vita raccontandola ad un estraneo? Come caspita potrebbe esserti di qualche aiuto? Quanto costa? In contanti? Preoccupazioni di ordine economico, sentimenti di tradimento, paura, stupore, delusione… Per una donna tunisina, musulmana e tradizionalista come mia madre, era decisamente troppo.

Quel giorno ha fatto nascere in me il desiderio di osservare più da vicino la Tunisia, dove vive ancora gran parte della mia famiglia, e di ambientare lì il mio film. La pratica psicoanalitica resta tuttora marginale nel paese, malgrado i tentativi di introdurla risalgano agli anni 1950. Selma decide di esercitare a Tunisi in modo da poter ascoltare gli abitanti della capitale incoraggiandoli ad esprimersi liberamente in un periodo in cui l'intero paese sta scoprendo e sperimentando per la prima volta la libertà di pensiero e di parola. Le motivazioni iniziali di Selma sono semplici e razionali: vuole portare la sua professionalità in un paese che ha appena vissuto una rivoluzione e sta iniziando ad aprirsi ma soffre di una carenza di psicoanalisti e psicoterapeuti per le classi operaie.

Il mio desiderio era filmare la Tunisia e in particolare la classe media, la fascia di popolazione più lacerata tra modernità e tradizione. La principale preoccupazione delle classi meno abbienti è la sopravvivenza economica e le classi più benestanti sono per lo più occidentalizzate. Il conflitto si concentra sulla borghesia che ha sulle spalle il peso dell'economia nazionale ed è spesso piena di ipocrisie quando si tratta di sessualità e religione. Il tema della religione è trattato in modo implicito. È un elemento importante nella vita dei miei personaggi, ma non è il centro della storia.

Era importante per me ambientare il racconto alcuni mesi dopo la caduta di Ben Ali. Quel periodo che è succeduto alla rivoluzione mi ha fatto pensare alla fase iniziale del percorso analitico: ti senti perso, pensi di dover ricostruire, metti in discussione ogni cosa e poi, piano piano, ogni tassello ritrova il suo posto.

Ho scelto di trattare l'argomento in chiave di commedia. Le situazioni e i contesti sono spesso tragici, ma l'ilarità e il paradosso non sono mai molto lontani. I tunisini che conosco e che osservo da tutta la vita mi tirano pazza e al tempo stesso mi fanno ridere. Le commedie italiane degli anni 1960 e 1970 sono state un riferimento importante per me in quanto trattano tematiche sociali e politiche in chiave umoristica e satirica. Quelle commedie (I soliti ignoti, I mostri, Matrimonio all'italiana, Boccaccio '70, Brutti, sporchi e cattivi…) per quanto possano essere sfacciate, volgari ed eccessive, sono sempre venate di poesia e di umanità. Anche in questo caso, il legame tra quella stagione del cinema italiano e la mia cultura arabo-mediterranea è evidente e il modo di parlare, mangiare e vivere descritto in quei film esercita una eco immensa dentro di me. [Manèle Labidi]

 

LISTA ARENE E PROIEZIONI

 

 

 

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