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Un Divano a Tunisi: nuovo trailer italiano della commedia francese al cinema dall’8 ottobre

La commedia francese premiata dal pubblico del Festival di Venezia torna nelle sale a partire dall’8 ottobre.

[Per visionare il trailer clicca sull’immagine in alto]

 

Bim Distribuzione ha reso disponibile un nuovo trailer italiano di Un Divano a Tunisi, la commedia francese della regista esordiente Manèle Labidi presentata al Festival di Venezia, dove ha vinto il Premio del pubblico.

[quote layout=”big” cite=”Manèle Labidi – Regista]Realizzando Un divano a Tunisi, mi sono sentita molto come Selma, che si trasferisce in un paese al tempo stesso estraneo e familiare, determinata a riappropriarsi di una parte della sua storia personale.[/quote]

 

La trama ufficiale:

In Tunisia c’è stata la Primavera araba, ma forse aprire uno studio da psicanalista per una donna è ancora troppo presto…Selma (Golshifteh Farahani) è una giovane psicanalista dal carattere forte e indipendente cresciuta a Parigi insieme al padre, quando decide di tornare nella sua città d’origine, Tunisi, determinata ad aprire uno studio privato le cose non andranno come previsto….La ragazza si scontrerà con un ambiente non proprio favorevole, i suoi parenti cercheranno di scoraggiarla, lo studio inizierà a popolarsi di pazienti alquanto eccentrici…

Il cast è completato da Majd Mastoura, Aïcha Ben Miled, Feriel Chamari, Hichem Yacoubi, Najoua Zouhair, Jamel Sassi e Ramla Ayari.

 

NOTE DI REGIA

 

L’idea per questo film mi è venuta il giorno in cui ho detto a mia madre che ero in analisi. Ho avuto paura che morisse. Come hai osato? Dopo tutti i sacrifici che ho fatto per te? Come giustifichi di aver scelto di partecipare attivamente alla demolizione della tua cultura, della tua famiglia? Di uccidere tuo padre? Tua madre? Edipo? Ma come, vuoi liberarti del peso di tutta la tua vita raccontandola ad un estraneo? Come caspita potrebbe esserti di qualche aiuto? Quanto costa? In contanti? Preoccupazioni di ordine economico, sentimenti di tradimento, paura, stupore, delusione… Per una donna tunisina, musulmana e tradizionalista come mia madre, era decisamente troppo. Quel giorno ha fatto nascere in me il desiderio di osservare più da vicino la Tunisia, dove vive ancora gran parte della mia famiglia, e di ambientare lì il mio film. La pratica psicoanalitica resta tuttora marginale nel paese, malgrado i tentativi di introdurla risalgano agli anni 1950. Selma decide di esercitare a Tunisi in modo da poter ascoltare gli abitanti della capitale incoraggiandoli ad esprimersi liberamente in un periodo in cui l’intero paese sta scoprendo e sperimentando per la prima volta la libertà di pensiero e di parola. Le motivazioni iniziali di Selma sono semplici e razionali: vuole portare la sua professionalità in un paese che ha appena vissuto una rivoluzione e sta iniziando ad aprirsi ma soffre di una carenza di psicoanalisti e psicoterapeuti per le classi operaie. [Manèle Labidi]