I Cultissimi di Cineblog: Hellzapoppin’ di H.C. Potter, foto, video e recensione

Hellzapoppin’ (id. USA 1941) di H.C. Potter con Ole Olsen, Chic Johnson, Martha Raye, Hugh Herbert, Jane Frazee, Robert Page.Negli studi della Miracle Pictures (“If it’s a good picture, it’s a Miracle!”) la coppia di comici Ole Olsen e Chic Johnson sta girando il suo nuovo film, “Hellzapoppin’”, ispirato al loro omonimo spettacolo teatrale di

I Cultissimi di Cineblog: Hellzapoppin' di H.C. Potter, foto e recensione

Hellzapoppin’ (id. USA 1941) di H.C. Potter con Ole Olsen, Chic Johnson, Martha Raye, Hugh Herbert, Jane Frazee, Robert Page.

Negli studi della Miracle Pictures (“If it’s a good picture, it’s a Miracle!”) la coppia di comici Ole Olsen e Chic Johnson sta girando il suo nuovo film, “Hellzapoppin'”, ispirato al loro omonimo spettacolo teatrale di grande successo. Si tratta di un folle miscuglio tra spettacolo musicale di Broadway, vaudeville e comiche slapstick e nonsense ambientato in un set letteralmente infernale. Dopo le riprese della prima scena il regista ferma tutto: il film non funziona, troppo strampalato, troppo volutamente esagerato e idiota. Così porta i due comici al cospetto di un giovane e promettente sceneggiatore che ha pronto un copione adatto ai due attori.

Il regista espone la sceneggiatura a Ole e Chic (sceneggiatura che contemporaneamente prende forma anche sul nostro schermo): in questo film si narrerà la difficile storia d’amore tra la ricchissima Kitty, già fidanzata con l’altrettanto ricco e beota Woody, e il povero Jeff, regista teatrale in cerca del successo a Broadway. Ole e Chic interpreteranno due amici di Jeff, e daranno una mano al giovane virgulto innamorato nell’allestire il suo spettacolo (dal titolo “Hellzapoppin'”) nel giardino (?!) della villa di Kitty.

Per una serie di equivoci, i due guastafeste si convincono che la cosa migliore da fare sia sabotare la messa in scena dello spettacolo per impedire che abbia successo. Il regista a questo punto interrompe infastidito la lettura del copione e chiede allo sceneggiatore che genere di porcheria sia mai quella. La risposta? “Ho visto Hellzapoppin’ a teatro, e mi è piaciuto così tanto che ho deciso di ispirarmi a quello spettacolo per la sceneggiatura”. Titoli di coda.

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I Cultissimi di Cineblog: Hellzapoppin' di H.C. Potter, foto e recensione

Se siete appassionati delle stramberie che il cinema può offrire, della genialità folle e lasciata senza freni, di una comicità istantanea e delirante, fisica, da avanspettacolo e se in tutto questo vi garba anche un pizzico di intelligente riflessione sulla magia comunicativa del mezzo cinematografico, beh siete a cavallo. In maniera molto più prosaica, se avete voglia di farvi quattro sganassate, di quelle becere, di pancia, senza per forza dover spegnere il cervello, questo è il film che fa al caso vostro.

Tratto effettivamente da uno spettacolo teatrale di Broadway di grandioso successo (1404 repliche fra il 1938 e il 1941) di Ole Olsen e Chic Johnson, uno spettacolo che fece scalpore per l’atmosfera quasi circense che si respirava in teatro, con bestie addomesticate, clown e una grande partecipazione attiva del pubblico, “Hellzapoppin'” fu subito monetizzato dalla Universal che ne fece un film quando ancora le repliche teatrali erano in corso. Quindi, come accade solo con i film più riusciti, la versione cinematografica surclassò nell’immaginario popolare lo spettacolo teatrale, diventando un culto istantaneo per molte persone, per molti motivi.

Innanzitutto la splendida, e forse fintamente ingenua, aria da film di Meliès 40 anni dopo, con tutti gli ammennicoli e le innovazioni tecniche del caso a disposizione (si tratta del primo film con dei fermo immagine richiesti dagli attori direttamente all’operatore, riavvolgimenti, scombussolamenti di inquadratura dovuti a lotte in sala di proiezione, proiezione della pellicola sbagliata che relega a Ole e Chic in un film di indiani, ospitata ricambiata subito dopo da un indiano a cavallo che si intromette nel loro film, annunci ad personam in sovrimpressione per essere letti dal pubblico in sala (“Sticky Miller, torna subito a casa. Tua mamma ti vuole!”) et cetera).

Quindi la geniale idea di partenza, un’idea di spettacolo interattivo, che sullo schermo si tramuta nell’intuizione del film nel film nel film; per non parlare dei personaggi di contorno, dal misterioso vecchietto che deve consegnare un piantina alla Signora Jones, alla donna che non fa che urlare “Oscar!”, senza dimenticare lo splendido investigatore pazzo che si aggira per la villa di Kitty (un grandioso Hugh Herbert).

Inoltre, e scusate se è poco, “Hellzapoppin'” rappresenta la summa di tutto il cinema burlesque, da avanspettacolo e vaudeville che negli anni trenta e quaranta andava per la maggiore. Non a caso, a oggi, i prototipi di questo genere di comicità rimangono i fratelli Marx e il film di Olsen e Johnson. E ricordate:
“Qualsiasi somiglianza tra Hellzapoppin’ e un film è puramente casuale “

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