La felicità porta fortuna - Happy-Go-Lucky (Happy-Go-Lucky, Gran Bretagna, 2008) di Mike Leigh; con Sally Hawkins, Alexis Zegerman, Andrea Riseborough, Samuel Roukin, Sinead Matthews, Kate O’Flynn, Sarah Niles, Eddie Marsan, Joseph Kloska, Sylvestra Le Touzel.
Poppy è una maestra elementare che è sempre allegra e serena, e che contagia tutti con la sua gioia di vivere e il suo carattere sempre solare. E tutto questo capita a Londra, dove il clima piovoso e triste ha quasi sempre la meglio sui suoi abitanti. C’è chi sembra schizofrenico, chi cova rabbia, e anche i bambini sembrano assaliti dalla violenza: come può allora Poppy continuare ad essere così ottimista?
Svolta nel cinema dell’inglese Mike Leigh: è possibile che dopo Il segreto di Vera Drake, Leone d’Oro a Venezia nel 2004, un regista possa dirigere una commedia così solare, cambiando notevolmente la sua “filosofia”? Certo che sì, e La felicità porta fortuna - Happy-Go-Lucky lo dimostra sin da subito, quando Poppy entra in libreria e con la sua personalità invade il silenzio dell’ambiente e del commesso.
Fuori il caos, dentro la pace: Poppy è appunto un ciclone che va a scontrarsi contro una serie di personaggi con i loro problemi, e lo scontro spesso sembra inevitabile, come quelli - vari, ripetuti e spesso riusciti - con l’istruttore di guida. La commedia, si diceva, è ambientata a Londra: come punto di partenza sembra fin troppo esplicito. Che Poppy con la sua verve entri in contatto con persone che sono sempre vissute in una città dal clima “triste” porta senz’altro ad un corto circuito.
Ma Mike Leigh non sembra voler raccontare questa storia, e il suo sguardo non punta tanto alle conseguenze che il rapporto che le persone hanno con Londra portano. Il suo discorso si allarga così allo stress e ai problemi dell’essere civilizzato, e Londra potrebbe essere qualsiasi altra metropoli. Anche perché è abbastanza chiaro che la città che il regista riprende con la sua macchina da presa è tutt’altro che affollata, quasi ad indicare la solitudine di chi ci vive.
Nella storia, Poppy decide quindi di imparare a guidare e si scontra con un rabbioso istruttore, decide di prendere lezioni di flamenco, si fa curare da un insopportabile dolore alla schiena che comunque non la spezza, tenta di capire come mai un suo allievo sia così violento con i compagni e trova l’amore: è innegabile che in mezzo a cotanto “calderone” si rida, anche perché la sceneggiatura di Leigh non è priva di dialoghi azzeccati.
Quello che invece non convince di Happy-Go-Lucky, ed è un difetto che pesa e sovrasta alcune evidenti qualità della pellicola, è il ritratto della sua protagonista: così esagerato da sfiorare punte di irritazione notevoli. Certo, forse era proprio questa la sfida di Leigh: costruire una pellicola su un personaggio che, tutto sorrisi sin dal primo fotogramma, conquistasse anche il più duro degli spettatori.
La sfida, vista l’accoglienza della critica, pare abbastanza vinta, perché il film ha conquistato la stampa a Berlino. C’è chi avrebbe addirittura sperato nel premio maggiore per il film di Leigh. Alla fine Sally Hawkins s’è portata a casa l’Orso d’Argento per la miglior interpretazione femminile: ma Leigh si appoggia troppo su di lei, e le fa fare smorfiette in quasi ogni fotogramma.
Voto Gabriele: 6
Voto Simona: 5
francesco8787878787
16 dic 2008 - 13:23 - #1assolutamente in disaccordo…E’ un film belissimo!!!
marv
22 dic 2008 - 00:21 - #2credo che sia uno dei peggiori film che abbia mai visto..
Elisagiulia
02 gen 2009 - 16:01 - #3Mi ha irritata e annoiata, mi aspettavo qualcosa di diverso.
Armanda
25 gen 2009 - 00:35 - #4Questo e’ un film molto irritante, grazie a Poppy, una caricatura, un “happy idiot”, una marionetta con quel sorriso dipinto sulla faccia. Alcune scene sembrano cucite insieme per dimostrare qualcosa, ma non sembrano “vere”. Per esempio, quando Poppy cerca di avvicinarsi a un barbone in un parco di notte (certo il regista vuol dimostrare che ha un cuore, che vuole capire e aiutar gli altri) in realta’ e’ un gesto completamente idiota che puo’ essere controproducente e pericoloso. Almeno qui a Baltimora ci sono delle organizzazioni con dei volontari che prestano aiuto, ma una ragazza sola? di notte?
Non riesco a capire l’entusiasmo dei critici che lo esaltano da tutte e due le sponde dell’Atlantico. Vedo film d’essai da trent’anni, ma questo successo della critica non riesco proprio a spiegarmelo.