Imago Mortis (Imago Mortis, Italia, Spagna, Irlanda, 2008) di Stefano Bessoni. Con Alberto Amarilla, Oona Chaplin, Leticia Dolera, Geraldine Chaplin, Alex Angulo, Francesco Carnelutti, Silvia De Santis, Francesco Martino, Kenji Kohashi, Jun Ichikawa, Paolo De Vita, Matteo Danese, Franco Pistoni, Anna Cuculo, Lorenzo Pedrotti, Fabiola Palmas, Gioele Calorio, Alessia Cardella.
Quattro secoli dopo esser stata inventata, la Thanatografia ricompare nelle sinistre ed inquietanti stanze di una scuola di cinema. Ad incrociarne la strada Bruno, ragazzo spagnolo dal passato tormentato, ipersensibile e visionario, a tal punto da percepire strane apparizioni, che lo porteranno verso una verità fatta di morti, fantasmi e misteri…
Se gli spagnoli son riusciti a reinventare il cinema d’orrore degli ultimi anni, con Amenabàr, Balagueró o lo stesso Del Toro, perchè non provarci anche noi italiani? Questo avrà pensato, e purtroppo gli avranno fatto pensare, l’esordiente Stefano Bessoni, reo di aver realizzato un film troppo pretenzioso, basato su un’idea interessante, con qualche buono spunto, ma mal sceneggiato, montato e soprattutto recitato…
Prendiamo il cinema horror spagnolo dell’ultimo decennio, facciamoci aiutare in fase di sceneggiatura da Luis Bedrejo, sceneggiatore dell’ormai celebre Rec, aggiungiamoci un cast internazionale, impreziosito dalla presenza di Geraldine Chaplin, misceliamo il tutto ed io gioco è fatto. Questo probabilmente avranno pensato i produttori di Imago Mortis, co-produzione Italo/Spagnolo/Irlandese, su cui pendeva l’enorme responsabilità di rilanciare in Italia un genere, quello horror/spiritico/fantastico, dimenticato ormai da anni, fallendo però in buona parte il coraggioso tentativo.
Bessoni si perde nel voler a tutti i costi riprendere le atmosfere che hanno caratterizzato i film di Amenabàr e Balagueró, toppando però completamente nell’amalgama della storia. 38 anni dopo Quattro mosche di Velluto Grigio di Dario Argento, il cinema italiano riprende l’idea della retina capace di fissare l’ultima immagine vista, dal possessore dell’occhio, poco prima di morire. Bessoni e Luis Bedrejo si inventano un fantomatico scienziato, il dottor Fumagalli, inventore nel 600 di questo Thanatoscopio, vero e proprio antenato della macchina fotografica, perchè capace di proiettare l’ultima immagine impressa sulla retina del morto, costruendoci attorno una storia a tinte gialle incapace però di prendere lo spettatore. Non c’è tensione, non c’è pathos, non c’è ansia, non c’è paura. C’è solo un ricercato e pretenzioso stile, in realtà per nulla originale, visto che tutto deve all’influenza spagnola.
Gli oltre 100 inspiegabili minuti di film sono una sincera tortura, perchè lenti, spesso inutili e costretti a dover subire dei dialoghi che purtroppo prendono a piene mani dagli ultimi lavori dell’ormai ex maestro Dario Argento. Non esiste un personaggio ben tratteggiato, una caratterizzazione ben costruita, il protaonista, Bruno, e la sua compagna, Arianna, non vanno oltre le due espressioni facciali (occhio lucido e sorriso lui, sorriso e basta lei), mentre poco o nulla viene ’sfruttata’ l’immensa Geraldine Chaplin, il cui personaggio vive in un autentico limbo di non detto.
Isterico e quasi fastidioso il montaggio, soprattutto nella parte iniziale, mentre tende al ridicolo il finale (ovviamente aperto…), con un omicidio che obiettivamente non può non strappare un amaro e non voluto sorriso. In conclusione abbiamo un’opportunità mal sfruttata. Una storia originale ma pessimamente sceneggiata, soprattutto nei dialoghi, assolutamente troppo lunga, recitata da cani e peggio doppiata. Dal punto di vista registico Bessoni, che merita sicuramente un’altra chance, porta sì una ventata di nuovo ma solo per il cinema italiano, visto che tutto o quasi quello che vediamo l’abbiamo già visto con i più fortunati horror iberici. Apprezzabile il tentativo, meno il risultato finale. Peccato…
Voto Federico: 4,5
Voto Simona: media del 5 (8 a fotografia e scenografia, 2 a recitazione e sceneggiatura)
Voto Gabriele: 5
Voto Carla: 5
Orpheus
21 gen 2009 - 21:47 - #51Visto oggi e condivido quanto detto da giovanny.
Diciamo che la sceneggiatura è piena di punti morti, soprattutto nella prima parte di film, molto probabilmente dovuti ai troppi rimaneggiamenti da parte dei numerosi autori che negli anni hanno contribuito ad essa. Però a voler essere pignoli anche la sceneggiatura di The Orphanage era piena di buchi vari ma gli stessi che criticano questo non si son fatti troppi problemi a strapparsi i capelli dalla gioia per il film spagnolo.
Il montaggio in alcuni punti mi è sembrato un pò forzato (e mal fatto) e la cosa ha fatto pensare anche a me che il film possa aver subito qualche taglio.
La recitazione del protagonista non è eccelsa indubbiamente ma io non bado più di tanto alla recitazione, per me l’importante che l’attore sia adatto alla parte (e che reciti anche minimamente bene) e in questo caso lo era. Per il resto non è che avessero budget astronomici per permettersi un Daniel Day-Lewis!
Quello che colpisce di più è la cura visiva così forte e appagante che dove la ritrovi in un film italiano? Sorrentino ok, Crialese ok, ma loro sono due casi particolari. Qui c’è una cura all’aspetto estetico veramente sorprendente, dalla fotografia alla Jean-Pierre Jeunet alle eleganti scenografie vagamente Burtoniane (la casa della contessa Orsini è stupenda) alla colonna sonora favolistica. Una cura dei particolari veramente notevole che rende tutto il film estremamente piacevole da vedere.
Io avrei accentuato ancora di più questi aspetti, soprattutto la fotografia abbondando ulteriormente col viraggio sul giallo in stile Delicatessen.
Alcuni personaggi potevano e dovevano venire approfonditi ulteriormente, soprattutto i professori per rendere ancora più solida ed evidente la teoria del complotto.
Ho apprezzato molto il tema ricorrente delle immagini che viene ribadito fin dall’inizio del film con le inquadrature iniziali della pellicola e richiamato poi dalle foto che si fa il protagonista, la “gara” fotografica e lo stesso thanatoscopio.
Una favola nera, dalle atmosfere de Gli orrori del liceo femminile, sulla persistenza delle immagini sulla morte.
Voto 7, con l’augurio che nel prossimo film la sceneggiatura sia più curata.
stern
25 gen 2009 - 02:26 - #52Leggendo le vostre critiche mi sembra di capire che il film è superficiale nella sceneggiatura inoltre il montaggio non è stato curato dalla regia ma ha evidentemente risentito dei condizionamenti della produzione.
Direi che non sia il caso di andare a vederlo…
Condoliza
03 feb 2009 - 10:55 - #53Imago Mortis è una ciofeca…
Bombolotto
13 mag 2009 - 22:49 - #54Indipendentemente dal caso specifico, secondo moi giudicare un film unicamente in base all’etichetta del “genere” che ha appiccicata addosso, e pretendere che debba a tutti i costi fare PAUUUURA, come fosse una pillola che ti sballa e non un prodotto della creatività, è da imbecilli.