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Le scene cult: Il finale de I quattrocento colpi di Francois Truffaut

Pubblicato: 07 feb 2009 da Fabio della Sala

Commenti dei lettori

In occasione del cinquantenario della nascita della Nouvelle vague, ho pensato di iniziare a proporre alcune sequenze di film e profili di personaggi che hanno contribuito a cambiare il modo di fare cinema. Iniziamo con la sequenza finale de I quattrocento colpi (1959) di Francois Truffaut, una delle più belle della storia del cinema. Anche grazie a questo film, è stata universalmente scelta questa data come punto d’inizio del movimento della Nouvelle vague (termine già usato per la verità dal 1957).

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9 commenti

Commenti dei lettori

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  • Code2

    07 feb 2009 - 13:50 - #1
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    Fantastica scena finale!
    Il mare liberatorio dopo l’angoscia di tutto il film.
    Un vera poesia filmica.
    Per il prossimo posso consigliarti “Fino all’ultimo respiro” di Godard?

  • Profilo di AlphaRex

    AlphaRex

    07 feb 2009 - 14:12 - #2
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    una scena che ti dona una libertà senza precedenti…e quello sguardo…
    sarebbe un capolavoro anche solo per il finale, ma è un film veramente stupendo, quasi quasi me lo rivedo.

  • Profilo di agarthi

    agarthi

    07 feb 2009 - 14:12 - #3
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    @Code2: Il tuo desiderio sarà esaudito… di Godard anche il Bandito delle 11 (indovina quale scena…)

  • Profilo di Fabio Piace a Pochi ...

    Fabio Piace a Pochi ...

    07 feb 2009 - 14:13 - #4
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    Non ho parole il picco più alto di un film meraviglioso sui, rapporti umani, sull’infanzia, sulla vita. My Avatar Docet

  • francesco878787878

    07 feb 2009 - 14:27 - #5
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    per me non ha nulla di liberatorio…mi sembra la rappresentazione di un dramma che va a sfumare…ma è una ferita molto forte, un senso di vuoto derivato da un’infanzia negata…e il mare è infinito, come la sofferenza del bambino…E’ l’opposto di Rousseau…Non vedo nè la speranza, nè la rabbia vera e propria…Ci vedo solo la solitudine…E’ una delle immagini che più mi angosciano dell’intera cinematografia…infatti faccio a meno di vederla da molto tempo, perchè non mi fa bene, ed è un’interpretazione personale (perciò non mi attaccate e non mi dite che non c’ho capito niente)…L’oggettività, in questo caso, la lascio ai critici…è uno dei film che mi abbiano più emozionato della mia vita…

  • scrooge81

    07 feb 2009 - 14:38 - #6
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    film carino…nulla di piu’!

  • llllllllll

    07 feb 2009 - 15:14 - #7
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    @ francesco: d’accordissimo con te. Per me il mare rappresenta il dramma, la rassegnazione. E’ significativo l’ultimo sguardo diretto in camera; sembra quasi che il bambino si renda conto di non poter entrare in acqua, e che realizzi di essere condannato nella cappa della vita, alla quale non si può sfuggire. Il mare come limite ineludibile che rappresenta al tempo stesso la speranza e la disillusione nella presa di coscienza di non poterla concretizzare.

  • llllllllll

    07 feb 2009 - 15:17 - #8
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    @ francesco: d’accordissimo con te. Per me il mare rappresenta il dramma, la rassegnazione. E’ significativo l’ultimo sguardo diretto in camera; sembra quasi che il bambino si renda conto di non poter entrare in acqua, e che realizzi di essere condannato nella cappa della vita, alla quale non si può sfuggire. Il mare come limite ineludibile che rappresenta al tempo stesso la speranza e la disillusione nella presa di coscienza di non poterla concretizzare.

  • occhio

    20 ago 2009 - 02:19 - #9
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    l’osservazione di francesco è più che giusta, in quella sequenza prevale l’angoscia esistenziale, la forza della natura, il moto delle onde che respingono Antoine, rappresentano un limite: la consapevolezza di una libertà assoluta irrealizzabile con l’unica possibilità di un ritorno alla società al posto della morte.
    E’ una delle scene più drammatiche della storia del cinema.