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In the name of the king - La recensione

Pubblicato: 06 mar 2009 da carloprevosti

Commenti dei lettori

KingIn the name of the King (id). Di Uwe Boll, con With Jason Statham, Leelee Sobieski, John Rhys-Davies, Claire Forlani, Ron Pearlman, Burt Raynolds.

In un medioevo fantastico, un contadino senza nome che tutti chiamano Farmer (il fattore) vede il figlioletto assassinato e la moglie rapita da una banda di creature assassine, i Krug, che hanno invaso il pacifico paese di Stonebridge. Questi esseri sono in realtà l’avanguardia dell’esercito comandato dal perfido stregone Gallian e dal duca Fallow che punta a soverchiare suo zio, Re Kondrad e usurparne il trono. Farmer, accompagnato da mago Norick e dal cognato Bastian, sfiderà i Krug per riconquistare il suo amore e liberare le terre di Ehb dal pericolo del male.

La domanda che nasce spontanea, sempre che si creda a quanto ha dichiarato la sua casa produttrice, è come abbia fatto Uwe Boll, universalmente considerato come un regista presuntuoso e senza talento, a raccogliere sessanta milioni di dollari per realizzare l’ennesima versione cinematografica di un noto videogioco, di cui sfruttarne commercialmente il marchio.

In questo caso Uwe Boll mette le mani nel mondo fantastico di Dungeon Siege ideato da Chris Taylor, realizzando un polpettone in salsa fantasy senza alcun guizzo registico in cui si può salvare solo parte del lavoro del cast tecnico (costumi, scenografie, location).

Uwe Boll, tedesco di nascita ma americano di adozione, ha costruito la sua carriera cinematografica proprio su numerose trasposizioni su pellicola di noti videogiochi; film che non hanno mai raggiunto risultati dignitosi in sala e che non sono stati in grado di incuriosire il pubblico nemmeno grazie alla notorietà che hanno per il loro passato videoludico (ultimo esempio uscito in sala in Italia è Postal, girato da Boll poco dopo In the name of the King).

Ancora una volta Uwe Boll dimostra di essere un mediocre mestierante senza classe, confezionando un’operazione che contribuisce una volta in più a confermare la sua candidatura al ruolo di peggior regista di sempre, con buona pace dell’anima candida di Ed Wood.

Non lasciatevi trarre in inganno dall’impatto estetico intriso di ogni stereotipo del genere fantasy, dopo poche scene avrete l’impressione di assistere a una puntata della serie televisiva di Sheena condita dai brani filmati che interrompono le sequenze di gioco nei moderni videogame da consolle.

La narrazione rasenta il minimo storico, la sceneggiatura sfiora la banalità manipolando gli elementi basilari dei classici della letteratura fantasy che erano già triti prima che il genere trovasse il suo capolavoro ne Il Signore degli Anelli. Uwe Boll si ispira in modo evidente proprio al film tratto da Tolkien da Peter Jackson, esasperando le riprese a volo d’uccello sulle cavalcate dei suoi protagonisti, travestendo centinaia di comparse con gli abiti dei Krug che sembrano i fratelli straccioni degli Urukai e riempiendo il film di location generate attraverso renderin digitali che forse dieci anni orsono già sarebbero stati considerati datati.

Incredibile il cast che Uwe Boll è riuscito a mettere insieme per questa folle avventura da sessanta milioni. Nei panni del protagonista Farmer c’è l’ex tuffatore olimpionico Jason Statham, ormai volto familiare per chi frequenta il mondo dei film tutto muscoli e niente cervello (anche se a lui si deve l’incredibile e iperadrenalinico Crank, un piccolo gioiello nel suo genere). Al suo fianco ci sono nomi come Ray Liotta, imbolsito e inguardabile nel ruolo di stregone malvagio, Ron Perlman, dal tempo del Nome della rosa è un contadino medioevale perfetto, Claire Forlani (definita da Boll una delle più belle donne del mondo), e il grande Burt Reynolds nei panni di Re Konrad. Un cast che non definirei di all stars, ma che per un film di seconda linea dovrebbe garantire un certo livello di aspettativa, ma la sceneggiatura avrebbe messo alla prova anche Lawrence Olivier.

Si salvano le meravigliose location dove è stato ricostruito il villaggio di Stonebridge, in una una riserva naturale a sud meridionale dell’Isola di Vancouver, in Canada. Difficilmente In the name of the King riuscirà ad appassionare gli amanti del fantasy, troppo banale, e quelli che invece hanno amato il videogioco, ovviamente manca l’interazione. Gli appassionati di buon cinema, infine, se già conoscono Uwe Boll, lo possono evitare.

Se pensate che sia troppo cattivo nei confronti di Uwe Boll, sappiate solo che nel 2009 ha vinto il Razzie Award come peggior regista grazie a tre film; Postal, Tunnel Rats e proprio In the name of the King.

Voto Carlo 4
Voto Carla: 4.5

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (3 Voti | Media: 5 su 5)
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19 commenti

Commenti dei lettori

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  • gio2444

    06 mar 2009 - 16:19 - #1
    1 punto
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    nn male come film ance se sembra di vedere una puntata di hercules o xena

  • Profilo di JackBurton

    JackBurton

    06 mar 2009 - 16:23 - #2
    1 punto
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    Mi spiegate perchè degli attori discretamente famosi e bravini (Perlman su tutti) dovrebbero fare un film con Uwe Boll?

  • Profilo di simosayan

    simosayan

    06 mar 2009 - 16:47 - #3
    0 punti
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    Più che altro come fa a lavorare ancora?

  • Profilo di the bride

    the bride

    06 mar 2009 - 17:04 - #4
    0 punti
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    è vero leelee sobieski non è male come attrice, e anche gli altri… oh comunque quasi quasi mi dispiace di infierire su uwe boll

  • Garuda

    06 mar 2009 - 17:51 - #5
    -1 punto
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    Certo che dire che Jason Statham ha fatto le OLIMPIADI
    di TUFFI è veramente grave. Vuol dire che il recensore non sa neanche di cosa parla!!!!

  • Profilo di carloprevosti

    carloprevosti

    06 mar 2009 - 18:26 - #6
    0 punti
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    http://it.wikipedia.org/wiki/Jason_Statham

    Si distingue anche come atleta, per 12 anni fa parte della Nazionale Inglese di Tuffi

  • Profilo di carloprevosti

    carloprevosti

    06 mar 2009 - 18:27 - #7
    0 punti
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    Ha partecipato nel 1988 alle Olimpiadi di Seul nella squadra nazionale inglese di tuffi.

  • Munky

    06 mar 2009 - 18:52 - #8
    0 punti
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    Oppure semplicemente che s’è sbagliato, può capitare sai.

  • Profilo di Stanislavskij Romanov II

    Stanislavskij Romanov II

    06 mar 2009 - 18:57 - #9
    0 punti
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    Forse qualcun altro non sa nemmeno di cosa parla…

  • Profilo di Bad Moon

    Bad Moon

    06 mar 2009 - 19:10 - #10
    0 punti
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    Io vorrei sapere come fa a raccogliere quei fondi per realizzare questi film.

  • Profilo di dOOx

    dOOx

    06 mar 2009 - 19:47 - #11
    0 punti
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    …ehm… si scrive Laurence Olivier…

  • Garuda

    06 mar 2009 - 21:05 - #12
    0 punti
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    Avendo fatto 3 Olimpiadi di tuffi , so di cosa parlo.

  • Garuda

    06 mar 2009 - 21:07 - #13
    0 punti
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    Far parte della nazionale (se ne ha fatto parte, io non l’ho mai visto ne sentito) è ben diverso dal fare le Olimpiadi.
    Ma, ripeto, io non l’ho mai visto neanche in nazionale.

  • Profilo di tph

    tph

    06 mar 2009 - 21:12 - #14
    0 punti
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    … so solo che dopo i primi dieci minuti di postal, ho chiuso tutto e ho restituito il dvd al blockbuster.

  • Paro

    06 mar 2009 - 23:54 - #15
    0 punti
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    Posta è carino, dai. Non è un capolavoro, ma di sicuro cento volte meglio di quella roba di House of the dead….mamma mia, se ci penso mi vengono ancora i brividi.
    Certo, a parer mio Boll non ha espresso la vera “essenza” del gioco Postal nella sua trasposizione cinematografica, ma comunque è guardabile, suvvia.
    Con questo non voglio divendere Boll, eh! Per carità!

  • Profilo di Aniki

    Aniki

    07 mar 2009 - 00:03 - #16
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    “La domanda che nasce spontanea…è come abbia fatto Uwe Boll…a raccogliere sessanta milioni di dollari…”. La risposta è molto semplice: ha sfruttato per hanni un regime di agevolazione fiscale presente in Germania, dove i costi di produzione di un film sono deducibili dalle tasse! Paradossalmente più i suoi film sono un insuccesso al botteghino più gli investitori ci guadagnano O_o. E lui l’insuccesso lo garantisce sicuramente…

  • Profilo di Ares_73

    Ares_73

    07 mar 2009 - 02:26 - #17
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    ma voglio dire, tanto frastuono x massacrare il povero uwe e ci fate pure la recensione?…che bisogno c’era.

  • Rob**

    09 mar 2009 - 11:26 - #18
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    John Rhys-Davies era Gimli ne il sig. degli anelli…
    cmq già dal trailer si vedono molte similarità con il capolavoro di jackson… ovviamente nel nome del re non ne vale neanche un centesimo

  • Fra X

    09 lug 2009 - 23:01 - #19
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    E anche Sallah o ocme si scrive nel primo e terzo film di indiana Jones. ^^

    “La risposta è molto semplice: ha sfruttato per hanni un regime di agevolazione fiscale presente in Germania, dove i costi di produzione di un film sono deducibili dalle tasse! Paradossalmente più i suoi film sono un insuccesso al botteghino più gli investitori ci guadagnano O_o. E lui l’insuccesso lo garantisce sicuramente…”

    Ah, però! O_O