Il caso dell’infedele Klara di Roberto Faenza, con Claudio Santamaria, Laura Chiatti, Iain Glen, Kierston Wareing, Paulina Bakarova, Anna Geislerová, Miroslav Simunek, Zuzana Fialová, Dorota Nvotová, Daniela Merlo, Yemi Akinyemi.
Luca, un musicista italiano che vive a Praga, ama follemente Klara, una studentessa di storia dell’arte, ma non riesce a vivere con serenità il rapporto perché prova una gelosia gelosia nei suoi confronti così forte da rasentare la paranoia. Denis, un investigatore privato, viene ingaggiato da Luca per tenere la ragazza sotto sorveglianza, in modo da potergli dare la prova definitiva dei suoi tradimenti. Tra Luca e Denis si crea uno strano rapporto, prima di complicità poi di sfida, forse perché l’investigatore vive un rapporto con la moglie diametralmente opposto, una coppia aperta e privo di gelosia. Durante un viaggio a Venezia, Klara scopre di essere pedinata ma qualcosa cambia definitivamente.
La formazione di Roberto Faenza è fortemente legata al mondo accademico e il suo cinema risente di questo particolare genesi, nel bene e nel male. I suoi film, in particolare dopo Prendimi l’anima del 2002, sono concentrati di citazioni intellettuali e ricerca psicologiche che aspirano a trasformare la pellicola in una grande analisi sulla psiche umana dimostrando grande ambizione che però spesso può essere confusa con la presunzione di chi guarda la vita dall’alto in basso.
Con Prendimi l’anima il meccanismo era paradossalmente tanto metaforico quanto diretto e immediato, dove veniva evocato il rapporto tra Carl Gustav Jung e Sigmund Freud. A sette anni di distanza la scena si sposta da Mosca a Praga dove il teatro delle parti prevede che Luca (Claudio Santamaria), un giovane musicista italiano, arda d’amore per la fidanzata Klara (Laura Chiatti) ma che non possa vivere senza confrontarsi con l’ossessione del tradimento dovuto a una gelosia compulsiva. Come qualsiasi detective privato potrebbe confermare, Luca è alla ricerca della prova che conferma i suoi sospetti e sebbene questa non arrivi per l’irreprensibile comportamento di Klara, la sua insistenza diventa sempre maggiore in quanto l’unico modo per confermare il suo amore è negare che esista un elemento che lo possa corroborare.
L’altra faccia della medaglia è l’investigatore Denis, il volto scuro di Luca; un uomo incapace di costruire un rapporto fatto di passione e di gelosia che ha fatto suo il motto “se sei felice, io sono felice”. Il matrimonio con la moglie è agli sgoccioli. Lei frequenta altri uomini ma vive ancora sotto lo stesso tetto con Denis giustificandosi con la scusa della coppia aperta, la verità è che nessuno dei due ha il coraggio di mettere la parola fine al loro rapporto. Il gioco delle parti tra Denis e Luca diventa una specie di guerra di logoramento, dove ciascuno è incapace di mettersi nei panni dell’altro sebbene lo desideri ardentemente.
Ispira da un romanzo di Michal Viewegh, Roberto Faenza costruisce un film che, come lui stesso ha dichiarato, difficilmente piacerà al lato maschile del pubblico, poiché dopo secoli di prevaricazioni sul mondo femminile, l’uomo fa fatica a confrontarsi con una donna matura e indipendente dimostrando così un lato sensibile e scoperto che difficilmente viene accettato. Come ne I giorni dell’abbandono, il protagonista è un musicista e la sua sensibilità lo porta a compiere scelte sbagliate perché incapace di accordare il suo strumento con quello del resto dell’orchestra, tanto da sentire il bisogno di un duetto musicale, ma senza dialoghi, con il suo piccolo allievo di fisarmonica, l’unica persona con cui prova a esprimere le sue preoccupazioni, l’idea che la gelosia possa essere una malattia.
Il film di Faenza avrebbe gli ingredienti giusti per trasformarsi in una detective-story sentimentale degna di Paul Auster, ma vorrebbe avere ambizioni letterarie di citare il drammatico rapporto di gelosia vissuto da Franz Kafka nei confronti dell’amata Milena in cui l’autore afferma che l’uomo geloso si può placare soltanto se sa di essere tradito, ed eccede nell’esasperare il lato psicologico della situazione viene esasperato al punto di di trasformare il film in un saggio per antonomasia del concetto di gelosia, quasi fosse un trattato psicologico realizzato in pellicola su questo particolare stato emotivo, chiamando in causa per l’ennesima volta il nome di Freud. La mira è troppo alta e il gioco però non regge.
Il film uscirà in sala il 27 marzo.
Voto Carlo 5
Voto Federico: 2
Dr.Apocalypse
25 mar 2009 - 10:45 - #1Io scendo a 2.
Film inguardabile…
stefano79
25 mar 2009 - 11:09 - #2laura chiatti è ufficialmente una delle attrici più cagne del mondo
Dr.Apocalypse
25 mar 2009 - 11:17 - #3concordo… qui addirittura si doppia, e ho detto tutto…
Ferro84
25 mar 2009 - 11:25 - #4Non fatico a credere a questa recensione, Faenza è veramente pessimo, questo film sarà un altro flop spero non lo producano più.
MA INSOMMA SCRIVETE STORIE BASTA CO STI RACCONTI PSICOLOGICI INTIMISTI E D’AMORE
BASTA RACCONTATE STORIE che almeno è anche più facile e meno noioso, certo bisogna pensare.
E’ questo il punto, i cosidetti autori italiani fanno copia incolla, sanno fare (o credono) di saper fare un certo tipo di cinema e rifanno sempre se stessi
Ero-Sennin
25 mar 2009 - 12:03 - #5il vero problema in italia è che i registi sono praticamente tutti borghesi (per reddito o per aspirazione o per mediocrità)
.. e una ’storia borghese’ non è una storia.
i francesi hanno il nostro stesso problema, ma con la loro aggettivazione esagerata e con i loro silenzi frantumatori (di pelotas eh) riescono a far sembrare scabroso quello che è solamente noioso. invece questa generazione di registi italiani non riesce a produrre niente di scabroso…
… l’unica psiche che possono provare a raccontare è quella del loro gerbillo.
che tristezzac
25 mar 2009 - 12:37 - #6almeno la Chiatti ha realizzato il suo sogno di stare con le tette all’aria sui cartelloni di mezza Italia :D
Brusketta84
25 mar 2009 - 12:57 - #7Si auto-doppia? che senso ha?!…ha recitato con 2 patate in bocca e una carota nel cùl0??!
Dr.Apocalypse
25 mar 2009 - 13:07 - #8No, ha recitato in inglese, per poi doppiarsi…
scrooge81
25 mar 2009 - 13:43 - #9per una volta quoto apo…anzi il mio voto e’ pure peggiore:0,5!!!durante la proiezione per la stampa tutti se la ridevano di brutto,sabato prima di gran torino hanno passato il trailer e giu’ fischi… la chiatti e’ decisamente ridicola,dovrebbe buttarsi in un fiume insieme a tante attrici del suo calibro:martina stalla,la capotondi,la bellucci,la ferilli…se la vacca voleva farsi vedere nuda poteva girare un bel porno!
signori ci meritiamo queto…poi capolavori come ponyo o nemico pubblico floppano!
the bride
25 mar 2009 - 23:41 - #10scusate ma come mai hanno recitato in inglese? perchè sono convinti di poter esportare questa boiata all’estero?
comunque non avevo dubbi sul risultato..povero cinema italiano..
@apo e carlo: ma come recita santamaria? che poi a me neanche lui fa impazzire(come attore s’intende)
carloprevosti
26 mar 2009 - 01:06 - #11Una cosa è certa, in Italia non esistono più i registi che hanno l’umiltà di fare film “medi” senza pretendere di fare gli autori con la “A” maiuscola. Povero Ponyo, pensate che questo film viene fatto uscire in 300 copie!
Santamaria non è la cosa peggiore del film, diciamo che vale più di uno Scamarcio, ma meglioi ricordarlo per Romanzo Criminale o altri titoli…
the bride
26 mar 2009 - 12:47 - #12ma infatti carlo ci lamentiamo di alcuni flop, ma dipende pure dalla distribuzione che hanno.
cinepatrick
26 mar 2009 - 13:09 - #13Che delusione…
perfidia
27 mar 2009 - 12:34 - #14Io ho già visto il film e devo dire che non è male…
la Chiatti è anche bravina e tutta questa mediocrità nel doppiaggio non la vedo!
paapla
29 mar 2009 - 00:28 - #15Il film di Roberto Faenza tratta dall’omonimo romanzo del ceco Michal Viewegh, esplora il tema della gelosia volando basso, molto basso, dialoghi didascalici, suonerie polifoniche che trillano a ogni ora del giorno e della notte, doppiato malissimo, incapace di sorprendere, prevedibile, brutto. C’è un’inquadratura magnifica sparata a tutto schermo del seno destro di Laura Chiatti, poco, per definire il film pornografico. Merito che non ha. Film di genere imprecisato, per ammissione dello stesso regista: “E’ un mix d’ironia, passione, commedia e noir”. Chiedo il rimborso del biglietto!