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State of Play - Recensione in anteprima

Pubblicato: 25 apr 2009 da Simona

Commenti dei lettori

State of PlayState of Play (id. - thriller/azione, USA 2009) Regia di Kevin Macdonald, con Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams, Helen Mirren, Jason Bateman, Robin Wright Penn, Jeff Daniels, Wendy Makkena, Katy Mixon, Viola Davis, Maria Thayer, Harry Lennix, David Harbour, Rob Benedict, Zoe Lister Jones, Gregg Binkley, Arabella Field, Cornell Womack, Robert Bizik, Dan Brown, Eileen Grubba, Brennan Brown.

Washington, Cal McAffrey è giornalista vecchio stile della carta stampata, uno di quelli che si ’sporcano le mani’ sul campo, un segugio che insegue le notizie ed è convinto che i lettori sappiano ancora distinguere fra un buon reportage basato su fatti concreti e le troppe notizie inventate, o gonfiate ad arte, solo per vendere qualche copia in più. Stephen Collins è un giovane ed ambizioso deputato di belle speranze a capo di un comitato che supervisiona le spese per la difesa nazionale, impegnato nel tentativo di portare alla luce gli illeciti della Pointcorp, società mercenaria che ha trasformato le azioni militari in un business multimiliardario. Quando la sua bella assistente (nonchè amante) muore in uno strano incidente, tutti i riflettori dei media vengono puntati su di lui e gli sciacalli fanno la fila davanti alla sua porta. Questo lo porterà a riallacciare i contatti con il suo vecchio amico reporter Cal, che - insieme alla giovane blogger Della Frye con l’appoggio della direttrice della testata - inizierà ad indagare sulla vicenda e a disotterrare scomodi segreti a lungo occultati.

A Kevin MacDonald si deve l’ottima regia del film, basato su una miniserie televisiva creata da Paul Abbot (trasmessa dalla BBC nel 2003) e sceneggiato da Matthew Michael Carnhan, Tony Gilroy e Billy Ray. Era lecito aspettarsi il meglio da un gruppo di filmakers che negli ultimi anni ci hanno regalato lo splendido L’ultimo Re di Scozia (MacDonald), Leoni per Agnelli (Carnahan), la trilogia di Jason Bourne oltre che L’avvocato del Diavolo e Michael Clayton (Gilroy). Una squadra decisamente vincente, che non ha disatteso le speranze del pubblico ed è riuscita nell’intento di confezionare un perfetto thriller politico capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo per 125 minuti, a seguire con il fiato sospeso il dipanarsi di una vicenda in divenire, ricca di sfumature e in costante sviluppo.

State of Play

Forse non è facilissimo credere che i personaggi interpretati da Russell Crowe e Ben Affleck siano stati compagni di scuola; la differenza di età risulta abbastanza evidente (inizialmente Cal McAffrey e Stephen Collins avrebbero dovuto avere i volti di Edward Norton e Brad Pitt). Ma una volta messa da parte questa considerazione di carattere puramente estetico, entrambi gli attori si dimostrano più che adatti e perfettamente calati nei rispettivi ruoli.

E’ bello vedere un Russell Crowe finalmente tornato a fare scintille, dopo che in tante occasioni (come a scuola: “Il ragazzo è bravo, ma non si applica“) ci aveva convinti solo a metà. Il suo Cal è vero, appassionato, cinico e profondamente umano. Non è un eroe, è un uomo comune, imbolsito, scarmigliato, fuori moda, interessato quasi esclusivamente a fare bene il proprio lavoro. Non gli interessano gli allori e le scorciatoie verso il successo, qualla che persegue è solamente la verità, il cuore della notizia.

Affleck convince nel ruolo del deputato Collins, così come convince Robin Wright Penn, sempre impeccabile, nel ruolo di sua moglie Anne. Molto brava Rachel McAdams nei panni della blogger del Washington Globe, Della Frey, novellina agguerrita ma un po’ ingenua. Un plauso particolare ad Helen Mirren, fuoriclasse come al suo solito (se vi capiterà di vedere il film in versione originale, state certi che il suo accento british avrà l’effetto di un balsamo per le vostre orecchie). Completano il cast, aiutando i protagonisti a esaminare i vari indizi e a seguire le “briciole di pane” che li porteranno alla soluzione finale del caso, numerosi comprimari di prim’ordine, da Jason Bateman a Jeff Daniels, passando per Viola Davis.

La trama scorre via veloce, senza tempi morti, senza risvolti troppo scontati e con una buona dose di suspence, fino ad arrivare al colpo di scena finale che, per una volta, non risulta telefonato. Al di là della vicenda in sè, è interessantissima la disamina che il film fa del mondo del giornalismo, dell’etica professionale e, più in generale, dei media. La carta stampata in contrapposizione alla rete, i giornalisti della vecchia scuola che parlano con la polizia cercando di carpire informazioni, armati di taccuino, a confronto con le nuove leve, esperti delle nuove tecnologie ma meno abili nel lavorare sul campo e nel trattare di persona con le proprie fonti.

Nelle sale dal 30 aprile

Voto Simona: 8,5
Voto Federico: 8
Voto Gabriele: 8

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (3 Voti | Media: 5 su 5)
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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Roberto D.

    Roberto D.

    25 apr 2009 - 01:43 - #1
    -1 punto
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    Lo vedrò… Ma a me Ben Affleck sta un po’ sulle balle.

  • francesco8787878787

    25 apr 2009 - 09:32 - #2
    0 punti
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    semplicemente, è nella top ten dei film che aspetto di più dell’anno…contentissimo delle valutazioni, ha un cast stellare…Ben Affleck lo preferisco come regista e sceneggiatore e avrei preferito ryan gosling, non Edware norton o o il pur bravissimo Brad Pitt.

  • Profilo di Gio91

    Gio91

    25 apr 2009 - 10:26 - #3
    1 punto
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    dopo questa recensione lo guarderò di sicuro

  • mimì

    25 apr 2009 - 12:58 - #4
    0 punti
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    Convinti a metà?Ma se Russell Crowe è uno degli attori più bravi che ci sono in circolazione!

  • jgfjkjs

    25 apr 2009 - 13:08 - #5
    0 punti
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    adoro Affleck…lo vedrò sicuramente!!!!!!!!!

  • Profilo di pol the zar

    pol the zar

    25 apr 2009 - 16:05 - #6
    0 punti
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    già la voglia era tanta… questa recensione però convince in pieno… non vedo l’ora

  • Jonas1988

    01 mag 2009 - 18:50 - #7
    0 punti
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    Crowe era uno dei più bravi,ormai è da molti anni che vive di rendita,avrei preferito di gran lunga la coppia Pitt e Norton

  • achille delll

    20 mag 2009 - 18:22 - #8
    0 punti
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    State of play un thriller incalzante

    State of play, gioco di potere, ispirato ad una miniserie di successo trasmessa nel 2003 dalla Bbs, ricalca anche celebri film del passato come il preistorico L’ultima minaccia del 1952, del quale ripropone il finale, che scorre assieme ai titoli di coda, quando il mitico Humprey Bogart fa ascoltare il rombo delle rotative ad un gangster smascherato. In State of play un imbolsito quanto gladiatorio Russel Crowe celebra il trionfo del quarto potere, in grado di dipanare intrighi, chiarire misteri e fare giustizia, con lo scorrere frenetico dei macchinari del Washington Globe, che risuonano fragorosi come moderne trombe del giudizio.
    Un richiamo inconscio e costante si avverte anche con lo scandalo Watergate, che dà il nome ad una faraonica struttura immobiliare della fantomatica organizzazione al centro della trama, la quale ambisce a commesse belliche ultra miliardarie e ad impossessarsi, privatizzandolo, del sistema di sicurezza interno degli Stati Uniti.
    Crawe, nei panni del giornalista di razza, è beone, sovrappeso, capellone e indisciplinato, ma riesce a dipanare con la sua inchiesta i retroscena di una gigantesca corruzione che investe politica, industria ed esercito, la triade onnipotente che comanda non solo l’America, ma tutto il pianeta, facendoci percepire che l’ignaro cittadino ha un disperato bisogno di un’adeguata chiave di lettura per capire gli avvenimenti che lo riguardano. Le sue indagini faranno tremare le poltrone più importanti del Congresso, rivelando intrighi inquietanti, mescolati di sesso e denaro, fino al finale imprevedibile.
    Scopriremo inoltre che tutto il mondo è paese, infatti mentre noi dobbiamo vedercela con mafia, camorra e ndrangheta, oltre oceano la criminalità è talmente infiltrata nelle istituzioni da confondersi con essa e la maggiore sorpresa è constatare che il napoletanissimo cavallo di ritorno alberga non solo all’ombra del Vesuvio, ma viene praticato anche all’ombra del cupolone della Casa Bianca.
    Allo strapotere di una società basata unicamente sull’accumulazione di denaro, facendo leva su un puteolente amor patrio e su una miriade di militari esaltati e violenti, la storia contrappone l’utopia di un giornalismo libero capace di far venire a galla la verità e trionfare la giustizia. Una favola moderna che, mentre internet con le sue notizie in tempo reale ed i suoi blog si appresta a far scomparire la carta stampata, farà sognare, sulle ali di una eccitante fantasia, migliaia di aspiranti cronisti italiani, costretti tra precariato ed insoddisfazioni, ad un’interminabile anticamera nelle redazioni di quotidiani e televisioni locali.
    Achille della Ragione