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Il sangue dei vinti - La recensione in anteprima

Pubblicato: 05 mag 2009 da carloprevosti

Commenti dei lettori

Il sangue dei vinti, Michele Placido, Barbara Bobulova, Michele SoaviIl sangue dei vinti di Michele Soavi, con Michele Placido, Barbora Bobulova, Alessandro Preziosi, Philippe Leroy, Giovanna Ralli, Stefano Dionisi, Alina Nadelea, Daniela Giordano, Valerio Binasco, Massimo Poggio.

Nel pieno dei bombardamenti su Roma, il commissario di polizia Francesco Dogliani si impunta nel voler scoprire l’assassinio di una giovane prostituta. La donna ha una figlia che viene presa in consegna dalla sorella, un’attrice vicina al Fascio. Con l’intensificarsi della guerra anche gli animi in casa di Dogliani si accendono. Mentre Francesco affronta la seconda guerra mondiale senza scegliere uno schieramento, suo fratello Ettore sceglie i partigiani, mentre la sorella Lucia diventa una repubblichina. La guerra finirà il 25 aprile 1945, ma Francesco non avrà pace fino a quando tutti i morti troveranno una giusta sepoltura.

Non è facile confrontarsi con film di Michele Soavi prescindendo dalla propria posizione politica nei confronti della storia, forse non è nemmeno corretto farlo. Il sangue dei vinti, liberamente tratto dal libro omonimo dello storico Giampaolo Pansa, è secondo quello che ha dichiarato il regista l’equivalente odierno di un combat film. Bisogna precisare che un combat film è una documentazione per immagini, realizzato da cineoperatori militari, ripreso durante i combattimenti. Per essere più precisi il lavoro di Soavi dovrebbe essere definito un “film a tema”, un esempio di come la Storia possa essere manipolata da chi la racconta. Il luogo comune vuole siano i vincitori a scrivere i libri in cui si raccontano gli episodi che hanno portato a un certo risultato, di tanto in tanto però c’è anche la voce di chi è vinto che grida per essere ascoltata.

Nel libro di Giampaolo Pansa sono elencate, in bilico tra la forma del romanzo e quella del saggio, vengono descritte esecuzioni e crimini compiuti da ex partigiani ed altri individui dopo il 25 aprile 1945. Una sorta di “libro nero dei partigiani” che non è certo piaciuto ai reduci dell’Anpi e a chi della Resistenza a fatto un valore fondante della nostra costituzione. Storia recente rivela che la diatriba tra chi ha vinto e chi ha perso si ancora molto sentita è la polemica sulla proposta di legge di equiparare i partigiani ai repubblichini, ma questo dibattito è fuori luogo in queste righe. Nell’opera di trasposizione dalle pagine stampate alla pellicola cinematografica, la coppia Dardano Sacchetti e Massimo Sebastiani, ha costruito un intreccio di finzione che avesse come sfondo le vicende narrate da Pansa. Gli sceneggiatori, si legge in una nota, non hanno voluto rileggere la storia, tanto meno scoprire cose in realtà già note e ininfluenti rispetto al valore della Liberazione.

Sebbene gli sceneggiatori abbiano così messo le mani avanti per allontanare il sospetto di revisionismo storico, un film come Il sangue dei vinti diventerà immediatamente una bandiera per chiunque voglia screditare l’operato dei partigiani e non potrà quindi essere letto al di fuori del contesto politico che lo ha generato, frutto di una classe dirigente che evidentemente non nasconde evidenti simpatie e che non gradisce il fervore con cui viene esaltata la Resistenza. E’ necessario sottolineare però che il film di Soavi può generare esclusivamente futili polemiche di carattere politico, poiché dal punto di vista cinematografico risulta indifendibile. Un film mediocre indipendentemente dal messaggio che vuole comunicare, costruito nello stile della fiction televisiva più becera. La costruzione del racconto, l’intreccio dei personaggi e la loro caratterizzazione, finanche i dialoghi inverosimili, sono mascherate da una trama fitta di salti temporali che nascondono incongruenze narrative e psicologie dissennate.

Il personaggio di Francesco Dogliani sarebbe stato punito nell’inferno dantesco con il girone degli ignavi, per il suo continuo rifiutare di prendere una posizione per la quale combattere. Il fratello partigiano e la sorella repubblichina, nel bene e nel male, hanno compiuto questa scelta e ne hanno subito le conseguenze, Francesco invece combatte una personale guerra solo quando la guerra entra nella sua famiglia perché quando un parente viene toccato dalla violenza, allora il responsabile è il “cattivo”. I partigiani diventano delle bestie quando viene toccata la famiglia, la monade della società italiana, i legami di sangue divisi dalla guerra sono più forti di qualsiasi ideologia. Anche sul piano visivo il film regala delle metafore logore e banali come la sventagliata di mitragliatore che lacera una cartina dell’Italia separandola di netto in due parti.

Infine l’ultima nota dolente è il cast, sulla carta ricco e promettente, che però dimostra evidenti carenze nella direzione degli attori, soprattutto per colpa di dialoghi spesso imbarazzanti. Michele Placido appare fuori luogo nel doppio ruolo, giovane e anziano, ma soprattutto chi lo conosce si chiede perché abbia accettato un ruolo del genere. In un intervista al Corriere della Sera, Placido ha dichiarato che, pur votando da sempre a sinistra si reputa contento di mostrare al pubblico un punto di vista differente: se un comunista, in passato si è comportato come un nazista,è un nazista. Pansa, continua Placido, ha avuto il coraggio di mettersi in discussione e smuovere le coscienze. Forse Placido ha avuto più coraggio rispetto da altri suoi colleghi nell’accettare il ruolo, anche se quando ha dovuto indossare la camicia nera, ammette, ha avuto un moto di ripulsa.

Al suo fianco Ana Caterina Morariu (Il mio miglior nemico), Alessandro Preziosi (Vaniglia e cioccolato) ed i veterani Philippe Leroy (Milano calibro 9) e Giovanna Ralli (Il pranzo della domenica). Incredibile la sequenza sui titoli di coda in cui Barbaba Bobulova canta brandi dell’Antigone di Sofocle come se fosse un musical di una recita dell’oratorio. Viene da chiedersi però cosa centra Rorsharch degli Watchmen sul palco di Sofocle (vedere per credere)?

Giusto per la cronaca, Il sangue dei vinti è stato presentato ufficialmente allo scorso Festival di Roma (preceduto da interventi di autarchia cinematografica del sindaco Gianni Alemanno) suscitando forti critiche da parte degli spettatori di sinistra, ma non piacendo neppure a quelli di destra.

Il sangue dei vinti uscirà in sala il giorno 8 maggio.

Voto Carlo s.v.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (5 Voti | Media: 5 su 5)
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10 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Charles Dexter Ward #5

    Charles Dexter Ward #5

    05 mag 2009 - 13:15 - #1
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    un film decisamente complicato, specialmente perché tratta di un argomento verboten come la resistenza, basandosi su un libro altrettanto verboten come quello di pansa. soavi, discepolo di argento, è un regista abbastanza valente. sono curioso soprattutto perché potrebbe essere “qualcosa” di diverso, che nel piattume el cinema italiano fa sempre bene

  • Profilo di Dr.Apocalypse

    Dr.Apocalypse

    05 mag 2009 - 15:24 - #2
    -1 punto
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    film osceno.

  • dario1

    05 mag 2009 - 15:57 - #3
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    Gli americani hanno accolto ben diversamente lo splendido “Lettere da Jwo Jima” che C.Eastwood ha girato addirittura in giapponese x meglio rendere il punto di vista dei vinti. E i giapponesi durante la guerra ne hanno fatte ben di peggio dei repubblichini! Ma l’Italia è il paese di Maramaldo, senza rispetto x i vinti, servile coi vincitori.
    PS: almeno scrivete filmografie aggiornate: Preziosi ha fatto anche LA MASSERIA DELLE ALLODOLE dei f.lli Taviani e I VICERè di R.Faenza.

  • Profilo di supercasulet

    supercasulet

    05 mag 2009 - 20:35 - #4
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    Pansa storico?
    Pansa è un giornalista e c’è una bella differenza

  • Profilo di Simona M

    Simona M

    08 mag 2009 - 15:27 - #5
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    s.v. sta per?

  • Andreaa

    08 mag 2009 - 18:55 - #6
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    senza voto.

  • Profilo di caballero72

    caballero72

    16 mag 2009 - 15:57 - #7
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    Film molto bello e coraggioso , scandaloso che a Roma sia dato solo in due sale da 60 posti… la dice lunga su come certi argomenti infastidiscano i padroni della cultura italiana … cioè i sinistrorsi . Onore a Placido e vergogna a chi vuole nascondere una parte importante della storia del nostro paese . Aspettiamo altri film su questo aspetto della nostra storia . Per supercasulet : non rosicare tanto le verità stanno venendo a galla !! anche se Pansa è un giornalista .

  • Luigi 32

    17 giu 2009 - 19:03 - #8
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    Ho vissuto quei tempi : Panza quello che ha scritto e la pura verità.
    Ho letto due volte . 60 anni per sapere le verità nascoste.
    A Oderzo 20 kilometri in linea d’area ,da casa mia, son venuto a sapere di quella strage massacrante, a tarda all’età : quella di Panza.
    Una esecuzione sommaria di 120-144 persone appartenenti alle forze armate della RSI,Repubblica Sociale Italiana: e nulla fu detto , tutto fu nascosto: giusto che lo sia. ma perchè fu celato tutto?
    Quelli che han voluto nascondere i fatti, sono stati come gli esecutori di morte,:partigiani vendicatori , e prima ancora fascisti incoscienti.

  • Profilo di gugly

    gugly

    08 dic 2009 - 00:34 - #9
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    Non prendiamoci in giro: la guerra civile in Italia c’è stata, e lo dico tranquillamente da membro dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani); è stato un periodo di violenza da ambo le parti (Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, lo sconcio di Piazzale Loreto), però alla fine ha vinto una certa idea ed è nata la Repubblica.

    Bene, questa fiction non spiega un tubo: vediamo aggirarsi un commissario (il nonno di Cattani?) che non prende posizione ( e come camicia nera come faceva????) finchè non gli toccano la famiglia e allora, dramma!
    A parte questo, il giallo fa ridere, i va e vieni temporali pure (Elisa adulta come professoressa matura è poco credibile), Foresi il capo partigiano è una macchietta…devo continuare? Salvo per poco la povera repubblichina, che si è arruolata perchè un bombardamento alleato le ha ammazzato il marito (!!!!!)

  • gnammolo

    08 dic 2009 - 15:22 - #10
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    Certo l’eccidio di Oderzo per non parlare poi di quello di Schio : http://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Schio
    è un’altra parte di quella scomoda storia che assieme con le Foibe and Co. ci è stata negata dai “liberi” storici di sinistra. Non si è liberi fino a che viene rubata la memoria storica di una nazione