Dopo i Disaster Poster visti pochi giorni fa, torniamo a parlare di 2012 grazie all’arrivo di una nuova apocalittica locandina, con tanto di monaco buddista protagonista.
A dirigere la pellicola ovviamente lui, l’esperto numero uno ad Hollywood in quanto a disaster movie, Roland Emmerich, di ritorno in sala dopo il deludentissimo 10.000 A.C. John Cusack, Thandie Newton, Amanda Peet, Woody Harrelson, Chiwetel Ejiofor, Danny Glover ed Oliver Platt sul set, oltre 100 milioni di dollari di budget, per una storia di fondo che è pura leggenda. Secondo i Maya, infatti, il 21 dicembre del 2012 arriverà la fine della “quarta era”, ovvero del mondo come lo conosciamo oggi…
Quando lo vedremo in sala? Il prossimo 13 novembre.
Draven
05 set 2009 - 12:19 - #1A me sembra Mosè che apre le acque del Mar Rosso :-)
Up
05 set 2009 - 12:38 - #2Di solito a Novembre inizia il periodo natalizio negli states.Non mi stupirtebbe un rinvio al 2010,Questo è un blockbusters estivo.Comunque per noi italiani ci sono scene come la cupola di San Pietro che crolla!!!!Terribile.
Dr.Apocalypse
05 set 2009 - 16:52 - #3Troppo tardi ormai per un rinvio Up…
godhand
05 set 2009 - 18:43 - #4mi ricorda viandante sul mare di nebbia di friedrich
Il Conte Ignoto
05 set 2009 - 18:49 - #5L’opera simbolo del romanticismo, vero! :)
mauro-lanari
23 gen 2010 - 13:29 - #6È imbarazzante quanto “2012″ sia kubrickiano: stesso dispiegamento d’effetti speciali, stesso familiarismo, stesso buonismo, stessa storiosofia. Emmerich è riuscito nell’impresa di sintetizzare il peggio da “2001″ ad “Eyes Wide Shut” e “A.I.”, però con una concezione della storia anche più precisa: dopo il crollo del cristianesimo e dei suoi simboli dal Cristo Redentore di Rio al Vaticano, dopo la crisi del rapporto fra Creatore e creatura (la crepa nell’affresco di Michelangelo fra il dito di Dio e quello d’Adamo) e la sconfitta di tutte le religioni storiche (in un’intervista ha dichiarato che nel film avrebbe voluto mostrare pure la distruzione della Kaaba, ma che ha soprasseduto per evitare una fatwa), dopo il letterale inabissamento d’un’umanità e d’una civiltà fondate su cotanti pilastri, si salva il solito “resto d’Israele” e ancora alla vecchia maniera, inaugurando una “nuova alleanza” post-reset causa diluvio universale. Noè, l’arca, l’intero parco di coppie genetiche per continuare a “essere fecondi e moltiplicarsi” pensando solo a sopravvivere, sempre e comunque in nome del “principio speranza”, o del Capo di Buona Speranza giusto per ripartire dalla casella paleoantropologica iniziale del continente africano. Ma stavolta con un esplicito rinvio al neopaganesimo ecologista e alle sètte del potenziale umano (cf. il Cusack superman). Sintesi: siamo ai livelli di “Un’impresa da Dio” (2007), però con un budget di 200 milioni di dollari. E, come al solito, con nessuno che abbozzi una rimostranza, una lamentela, uno sputo in faccia (Achab) alla iattura esistenziale. L’”Avatar” di Cameron è ancora più estremo, ma alla fine si resta sempre dalle parti e ai livelli concettuali de “La profezia di Celestino” (2006), di “Mission to Mars” (2000), di “Contact” (1997) e del film che fece (giustamente) saltare la carriera di Cimino (”Verso il sole”, 1996). Almeno in “(The) Abyss” (1989) Cameron s’era limitato solo a un accenno dell’avvento del mondo futuro. Però ormai è questa la nuova tendenza decisa dai guru di Hollywood e dalla Wall Street globale.